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Vivere significa assumersi dei rischi

Tempo di lettura: 4 minuti

Aveva sempre cercato di evitare le azioni che avrebbero potuto innescare conflitti con altre persone del suo ambiente di lavoro. In questo processo di mediazione fra le sue aspirazioni e le convinzioni degli altri, aveva finito per assumersi dei rischi che credeva necessari ma di cui non conosceva fino in fondo il livello di responsabilità che ricadeva su di lei.

La sveglia giunse, come arriva a molti, per bocca di un’altra persona che improvvisamente fece la domanda giusta nel momento giusto:

“Il caporeparto un anno fa mi disse: “ma tu che ne sai?”

Lì ho cominciato a entrare davvero nel dettaglio nelle dinamiche di cui ero responsabile.”

È una donna molto bella in un settore maschile. Non dimostra la sua età e me ne stupisco ogni volta che ci colleghiamo su skype.

Con il tempo ha fatto un po’ il callo a certi toni, ma non si è mai fatta intimidire.

Emana la forza tipica di chi è stato molto fragile in passato e si è forgiato nel tempo, esperienza dopo esperienza.

“Come fai a muoverti se non conosci?

Qui si sono sempre usati i silenzi colpevolizzanti.

Arrivi a un punto in cui sei talmente stanca che butti la spugna, ma poi ti arriva tutto il malessere addosso.”

La sua reazione è stata quella di rispondere alle accuse di incompetenza (vera o presunta) mettendosi in discussione e colmando i vuoti che trovava.

L’importanza della chiarezza mentale

Cosa è in mio potere? Cosa non lo è?”

Da quando sa rispondere a queste domande senza esitazione ha fatto un altro scalino sulla scala della sicurezza di sé. Sa che non sta invadendo il campo di nessuno e sta facendo al meglio ciò che è di sua competenza. E quindi si sente più forte nel pretendere rispetto.

“Come suggeriva Michel Foucault, siamo destinati a creare la traiettoria della nostra esistenza, e così facendo creiamo anche noi stessi, proprio come gli artisti creano le opere d’arte.

Il percorso della nostra vita, il suo “scopo generale” e la sua “destinazione ultima” non possono che essere – come infatti sono e rimarranno per sempre – il risultato di un “lavoro fai-da-te”.”

[da “Cose che abbiamo in comune”, Zygmunt Bauman]
Vivere significa assumersi dei rischi
Photo by Artem Beliaikin on Unsplash

Ha cambiato il modo di assumersi dei rischi.

Ha inciso la lettura che le avevo consigliato: “Rischiare grosso. L’importanza di metterci la faccia nella vita di tutti i giorni” di Nassim Nicholas Taleb.

Ha posto ai soci delle questioni che si trascinavano da anni senza che nessuno prendesse il coraggio di affrontarle fino in fondo.

Lei sapeva che non-decidere era la causa del malessere generale.

“La vita non può che essere un’opera d’arte – se è di vita umana che parliamo, ovvero della vita di essere umani dotati di volontà e di libertà di scelta. […]

Che ne siano o meno consapevoli, lo scalpello con cui tentano di fissare le loro idee (impiegato con maggiore o minore destrezza) è il loro stesso carattere. È a questo che Thomas Hardy si riferiva quando dichiarò che “il destino dell’uomo è il suo carattere”.

Il destino e gli imprevisti (i suoi guerriglieri) definiscono la gamma delle scelte che si presentano agli artisti della vita, ma è il loro carattere a decidere quali scelte faranno.”

[da “Cose che abbiamo in comune”, Zygmunt Bauman]

Per carattere era abituata ad affrontare tutto da sola.

Me lo raccontava fra un misto di fierezza di sé e di tristezza perché rappresentava un fallimento relazionale.

Avevamo svoltato reindirizzando le sue scelte sul creare alleanze che la sostenessero.

“Ora ho persone da cui posso trovare appoggio per le decisioni che voglio prendere e portare avanti.”

Forte della conoscenza più approfondita, più sicura di sé sui confini che deve far rispettare e solida del sostegno che riceve, ha cominciato ad assumersi dei rischi conflittuali andando loro incontro con un’altra predisposizione d’animo e sono cambiati i risultati.

Sto facendo sempre meno fatica.

La maggior parte del tempo della riunione è stata centrata a perdere tempo. Poi ho preso la parola e ho cominciato a tirare in strada.

Se prendo in mano subito io, mi espongo io e rischio di non capire dove vogliono andare a parlare gli altri.

Invece, se ascolto prima di espormi, riesco a vedere esattamente come sono le dinamiche dove posso entrare.”

Ne ha fatto di strada dal nostro primo incontro, l’ape regina.

Hai mai incrociato gli occhi una donna che sente di essersi fatta rispettare dopo immeritati commenti denigranti, ricevuti solo perché di genere femminile?

Hai mai visto l’espressione di una donna che in passato aveva su di sé lo sguardo di chi pensava “non mi aspetto granché da te” e finalmente si sente vista e ascoltata per il suo valore?

La traiettoria del riscatto include un lungo periodo di preparazione e di lavoro su di sé. Spesso viene derisa da fuori perché la maggior parte delle persone non capisce il senso di tutti quei corsi, quelle letture, quegli incontri che fai per migliorarti.

Il tuo senso è nella visione di lungo periodo. Quando quel senso è molto forte, fra un’ispirazione e un malessere, continui a forgiarti per quel momento.

Come per le opportunità, la svolta è sempre idealmente possibile, ma è realizzabile solo in virtù della preparazione precedente e della condizione mentale in cui la si affronta.

“Non possiamo avere la certezza, prima ancora di agire, che non commetteremo errori, né essere preventivamente certi che alla fine sapremo dimostrarci all’altezza della situazione. […]

E più le nostre azioni sono rilevanti, per noi e per gli altri, più il loro esito è in linea di massima incerto (o meglio: imprevedibile). […]

Vivere significa assumersi dei rischi.”

[da “Cose che abbiamo in comune”, Zygmunt Bauman]

Vive forte questa donna.

Nell’ultimo mese ha rischiato di perdere tutto, ma ha ottenuto anche quello che non le era mai stato riconosciuto prima.

Io credo sia stia assumendo anche il rischio di splendere, smentendo tutte le limitate aspettative che avevano su di lei.

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