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La felicità si sceglie e non rubi niente a nessuno, sai?

Tempo di lettura: 4 minuti

La felicità si sceglie.

Non smettiamo mai di crescere. Da adulti spesso ci illudiamo sia così. Magari perché abbiamo già tutto: una famiglia, un buon lavoro, una casa, le passioni da coltivare nel tempo libero. Tutto quello che fa di un’esistenza, una vita. Poi capita un imprevisto, magari solo una folgorazione improvvisa, e tutto cambia.

Mi chiedo se il cambiamento ce l’abbiamo dentro e se sta lì silenzioso in attesa di uscire al momento propizio o se invece sia imbavagliato da qualche parte e riesca a spingersi all’esterno solo quando qualcosa fa click. O crack.

Un sacco di persone dicono di volere la felicità, di voler cambiare, poi non cambiano mai.

La felicità si sceglie

Non sanno come fare, cosa vogliono, perché dovrebbero farlo.

La verità è che non decidi di cambiare, lo fai e basta. Ti svegli una mattina, ti guardi allo specchio e vedi in quel riflesso qualcuno che non sei tu. Eppure sino a ieri ti andavi bene: cos’è accaduto in una notte?

Non è la notte in sé ad averti cambiato, ma quel riflesso fiacco, annoiato, disilluso che ti guarda senza particolari espressioni. È il riflesso di chi si è arreso e si è accontentato per troppo tempo. E accontentarsi rende grigi, sterili. Ecco cosa accade quando qualcosa fa click: smetti di accettare passivamente ciò che eri e hai.

Le difficoltà mettono in evidenza quelli che noi riteniamo punti deboli e sono un ottimo modo per decidere di sistemare le cose.

Cose che abbiamo dentro, cose che ci stanno intorno, cose che ci portiamo appresso da troppo tempo e non ci servono più. È sempre difficile lasciare andare la certezza, anche quando ci va stretta e non ci fa accedere alla felicità.

Uno dei principi fondamentali dello yoga è proprio quello di accettare che le cose si allontanino da noi. Così come le persone, ovviamente. Accettare e superare quel momento, perché tutto cambia e tutto è mutamento.

Anche noi, un passo alla volta, siamo in continua evoluzione. Questo è quello che accade quando qualcosa fa crack: cerchiamo dentro di noi le cause di quella rottura. A volte le troviamo, altre no. Più spesso, scopriamo che le nostre debolezze sono radicate e che alla base c’è un vaso di Pandora da scoperchiare e maneggiare con cura. Etichettare gli eventi passati, comprenderli, accettarli e capire cosa ci ha portato a essere qui, oggi, in questo modo che… be’, che non ci piace. Altrimenti non avremmo deciso di cambiare.

Fa paura, vero?

La voce trema, hai un po’ paura – mi fido? Non mi fido? Che cosa posso raccontare di me? Non ho niente di interessante da dire. Problemi? Be’, tutto sommato c’è chi sta peggio, non dovrei lamentarmi –, diffidi e stai sulla difensiva. La cosa importante è fare il primo passo e rompere il ghiaccio.

La seconda è il primo pianto liberatorio.

C’è quel nodo alla gola che si ingrossa come una spugna, un gomitolo di lana centrifugato per errore; c’è il veder crollare un muro di certezza – sapevo chi ero: e ora? Chi sono? Un Nessuno sono, una pagina tutta da riscrivere! Però l’idea era buona, teniamola. Vuoi? –, lo straniamento, la sensazione di aver perso un sacco di tempo dietro alle cose e alle persone sbagliate.

Fa una paura maledetta!

Perché dovresti cambiare, allora?

Perché lo devi a te stesso. Lo devi a quello che sei stato e a cui hanno ammazzato troppi sogni e forse, anche qualche qualità ritenuta inutile. Decidi che vuoi di più. Decidi che vuoi osare. Perché non c’è niente di male a voler essere persone migliori. A voler essere soddisfatti di sé stessi. A volere la felicità nella propria vita.

È che tendiamo all’umiltà per convenzione: poi pensano che sia una persona tronfia e non voglio passare per quel tipo lì, che incassa successi a discapito degli altri.

Ehi, con la nostra felicità non rubiamo niente a nessuno, sai?

Vogliamo migliorare la nostra vita. Che male c’è in questo? Nessuno.

C’è solo la differenza che non ci siamo limitati a sognarla, una vita differente, ma abbiamo deciso che era il momento di averla. Crescere significa cambiare.

È un percorso difficile, una scalata in alta quota con uno zaino pesante sulle spalle. A ogni rifugio lo zaino si appesantisce di nuovi strumenti. La scalata è sempre più ripida e tu hai un’attrezzatura sempre migliore per affrontarla.

La discesa? C’è, ma poi a scalare ci provi gusto: inizi a vedere le vette più alte e ti dici che ti piacerebbe raggiungerle. È ciò che accade quando capisci che i limiti possono essere superati con un lavoro costante su sé stessi. Quotidiano, guidato dalla capacità di guardarti da fuori e incastrare subito quelle subdole forme pensiero che ti fregano da anni.

Ci vuole tempo per scacciarle, non credere sia facile farlo in pochi giorni. Ma ogni volta che loro vincono e te ne accorgi, porti a casa la capacità di individuarle. La maggior parte delle persone non sa nemmeno di averle, per esempio.

Quando decidi di cambiare agli altri forse non andrai più bene. O forse gli piacerai molto di più perché sai, lavorare su sé stessi rende bellissimi. In ogni caso il percorso è arduo, duro, stimolante, avvincente, profondo, a volte persino doloroso.

Crescere fa conoscere a te e a chi ti sta accanto una persona meravigliosa. Tu, nel pieno della tua felicità.


L’autrice del post è Alessia Savi, Digital Strategist

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