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Partire dalle ceneri come un’araba fenice per un nuovo inizio

Tempo di lettura: 3 minuti

Un nuovo inizio.

Questa è la seconda volta che scrivo questo pezzo. Il primo ho ben pensato di eliminarlo, involontariamente si intende. Succede, i contrattempi e gli errori accadono, l’importante è imparare da essi.

Questa volta mi auguro vada a buon fine; ma ora che ci penso, anche la reazione a questo episodio è interessante e fa parte di questa storia. Di come mi rapporto con gli errori.

L’idea è quella di scrivere la mia ‘Erylinetta Stone’ (ho preso spunto dalla ben più famosa ‘Rosetta Stone’ cioè dalla ‘Stele di Rosetta’).

Fissare un punto, scattare una fotografia ad oggi.

Partire da qui per proseguire più veloce e decisa che mai nel progresso e nel raggiungimento dei miei obiettivi.

Tempo per chiudere con il passato e avviare un nuovo inizio

Riavvolgo, quindi, per un attimo il nastro. La pellicola non è molto lunga ma, a riguardarla con attenzione, è ricca ed intensa di dettagli.

Mi trovavo (e mi trovo ancora per la verità) in una situazione diciamo complicata al lavoro. Non entro nei particolari, perché sarebbe solo noioso.

Ero in una situazione in cui stavo psicologicamente e fisicamente male. Come in una sorta di sabbie mobili più mi muovevo e più andavo a fondo. Avevo la sensazione di non valere nulla, di essere una fallita. Non ricordo come, dove e quando ho trovato i riferimenti della coach.

A distanza di tempo ho imparato che nulla accade per caso. Fatto sta che, per la prima volta, ho deciso di chiedere aiuto. Questa per me è una cosa non così scontata. Sono sempre stata abituata ad arrangiarmi e a fare da sola e non sempre è un vantaggio. Si tratta di un allenamento di anni e riuscire a destrutturare questo atteggiamento è stato un passo importante. Non ce la facevo più a sostenere la situazione e ho lanciato un vero e proprio S.O.S. Un grido (di dolore) alla Munch. Mi alzavo la mattina con l’angoscia profonda e con la paura, con tutti i pensieri tossici che ne conseguono.

Ero completamente inerme, in balia degli eventi e delle persone. Ero incapace di pensare, di reagire, di essere la protagonista della mia vita. Mi succede ancora, talvolta, ma ora c’è una differenza sostanziale: so cosa fare e sono più forte.

Questo è stato il LA di questo percorso: era verso fine settembre del 2014. Questa la partenza che mi ha portato a raggiungere questa prima tappa di un percorso ancora molto lungo, inframmezzato da questo nuovo inizio.

Non voglio più fermarmi e desidero brillare sempre di più.

Perché è così che funziona, una volta preso il via. E di lavoro ce n’è tanto, ma tanto da fare e non è facile. È una sfida continua.

Ti devi esercitare sempre, e ancora e di più. Capita che cadi, ti fermi, inciampi ma poi riparti, impari, ti rafforzi, ridi e piangi. Qualche volta ti sbucci le ginocchia, ti procuri dei lividi e ti becchi le strigliate, giuste, della coach che ti fanno stare male ma che ti fanno anche riflettere e crescere.

Ma ricevi anche gli applausi della coach, e da te stessa quando li meriti. E io adoro gli applausi.

La situazione esterna, vista da uno spettatore, apparentemente non è cambiata ma sono cambiata io.

In questi mesi ho imparato tanto, anche se non ho ANCORA raggiunto i miei obiettivi.

Ho imparato…

Ho imparato a fare feedback, a gestire le vocine, a mettermi in gioco; sono caduta, mi sono rialzata. Con l’aiuto della coach, ho trasformato le sabbie mobili in un solido asfalto; mi sono rialzata, messa in piedi e sto iniziando a correre. Sto guidando e non è solo una metafora.

Ho cercato il mio baricentro. È fondamentale trovarlo nel canto, nel portamento, nella difesa… nella vita in generale.

Ho imparato a vedere le persone, anche in famiglia, con occhi diversi e più comprensivi. In fondo anche loro sono esseri umani che hanno sviluppato sistemi di autodifesa, magari non proprio sani. Ho smesso di sentirmi l’ultima ruota del carro.

Inciampo di tanto in tanto, cado e ricado nei vecchi schemi, ma sempre meno, e soprattutto mi rialzo. Ho meno paura del giudizio degli altri e un po’ più di autostima.

Pensare che anche io valgo qualcosa è un nuovo inizio davvero bello.

Ho cancellato dal mio vocabolario alcune parole come ad es. ‘problema’ o ‘non ce la faccio’, ‘però’.

Possono sembrare sciocchezze ma per me non lo sono e per questo voglio dire ‘Grazie, coach’!

Sono tanti piccoli fotogrammi di una pellicola ancora in costruzione ed in evoluzione.

Poi alzo lo sguardo al cielo e ci sono gli incontri e i confronti, che mi fanno anche sentire meno sola, con Stelle splendenti che ancora di più mi aiutano a mantenere forte la volontà di voler puntare ad essere una Stella anch’io.

Riparto da qui, riparto da me, da un nuovo inizio.

Questo: 

Listen to “Down In The River To Pray (A. Krauss)” on Spreaker.

Per aspera ad astra.

Erylin (Erylinetta Stone?)

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