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Dicono che bisogna accontentarsi

Tempo di lettura: 3 minuti

Bisogna accontentarsi!

Le convinzioni ci passano spesso davanti agli occhi e sembrano innocue. Per esempio questa, “bisogna accontentarsi!”, fa da intercalare a molti discorsi e in contesti diversi. Non sembra dannosa.

Nemmeno io le ho dato molto peso in mezzo a tante altre che sono evidentemente più deleterie. Per farmela notare ci sono voluti la sabbia, il mare e la conversazione dei vicini d’ombrellone.

“Come stai?”

“Sì, dai… […] bisogna accontentarsi”

[…]

“Il mare è abbastanza bello quest’anno!”

“Sì, sì… E poi, bisogna accontentarsi”

[…]

“Il lavoro?”

“C’è crisi, lo sappiamo, ma bisogna accontentarsi”.

Sfortunata io nell’incappare in queste persone? Non direi.

C’è anche un proverbio, no?

Chi si accontenta, gode“.

Dicono che bisogna accontentarsi

Il che significa che un pochino fa parte della nostra cultura, degli insegnamenti che ci vengono trasmessi. Assomiglia alla rete di salvataggio che su cui fare affidamento quando le cose vanno male.

D’un tratto, una domanda a me stessa:

“Quanta rinuncia c’è nell’accontentarsi?”

A ben vedere è un atteggiamento lontano dall’apprezzare ciò che si ha. È più un allontanarsi da qualcosa che si vorrebbe e non si può avere: una vita diversa, una relazione migliore, entrate maggiori, gratificazioni e soddisfazioni.

Si accetta ciò che si ha, non perché lo si apprezzi ma perché non si riesce ad avere di meglio.

Se penso che bisogna accontentarsi, allora mi metto il cuore in pace.

Il che significa, in buona sostanza, smettere di cercare soluzioni e alternative.

In quegli stessi giorni avevo ricevuto la mail di una nuova coachee che mi aveva scritto:

“Ciao Paola,

è da diverso tempo che ti seguo, e in realtà è dallo stesso tempo che è iniziato un percorso di cambiamento in me. Ho acquistato il tuo primo libro e ho iniziato a riflettere sue quelle che erano le mie credenze, i miei valori… e mi sono stupita quando ho capito che su molte scelte ero io che mi sabotavo! […] La prima svolta alla mia vita personale l’ho data ma ora tocca alla sfera lavorativa e non voglio più aspettare

Che contrasto, eh?

Da un lato ascoltavo persone che dicevano “bisogna accontentarsi” e dall’altra il mio cervello ripescava l’immagine dell’ultima riga di quella mail: non voglio più aspettare.

Un salto enorme, dalla rinuncia al meglio all’urgenza di costruirselo.

Mi sono annotata il buongiorno per il mattino successivo:

Ecco, credo che il superamento di “bisogna accontentarsi” debba tenere in considerazione due aspetti complementari:

  • saper apprezzare ciò che abbiamo. Anche perché nessuno di noi è invincibile, non esistono garanzie di poterlo avere anche domani.

  • Continuare a cercare il meglio, a pretendere il meglio, a fare in modo di meritarci il meglio.

Anche perché, se ci fai caso, il proprio accontentarsi va spesso a svantaggio di altre persone.

Se “bisogna accontentarsi” del lavoro, anche i familiari ne risentono; se “bisogna accontentarsi” delle condizioni del mare, ne soffrono anche altri settori (pesca) e le generazioni future; … Possiamo andare avanti all’infinito a trovare esempi in questo senso: tutti confermeranno che ogni nostra scelta condiziona anche la qualità della vita di altre persone, più o meno direttamente.

Comunque, fai molto presto a verificarlo. Se ti capita di pensarlo, chiediti:

  • Quali conseguenze ha il fatto che scelgo di accontentarmi?

  • Chi viene condizionato dalla mia scelta di accontentarmi (direttamente e indirettamente)?

  • Davvero chi si accontenta, gode? Oppure ha trovato un modo diverso, migliore e creativo per soddisfare le proprie aspirazioni?

  • Possibile che il messaggio implicito di “bisogna accontentarsi” in realtà sia: “stai al tuo posto!” (non crescere, non disturbare, …)?

  • Quanta volontà di conservare la mia zona di comfort c’è nel “bisogna accontentarsi”? Raggiungere una condizione migliore richiede sacrificio, disciplina, impegno, fatica, rischio di sbagliare, … Non starò cercando di evitare tutto questo?

Ora che hai risposto a tutte le domande sai perfettamente di essere già nella direzione del miglioramento!

Ho salvato il pensiero “non voglio più aspettare”. Lo conservo per la forza che ha dentro.

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