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La rigidità mentale e il rischio di perdere opportunità

Tempo di lettura: 3 minuti

“Dal giudizio deriva la rigidità, e la rigidità interferisce con la fluidità richiesta dai movimenti veloci.”

[da “Il gioco interiore del tennis”, W. Timothy Gallwey]

Hai mai pensato a quanta disciplina mentale serve per restare flessibili, per non irrigidirsi? Più sentiamo minacciati i nostri valori, le nostre convinzioni, i nostri obiettivi, più tendiamo a indurirci.

Io e lei avevamo già lavorato insieme in un altro percorso di coaching, 2 anni fa.

Un rapido aggiornamento su quello che era successo “dopo che non ci siamo mai lasciate” (espressione sua che mi piace moltissimo), poi dritta al dunque:

“Io avrei deciso di fare dei cambiamenti nella mia vita e di cambiare lavoro. Ci penso da un annetto e ho incontrato una persona che mi sta dando forte supporto. Voglio farlo, ma allo stesso tempo non faccio cose. Dovrei aggiornare il curriculum. Vorrei continuare a lavorare nel gruppo per il quale lavoro e mi piacerebbe lavorare in un’area da cui vengo tenuta abbastanza lontana. La mia azienda ha poco spazio.

Ho fatto un incontro di quelli che ti cambiano la vita. Mi ha detto: ma come fai a lavorare in quella posizione? Come ti sei incastrata lì?

Un antidoto alla rigidità dei soliti punti di vista su di te

Sei lì nella tua vita di sempre, con le persone che ti conoscono. Poi capita qualcuno che ti guarda con occhi nuovi e ti svela una parte di te che non avevi notato o davi per scontata. “Come ti sei incastrata lì” è un’espressione di quelle che ti urla in faccia: “sicura di non poter meritare di meglio?”

Non è il compito di una coach dare consigli e infatti ti darò un consiglio da me stessa nella complessità della mia persona che non può essere riconducibile alla mia professione: tieniti vicino quel tipo di persone! Anche quando sono troppo dirette, anche quando usano i modi sbagliati, anche quando non credi a quello che loro vedono di te.

Ma torniamo a lei che, giustamente, è rimasta folgorata.

“Cosa ti impedisce di agire (preparare il CV e inviarlo)?”

“Lei mi dice: devi essere anche un po’ paraculo. Sei zero paraculo.”

“Non capisco. Qual è il nesso fra CV e paraculo?”

A quanto pare non c’è. Stavano facendo un discorso molto articolato finché è arrivata quell’espressione ad effetto per sintetizzare tutto quello che era stato detto prima.

L’impatto emotivo è stato così forte che ha cancellato tutti i presupposti ed ha associato la modalità di presentazione del CV (direttamente a quella persona) alle “pratiche scorrette”.

Come se nel suo immaginario ci fossero: 

  • un percorso “etico” che deve passare attraverso tutti gli step (ma chissà se poi arriva a lei e quando ci arriva);
  • un percorso “easy” (che non le piace perché non lo trova etico).

Risultato: ferma. Voglio farlo, ma allo stesso tempo non faccio cose.

La rigidità mentale può far perdere opportunità
Photo by Brooke Cagle on Unsplash

Appunto. Cosa dicevo poco fa a proposito del fatto che certi feedback ci vengono dati senza troppi giri di parole o in un modo troppo riduttivo?

Cosa dicevo a proposito della rigidità che ci scatta quando quello che ci propongono ci sembra in conflitto con il nostro modo di essere?

Com’era la citazione con cui ho aperto?

“Dal giudizio deriva la rigidità, e la rigidità interferisce con la fluidità richiesta dai movimenti veloci.”

[da “Il gioco interiore del tennis”, W. Timothy Gallwey]

Ho aiutato persone in settori diversi a trovare lavoro. So bene che ogni azienda ha il proprio percorso per reclutare personale. Perciò mi incuriosisce molto questo conflitto etico che vive e bisogna sciogliere la rigidità mentale che ha generato.

“Com’è davvero questo percorso (etico) per candidarti?

Come funzionano le candidature e i colloqui di assunzione in quell’azienda?

Quali sono gli step effettivi?

Quanto sono rigidi nel rispettare la procedura di candidatura?”

Tutte queste informazioni le servono per capire se si è irrigidita lei (sull’onda di quel “paraculo” estrapolato dal contesto) o se effettivamente sono legittimi certi dubbi che si è posta.

Per esempio, se scopre che in azienda sono molto “easy”, non ha davvero senso farsi dei problemi. Se invece scopre che sono molto “rigidi”, allora qualche scrupolo è legittimo (considerato anche il suo carattere).

Di sicuro non può ragionare su dei modelli ideali che sono nella sua mente e magari non hanno riscontro nella realtà.

L’unica strategia intelligente è raccogliere le informazioni e conoscere il processo specifico di quell’azienda.

Solo dopo potrà candidarsi (dunque, agire!) sentendosi anche a posto con se stessa.

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