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Assecondare questa fretta di avanzare

Tempo di lettura: 4 minuti

“Io vorrei assecondare questa fretta. Si dovrebbero spostare i tempi di impegno.

Sono zavorrato, non posso andare avanti più veloce perché devo rimediare a dei cazzo di errori.

Assecondare la fretta di avanzare
Photo by Gui Avelar on Unsplash

Il salto da “dipendente” a “libero professionista” richiede cura, attenzioni, prudenza. Gran parte del lavoro preparatorio consiste nel costruire la giusta mentalità. Per esempio, se conservasse questa pessima abitudine di guardare indietro giudicando se stesso per i propri errori, avrebbe effetti devastanti quando la capacità di produrre reddito dipenderà solo a lui e da nessun altro.

Gli citai “Il gioco interiore del tennis” a proposito del fatto che il giudizio genera rigidità a livello muscolare e mentale.

Censurerò il suo commento perché le parolacce si moltiplicarono. E pensare che è sempre attento a esprimersi con educazione verso gli altri, ma in quel momento ce l’aveva con se stesso.

Timothy Gallwey gli avrebbe probabilmente risposto che non può tirare fuori gli attributi se giudica com’è andata la partita fino a quel momento o giudica il suo errore precedente o qualsiasi altro gesto. È un problema di focus: con il giudizio sull’errore l’attenzione non è sul momento in corso; è sul momento precedente. Risultato: inevitabilmente sbaglia il colpo presente.

Imparare il metodo per assecondare la fretta

“Ho fatto delle cose che sono andate esattamente come dovevano andare.
Ma tra il dire e il fare c’è la pratica.

Quegli obiettivi relativi all’essere libero professionista, … vedo che là non ci sto con i tempi.

Alcune cose sono andate con i miei tempi di marcia, altre stanno ancora in piedi.
Perché là si e là no?”

In quel periodo stava leggendo un libro di Umberto Eco. L’aveva colpito il discorso sull‘imparare un metodo.

Era questione di metodo anche per se stesso, per avanzare in fretta dove stava andando a rilento.

Nelle cose dove sono disinteressato, ottengo ancora più risultati.

Come faccio ad avere quel tipo di atteggiamento anche dove sono più interessato?”

A proposito di letture in corso, io avevo da poco terminato “Uomini e Topo” di Tito Faraci ed ero rimasta colpita da questi paragrafi:

“Avete presente quando guardate una cosa da molto vicino? Riuscite davvero a vederla? Fatelo con questo libro, adesso. Avvicinatelo agli occhi. Ancora di più. Appoggiate il naso sopra alla pagina. Provate.

Non riuscite più a leggere nulla. Le lettere sono chiazze appannate, fuori fuoco. E avete perso la visione d’insieme. Se non lo sapeste già, non potreste nemmeno capire se avete davanti un libro o chissà che. Se ora siete tornati a capire che cosa sto scrivendo, è solo perché avete preso di nuovo la distanza.

Ho dovuto allontanarmi da te, per vederti meglio. Per conoscerti. Per poterti raccontare. Quell’allontanamento non era un modo per prendere le distanze. Lo hai capito, vero?”

[Tratto da: “Uomini e Topo” di Tito Faraci]

Tutti sappiamo che prendere le distanze dai problemi aiuta a sentirsi meno coinvolti e a gestirli meglio. In pratica, si applica quell’abilità dell’essere più bravi con i problemi degli altri, simulando che non si tratti dei propri.

Pochi riescono a prendere le distanze da qualcosa (o qualcuno) a cui vogliono molto bene per vederlo meglio. Forse per la preoccupazione che “vederlo meglio” faccia scomparire l’incanto, l’amore.

Anche lui temeva di disaffezionarsi al suo obiettivo se avesse “preso distanza”.

La passione ingloba anche dei problemi oltre che delle cose belle. La distanza che puoi prendere è dai problemi connessi alla tua passione, non dalla tua passione in sé.

La fretta è un segnale che hai bisogno di riferimenti nei tuoi obiettivi futuri, altrimenti spingi a vuoto contro te stesso. Abbiamo individuato anche un problema nel passaggio fra una situazione sbloccata e l’altra.

Quando sei focalizzato, mentalmente non c’è lo spazio per altro. Quando hai risolto, compare lo spazio per le “pippe mentali”. Del resto, non c’è un urgenza reale, materiale. Finché arriva qualcosa che ti ricorda l’urgenza.

Quello che potrebbe essere un efficiente ciclo: “focalizzato – relax – focalizzato” diventa “focalizzato – sabbie mobili – sabbie mobili – sabbie mobili – focalizzato” perché, dopo essere stato “focalizzato” cadi nel giudizio sugli errori del passato, su quello che non funziona ancora come vorresti… e ti impantani.

Le pippe mentali si prendono uno spazio che non devono avere e se lo prendono perché non è chiaro come deve essere occupato quello spazio.”

Com’è fatto questo “metodo”?

  1. Avere dei punti di riferimento spaziali e temporali. Si traduce in: avere già chiaro in mente quale sarà l’obiettivo successivo una volta raggiunto l’attuale (in modo da lasciare poco spazio al “vagare tossico” della mente). Può essere utile una mappa mentale su tutti i “problemi che porta con sé la tua passione” (da cui prendere le distanze per vederli meglio e pianificare la loro risoluzione).
  2. Sospensione del giudizio sugli errori del passato (che non significa assenza di feedback). Le azioni diventano più efficaci.
  3. Per citare Umberto Eco, punta a “un numero finito di mosse”. La fretta di avanzare è un segnale che il numero di mosse è uscito dal tuo controllo. Chiediti come puoi contenerle.

Il metodo ha funzionato.

Qualche settimana fa è riuscito a mettere un punto fermo nella sua professione, dopo mesi di ricerche e frustrazione che però è sempre stata produttiva.

Gli spazi fra un risultato e l’altro sono stati riservati a rilassarsi e ricaricare le energie, senza sensi di colpa.

Qualche giorno fa ha finito di rimediare a un errore del passato (ammesso che lo fosse). Ciò che conta è che lui sia soddisfatto di come sono andate a finire le cose.

La fretta di arrivare farà sempre parte della sua indole. Ma prima la soffriva e la sprecava, senza capire come metterla a frutto. Ora ha un metodo per sfruttarne l’effetto propulsivo.

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