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Davvero voglio rimanere in questo posto di lavoro?

Tempo di lettura: 4 minuti

Rimanere era ancora necessario? Avrebbe dovuto fermarsi ancora lì? Sarebbe stato meglio sostare ancora in quella situazione?

“Sto pensando di cambiare lavoro.

Vorrei lasciare l’azienda in cui sono da 4 anni e non mi sento restituito quello che ho dato in 4 anni.

Forse perché non sono riuscita a dire di no.

Mi ritengo una persona generosa. Tendo a circondarmi di gente che se ne approfitta.

Se faccio del lavoro in più, faccio del lavoro extra, la volta successiva diventa scontata e una mancanza se non lo faccio.

È una situazione che mi sta stretta.

Per quello che sto ottenendo, per il fatto che è tutto dovuto, vale la pena restare?

Se ne vale la pena, non è il caso di imparare a difendere i confini e i propri spazi?

Quei 4 anni avevano cambiato il suo carattere.

“Mi capita anche di rispondere con dei toni accessi e mi dà fastidio passare per una persona che è così.

Mi è stato detto che non sono una persona solare.

Una volta lo ero.

Non sono mai stata un tipo collerico, ma lo sono diventato.”

Come non capirla?

“Mi basterebbe lasciare spazio a tutte le cose che contano. 

Non sono riuscita ad andare al matrimonio della mia migliore amica.

La famiglia merita spazio.” 

Il suo mondo si era rimpicciolito ma ricordava comunque:

“Sono una a cui piace sognare in grande.

Mi rendo conto di meritare di più di quello che ho.”

Nella sessione conoscitiva aveva le idee molte chiare sugli step che secondo lei dovevamo attraversare:

  • Veramente voglio rimanere?
  • Veramente voglio andare?
  • Come fare a non rimettermi in condizioni identiche?

A cui avevamo concordato di dover aggiungere:

  • Com’è essere padrona del mio tempo? 
  • Approfondire le ipotesi abbozzate.

Veramente voglio rimanere?

“Facendo questo lavoro da diversi anni mi sembra difficile sganciarmi. 

Mi rimane difficile immaginarmi in abiti nuovi in un contesto diverso.

Mi sto lamentando che mi porta via troppo tempo, al tempo stesso non so che strada prendere.”

Che non è propriamente vero perché alcune ipotesi le aveva già citate nella sessione conoscitiva.

Si sentiva di approfondire?

“Io desidererei una buona opportunità.

Visto che adesso non ho l’urgenza, mi permette di decidere con più serenità.

Voglio costruire il percorso di modo che quando devo decidere, sono serena.

Ho deciso sempre con giudizio, non sono una persona con colpi di testa.

Anche quando ho fatto inversioni a U. Ho chiuso la porta, ho aperto il portone e mi ha sempre pagato.

L’insoddisfazione non può essere il motore. Bisogna andare verso qualcosa, devi costruire qualcosa.

Ottimo. Cosa le impediva, allora, di approfondire le sue ipotesi sul futuro?

“Paura, incertezza, rimuginio mentale, rimescolamento mentale per cui inizi a fare mille domande: ma sei sicura? È un capriccio! Tanto troverai peggio!

Le voci ci sono.”

 Era in grado di gestirle?

“Non intervengono sempre al momento opportuno.”

Abbiamo introdotto uno strumento che le consente tutt’ora di gestire le critiche, in modo che potesse andare avanti con le sue ricerche.

Nelle settimane successivi ha raccolto molte info e di tipi diversi, seguendo 4 possibili strade che aveva già ipotizzato per conto suo: 

  • stesso settore 
  • altro settore 
  • libera professione
  • (master universitario per aprirsi la possibilità di un nuovo profilo professionale)  

La critica “è inutile” le aveva impedito di avventurarsi fiduciosa nelle sue ricerche.

“Ho fatto delle riflessioni dopo il nostro incontro conoscitivo.

Quando mi hai fatto la domanda: “quante probabilità ci sono che tu decida di cambiare?”

Manca un aspetto importante: “oggi” o “nel breve periodo”?

Se avessi specificato “un giorno di questi” la percentuale sarebbe arrivata al 100%!

Nel lungo termine non mi vedo qui.

Domani, non faccio le valige.

Settembre, ci sto pensando.

Gennaio probabilmente.

L’anno prossimo, sono sicuramente via.”

E così abbiamo anche definito delle scadenze.

“Ho fatto dei passi. È un processo che è in corso dal 2018.

Prima c’è stato il parlare al mio capo e avere la promozione.

Ho voluto dare seconde possibilità.

Forse è la vocina che mi chiede: voglio veramente rimanere?

Quella vocina sorgeva quando cercava di “motivarsi a restare” per non perdere il lavoro fatto e i vantaggi che si era sudata in tutto questo tempo. Però le impediva di vedere che quegli stessi vantaggi possono essere sfruttati in altri contesti più favorevoli.

Le ho consigliato di leggere “Sei cappelli per pensare” di Edward De Bono, un altro modo per gestire il pensiero e per essere creativa nella costruzione dei suoi possibili scenari futuri.

Sono passati circa 3 mesi in cui ha raccolto idee e le ha organizzate malgrado il tempo scarso a sua disposizione.

Ma ho avuto modo di vedere in diretta che ha iniziato a riprenderselo.

Anche se ha risposto alla domanda “voglio davvero rimanere?” (no!), sta facendo rispettare i suoi spazi.

Durante una delle ultime sessioni continuavano a telefonarle e lei non rispondeva.

A me diceva:

“Non hanno davvero bisogno. So bene cosa gli ho lasciato da fare e sono in grado di farlo.

Possono farcela da soli.

Sono in pausa adesso.

Avrò diritto al mio tempo, no?”.

Sì, decisamente. Ne ha diritto.

“Mi hanno portato via la persona che ero. La persona solare, sorridente.

Mi devono restituire la persona che ero.

O me la devo riprendere.”

Ce la stiamo decisamente riprendendo.

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