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Collaborazioni infruttuose portano feedback costruttivi

Tempo di lettura: 3 minuti

Sì, ci sono collaborazioni che lasciano l’amaro in bocca. È capitato a tutti. L’importante è non fare di tutta l’erba un fascio, perché chiudersi a qualunque proposta futura è una reazione comune, ma così ci si preclude delle opportunità reali.

“Sto sbagliando qualcosa ma non riesco a capire cosa.

A livello lavorativo? A livello di personal branding? A livello di progetto?

Se io stessi facendo tutto correttamente i risultati dovrebbero esserci.”

Deduzione comprensibile. Chissà quanto tempo ha passato ad arrovelarsi cercando le cause.

C’è qualcosa che non mi è chiaro: quali risultati pensa dovrebbero esserci?

“In un anno e mezzo, lavorativamente parlando, non è venuto fuori quello che doveva venire fuori. Questi due mesi sono la prova lampante.

Invece di veder crescere, mi sembra si secchi tutto.

Abbiamo lavorato con 4 aziende e da questi 4 dovevano nascere altre collaborazioni, non doveva morire tutto lì.”

Cos’altro ti aspettavi nascesse?

“Avevo scritto a un’azienda: se conosci qualcuno dagli pure il numero. Niente. Basta.

L’altra non l’abbiamo più sentita. Ma non solo loro, tutti e quattro i personaggi si sono risolti così!

Parliamo di soggetti che in qualche modo ti dicono di essere eticamente vicini a quello che fai. 

E meno male!

“Dire agli altri” = “starnutire” (nel gergo di Seth Godin).

Mi viene in mente un passaggio de “La mucca viola”.

Anche lei ha quel libro a portata di mano e leggiamo insieme:

“Chi starnutisce libera e sostiene gli ideavirus. Innovatori e adattatori precoci sono coloro che per primi acquistano il prodotto, ma se non starnutiscono non ne diffondono l’idea. Possono essere gelosi della novità oppure non godere della credibilità necessaria perché altri la facciano propria; in entrambi i casi rappresentano un vicolo cieco per la diffusione di quell’idea.”

[da “La mucca viola”, Seth Godin]

Ne consegue una domanda abbastanza ovvia:

Le persone con cui crei delle collaborazioni hanno le caratteristiche degli starnutitori?

Riassumendo quello che mi riferisce, la risposta è “no”.

Ha a che fare con persone presuntuose, piene di sé, che non ritengono di aver bisogno di nessuno, competitive e qualcuno è anche scorretto (ha rubato una loro idea).

“Perché trovo sempre persone che non starnutiscono?

Non ci può stare in questo frangente la competizione. 

Siamo tutti sulla stessa barca. Non c’è reale competizione.”

Questa sessione cadeva in pieno lockdown. Non era vero che eravamo tutti nella stessa barca.

Siamo tutti nella stessa tempesta.

Ma ognuno la sta affrontando in base alle risorse che ha e al carattere che ha.

Fra l’altro, la vera natura del carattere viene proprio fuori nei momenti di pressione.

“Io non voglio diventare stronza.

Michelle Obama e Oprah hanno fatto i soldi ma non sono stronze.

E non voglio neanche perdermi dietro a queste persone qua.”

A proposito di Michelle:

“«Non sono sicura», disse con un sorriso meccanico e pieno di condiscendenza, «che tu abbia la stoffa per Princeton». […]

Il fallimento è una sensazione ben prima di essere una realtà. E, in me, lei stava instillando proprio ciò, l’idea di un fallimento molto prima che io avessi provato a farcela. […]

Se avessi scelto di darle retta, la sua sentenza avrebbe minato ancora una volta la mia fiducia in me stessa, tornando ad alimentare il vecchio, martellante non abbastanza, non abbastanza. […]

Non avrei permesso che l’opinione di una sola persona cancellasse tutto quello che pensavo di sapere su me stessa. Decisi dunque di cambiare metodo senza cambiare obiettivo. […]

Il giorno in cui uscii dall’ufficio per l’orientamento della Whitney Young fumavo di rabbia, e il mio ego era ferito come non mai. In quel momento il mio unico pensiero era: Te la farò vedere io.”

[da Becoming. La mia storia“, Michelle Obama]

Insomma.

Queste collaborazioni infruttuose possono farti reagire in diversi modi. E uno è proprio questo: te la farò vedere io!

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