La felicità si sceglie e non rubi niente a nessuno, sai?

La felicità si sceglie.

Non smettiamo mai di crescere. Da adulti spesso ci illudiamo sia così. Magari perché abbiamo già tutto: una famiglia, un buon lavoro, una casa, le passioni da coltivare nel tempo libero. Tutto quello che fa di un’esistenza, una vita. Poi capita un imprevisto, magari solo una folgorazione improvvisa, e tutto cambia.

Mi chiedo se il cambiamento ce l’abbiamo dentro e se sta lì silenzioso in attesa di uscire al momento propizio o se invece sia imbavagliato da qualche parte e riesca a spingersi all’esterno solo quando qualcosa fa click. O crack.

Un sacco di persone dicono di voler cambiare, poi non cambiano mai.

La felicità si sceglie

Non sanno come fare, cosa vogliono, perché dovrebbero farlo. La verità è che non decidi di cambiare, lo fai e basta. Ti svegli una mattina, ti guardi allo specchio e vedi in quel riflesso qualcuno che non sei tu. Eppure sino a ieri ti andavi bene: cos’è accaduto in una notte?

Non è la notte in sé ad averti cambiato, ma quel riflesso fiacco, annoiato, disilluso che ti guarda senza particolari espressioni. È il riflesso di chi si è arreso e si è accontentato per troppo tempo. E accontentarsi rende grigi, sterili. Ecco cosa accade quando qualcosa fa click: smetti di accettare passivamente ciò che eri e hai.

Le difficoltà mettono in evidenza quelli che noi riteniamo punti deboli e sono un ottimo modo per decidere di sistemare le cose.

Cose che abbiamo dentro, cose che ci stanno intorno, cose che ci portiamo appresso da troppo tempo e non ci servono più. È sempre difficile lasciare andare la certezza, anche quando ci va stretta e non ci fa accedere alla felicità.

Uno dei principi fondamentali dello yoga è proprio quello di accettare che le cose si allontanino da noi. Così come le persone, ovviamente. Accettare e superare quel momento, perché tutto cambia e tutto è mutamento.

Anche noi, un passo alla volta, siamo in continua evoluzione. Questo è quello che accade quando qualcosa fa crack: cerchiamo dentro di noi le cause di quella rottura. A volte le troviamo, altre no. Più spesso, scopriamo che le nostre debolezze sono radicate e che alla base c’è un vaso di Pandora da scoperchiare e maneggiare con cura. Etichettare gli eventi passati, comprenderli, accettarli e capire cosa ci ha portato a essere qui, oggi, in questo modo che… be’, che non ci piace. Altrimenti non avremmo deciso di cambiare.

Fa paura, vero?

La voce trema, hai un po’ paura – mi fido? Non mi fido? Che cosa posso raccontare di me? Non ho niente di interessante da dire. Problemi? Be’, tutto sommato c’è chi sta peggio, non dovrei lamentarmi –, diffidi e stai sulla difensiva. La cosa importante è fare il primo passo e rompere il ghiaccio.

La seconda è il primo pianto liberatorio.

C’è quel nodo alla gola che si ingrossa come una spugna, un gomitolo di lana centrifugato per errore; c’è il veder crollare un muro di certezza – sapevo chi ero: e ora? Chi sono? Un Nessuno sono, una pagina tutta da riscrivere! Però l’idea era buona, teniamola. Vuoi? –, lo straniamento, la sensazione di aver perso un sacco di tempo dietro alle cose e alle persone sbagliate.

Fa una paura maledetta!

Perché dovresti cambiare, allora?

Perché lo devi a te stesso. Lo devi a quello che sei stato e a cui hanno ammazzato troppi sogni e forse, anche qualche qualità ritenuta inutile. Decidi che vuoi di più. Decidi che vuoi osare. Perché non c’è niente di male a voler essere persone migliori. A voler essere soddisfatti di sé stessi. A volere la felicità nella propria vita.

È che tendiamo all’umiltà per convenzione: poi pensano che sia una persona tronfia e non voglio passare per quel tipo lì, che incassa successi a discapito degli altri.

Ehi, con la nostra felicità non rubiamo niente a nessuno, sai?

Vogliamo migliorare la nostra vita. Che male c’è in questo? Nessuno.

C’è solo la differenza che non ci siamo limitati a sognarla, una vita differente, ma abbiamo deciso che era il momento di averla. Crescere significa cambiare.

È un percorso difficile, una scalata in alta quota con uno zaino pesante sulle spalle. A ogni rifugio lo zaino si appesantisce di nuovi strumenti. La scalata è sempre più ripida e tu hai un’attrezzatura sempre migliore per affrontarla.

La discesa? C’è, ma poi a scalare ci provi gusto: inizi a vedere le vette più alte e ti dici che ti piacerebbe raggiungerle. È ciò che accade quando capisci che i limiti possono essere superati con un lavoro costante su sé stessi. Quotidiano, guidato dalla capacità di guardarti da fuori e incastrare subito quelle subdole forme pensiero che ti fregano da anni.

Ci vuole tempo per scacciarle, non credere sia facile farlo in pochi giorni. Ma ogni volta che loro vincono e te ne accorgi, porti a casa la capacità di individuarle. La maggior parte delle persone non sa nemmeno di averle, per esempio.

Quando decidi di cambiare agli altri forse non andrai più bene. O forse gli piacerai molto di più perché sai, lavorare su sé stessi rende bellissimi. In ogni caso il percorso è arduo, duro, stimolante, avvincente, profondo, a volte persino doloroso.

Crescere fa conoscere a te e a chi ti sta accanto una persona meravigliosa. Tu.

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11 Comments

  1. La parte difficile è capire cosa si vuole e trovare il coraggio di mettersi in discussione. Più o meno. Alessia che dirti, uno dei pezzi migliori che abbia letto, sarà per questo che Paola ti ha dato lo spazio su Storie di Coaching. Credo che la forza di quanto scrivi stia in te e nel tuo cambiamento che si vede, tanto. Finalmente (ma te lo dissi già privatamente questo) si comincia a vedere Alessia. Brava!

     
    1. Sai, mi è capitato di rileggere un po’ di tempo fa una nostra vecchia conversazione. Mi dicesti “Vedo qualcosa ma non capisco perché non esce, se ti trattieni o se c’è altro che nascondi per qualche motivo.”
      Quando l’ho letto, ho sorriso.
      E poi riso, fiera di me stessa.
      Non siamo ancora arrivati, comunque. La strada è lunghissima e io non ho intenzione di tirarm indietro. Non più, almeno. Credo che la parte difficile sia capire cosa si vuole e come ottenerlo, il che diventa difficilissimo. Il coraggio, se uno non ce l’ha, può farselo venire, specie in certe situazioni che ti costringono a tirarlo fuori. Una spinta dall’esterno può fare miracoli!

       
    1. Non credo siano tutti portati per fare un certo tipo di percorso. Ci sono persone che vivono bene e devono farlo, stando alle regole o ai desideri degli altri. Mettersi in gioco e tirare fuori il coraggio di affrontarsi non è cosa da tutti, anche se sarebbe bello fosse così.
      Il problema è che, quando scavi, trovi cose non piacevoli, ti rendi conto di quanto misero (passami il termine) e piccolino eri. E’ difficile poi guardarsi allo specchio e riconoscersi, quando certi meccanismi vengono meno e ti denudi davanti allo specchio. Spesso, la tecnica dello struzzo, è la via migliore: d’altra parte, a volte è meglio non sapere. Eppure, a sapere, si perdono meno cose e si guadagna in crescita.

       
  2. Mi unisco a chi ha detto che è uno degli articoli più belli scritti sull argomento.
    Mi rispecchio in tante cose…le zavorre del passato,la voglia di cambiare, non sapere come iniziare, pensare di non farcela e poi…..sperare che prima o poi arrivi quel “click” o “crack” anche per te ….Chissà!

     
    1. Il “crick” secondo me arriva quando meno te l’aspetti, quando sei così radicato nelle tue convizioni che sei un po’ fossilizzato nella tua vita. Se si è persone dinamiche, portate al cambiamento, la situazione stagnante poi si spacca. Che sia un agente esterno o interno ha poca importanza: quel click arriva!
      Che dire?
      Grazie Nuna Lie, sono felice di non essere sola: è bello non sentirsi “strani” in un mondo popolato da normali che, spesso, non capiscono cosa stai facendo.

       
  3. “Crescere significa cambiare”. Proprio vero Alessia. Significa fare continuamente ordine dentro noi stessi, dentro quell’appartamento incasinato che è la nostra anima, per far posto a quello che verrà. Significa scoprire la bellezza che c’è dentro di noi, quella che troppo spesso nascondiamo agli altri perché siamo i primi a nasconderci da essa. Crescere è scendere a patti con i propri limiti e le proprie paure, fino a dimenticarci di loro. Per continuare la scalata fino in cima, e magari iniziare a volare. Bellissimo post. Complimenti.

     
    1. Io non direi che si scende a patti con paure e limiti, ma piuttosto li si guarda in faccia e si cerca di comprendere come superarli. Se scendi a patti significa che quei limiti e quelle paure faranno sempre parte di te. Una delle cose che più mi ha stupita durante le mie vacanze (nonché motivo della mia latitanza nelle risposte) è stato come non abbia avuto paura di camminare su una scogliera a strapiombo sul mare, io che ho sempre sofferto di vertigini. Così mi sono detta “Non sarà una bella metafora, questa?”

       
  4. Le cose cambiano. Questo è quello che ci diciamo quando vediamo qualcosa sfuggire al nostro controllo. Per darci una giustificazione, per restare fermi a guardare. La realtà invece è che le persone cambiano. Cambiano i nostri pensieri, le nostre interpretazioni , i nostri modi di fare e questo ci fa paura. Non sappiamo dove arriveremo e chi sarà ancora al nostro fianco. Ma tutte le relazioni vanno alimentate. Sia quelle con gli altri che quella con noi stessi. Per questo per crescere abbiamo bisogno di cambiare ed è qualcosa che ognuno di noi si merita di vivere.
    Complimenti Alessia per questo bellissimo post.

     
  5. Innanzi tutto grazie (^^)
    Non penso che il “le cose cambiano” sia una giustificazione, anzi, semmai è la certezza di poter fare qualcosa per cambiare in meglio. E’ un lavoro di lima e cesellatura che non finisce mai, dove a volte cadi, ti stanchi e ti riposi. Sei costretto a fermarti e fare il punto della situazione per capire dove stai andando e se davvero vuoi arrivare lì.
    Crescere è difficile, faticoso e dannatamente gratificante e bello.
    Ma ci sono moltissime persone che non lo sanno e forse non lo scopriranno mai.
    Siamo troppo bravi a nasconderci dietro la patina della routine collaudata per decidere di buttarla via.

     

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