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Prenderla sul personale non è la tua reazione migliore

Tempo di lettura: 3 minuti

“Smetti di prenderla sul personale!

Stai sbagliando il modo di quadrare il feedback che ti hanno dato!

So che si trova in un momento delicato. A dire il vero è un momento delicato per tutta l’azienda per cui lavora, a causa di un cambio ai vertici che è in corso. In questo clima già teso di per sé, ha ricevuto la mail del responsabile del personale.

Prenderla sul personale non è la reazione migliore
Photo by Miguelangel Miquelena on Unsplash

Oggetto: punti su cui dovrebbe migliorare il modo in cui sta insegnando e trasferendo a 2 persone le pratiche di cui si occupa attualmente.

“Per me è bastone e carota.

Ma non sono d’accordo sul bastone. Visto che in 20 anni hanno cambiato 20 persone da che pulpito viene la predica.

Ok , scusa, mi sono sfogato.

E poi io sono capacissimo. Niente umiltà per una volta.”

Talvolta pure io perdo la mia rinomata pazienza:

“Che cavolo di risposta è “da che pulpito!”. Eddai!

E non c’entra l’umiltà, ché la metti di mezzo come il prezzemolo ovunque!”

“Che devo dirti? Adesso sono arrabbiato e deluso per l’impegno che ci metto!”

Non c’è scritto da nessuna parte che non si impegna.

C’è scritto, invece, che dovrebbe migliorare la sua “capacità di sintesi” (un fronte su cui era già consapevole di dover migliorare) e che è necessaria più chiarezza nella delega.

Dov’è la ragione per prenderla sul personale?

“Ovunque voi siate, qualunque cosa stiate facendo, il vostro peggior nemico è dentro di voi: è il vostro ego. «Non io», vi dite, «Nessuno mi taccerebbe di egomania». Forse vi siete sempre considerati persone piuttosto equilibrate. Ma quando ci sono ambizione, talento, pulsioni e potenziale in gioco, l’ego è parte di voi. Proprio ciò che ci rende così promettenti come pensatori, creativi e imprenditori, ciò che ci spinge ai vertici di questi campi, ci rende altresì vulnerabili in questo lato oscuro della psiche.”

“Ego è il nemico: Come dominare il nostro più grande avversario” by Ryan Holiday

Altroché questione di umiltà. Questo è ego ferito che si aspettava solo complimenti!

“Li aspetto da 20 anni, Paola!”

Si aspetta dei complimenti da persone di cui lui stesso ha una bassa stima (“da che pulpito!”)

“Comunque accetto le tue giuste osservazioni. Sono giuste. Devo sbollire, poi analizzo e ti riscrivo.”

Una settimana dopo…

“Sto cercando di modificare le mie azioni e vedere di velocizzare questa fase di apprendimento della mia collega nuova. Oggi mi hanno chiamato in riunione. Volevano fare il punto sulla mia nuova collega che devo istruire. Hanno chiaramente fretta. […]

Bisogna arrivare ad un punto? Ci arriveremo. Forzerò ancora più di adesso cedendo autonomia. È chiaro che non sarà facile il controllo. […]

C’è peso su di me e anche critiche in questo momento. Ma anche fiducia io credo. Da un lato le critiche danno fastidio ma la mia reazione mi sembra diversa da 1 settimana fa. Ho un obiettivo. Far crescere entro fine settembre la mia collega. Devo essere bravo a modificare le mia azioni con lei, quando necessario.

Sul concreto? Ad esempio darle spazio operativo controllando a posteriori e non prima, ma sempre in tempo ad evitare errori irreparabili.

Credo che l’errore sia un aspetto che mi ha frenato. Avendo paura che sbagliasse (pensando come ragiona la dirigenza sugli errori…) avevo il freno a mano tirato. […]

Devo allentare, prendendo qualche rischio calcolato.

Paola, grazie per il tuo supporto.”

Un modo per evitare l’errore è anche quello di farti dire le azioni per filo e per segno, prima che le metta in pratica. Così l’errore è solo “verbale” (se c’è).

Le chiedi: “Come faresti?”

Lei/lui ti racconta tutto.

Se becchi l’errore, lo evitate prima che accada. Quanto meno, elimini i macro errori.

Poi, certo, eccezioni ce ne saranno sempre, ma tu sei più sereno nel delegare.

“Sì, questo già la faccio. Lo farò ancora meglio. Grazie Paola!

Ho visto quanto ti ho scritto… eh eh la mia capacità di sintesi…”

L’autoironia è un bel progresso.

Pareva avessero detto chissà cosa e invece ora ci ridiamo su insieme.

Ora sono contenta perché lo vedo ben focalizzato sull’obiettivo (che non è la critica a lui ma) far crescere la collega. Sono certa che così troverà tutti i modi efficaci che gli servono.

“Grazie a te, Paola. Mi fai vedere le cose nella giusta direzione.”

A inizio anno puntavamo ad un aumento di stipendio. L’abbiamo ottenuto.

Prenderla sul personale ci allontanava dallo scatto successivo.

Ora sì, siamo nella direzione del prossimo.

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