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Vedere un obiettivo come un trampolino troppo alto

Tempo di lettura: 4 minuti

Saper vedere un obiettivo nella giusta prospettiva è fondamentale.

È un’alchimia difficile da miscelare quella fra le aspirazioni (migliorarsi e/o migliorare la qualità della propria vita) e un sano realismo che ci protegga da fallimenti, frustrazioni, delusioni.

Una volta trovata quella miscela, è importante il punto di vista da cui guardiamo ciò che ci siamo prefissati di fare.

“Quel trampolino è alto.
Non c’è un’abitudine al salto. 
È come se, da un momento all’altro, ci sia stato un “wow! adesso sono diversa, adesso posso fare di più!”
Mi servirebbe qualcosa che mi faccia capire che sono in grado di farlo, che comunque l’acqua c’è, non c’è il cemento.”

Mi fece pensare alle nostre tuffatrici dal trampolino nelle dirette dalle olimpiadi.

Vedere un obiettivo come una sfida troppo alta
Photo by Hatham on Unsplash

Avevo in mente le riprese dal basso che fanno sembrare l’atleta più piccola e pure quel senso di vertigine quando, invece, spostano la ripresa dall’alto giù verso l’acqua.

Pensavo agli avvitamenti in aria, all’entrata nel liquido azzurro, agli sguardi che corrono subito al tabellone dei voti appena risalgono a bordo piscina.

Non oso immaginare quanto lavoro ci sia dietro ognuno di quei salti, quanta preparazione, quanta abitudine e confidenza con il proprio corpo, con l’aria, con la sensazione di precipitare.

Presumo esista una progressione sia nella difficoltà del tuffo sia nell’alzare l’altezza del trampolino.

Lei non doveva tuffarsi in senso letterale, ma serviva comunque una preparazione.

Vedere un obiettivo nella giusta prospettiva

Nelle sessioni precedenti mi aveva accennato a un’esperienza professionale del passato di cui non era soddisfatta.

“Mi sono spesa tantissimo prima.
Immaginare come sarà una cosa è un conto. Poi la realtà è diversa.
Ho sottovalutato molti aspetti.”

Più che legittimo che le fosse apparsa quell’immagine del trampolino alto pensando al futuro professionale su cui si stava chiarendo le idee, in previsione di farne una professione.

“L’immaginabilità svolge un ruolo importante nel giudizio di probabilità riguardo a situazioni della vita reale. Per esempio, il rischio che comporta una spedizione avventurosa è valutato immaginando le contingenze che la spedizione non è equipaggiata ad affrontale. Se molte difficoltà del genere sono vividamente rappresentate, la spedizione apparirà incredibilmente pericolosa, anche se la facilità con cui sono immaginati i disastri non è detto rispecchi la reale probabilità che quei disastri accadano. Viceversa, i rischi di un’impresa possono essere fortemente sottostimati se alcuni dei potenziali pericoli sono difficili da immaginare o semplicemente non vengono in mente.”

[tratto da “Pensieri lenti e veloci”, Daniel Kahneman]

Quanta immaginazione c’è nel temere che ci sia il cemento al termine del tuffo?

Quanti feedback doveva fare sul passato per capire cosa aveva sottostimato e migliorare la sua capacità di aggiustarsi lungo il tragitto del tuffo?

Ne avremmo parlato nelle sessioni successive, in quel momento era prematuro.

Però era importante farle aggiustare lo sguardo, senza rinunciare al trampolino alto.

“Potresti crearti dei “mini trampolini”?

Qualcosa da cui cominciare a buttarti che non sia così alto e che ti faccia vedere l’acqua?”

Mi aveva già detto nelle sessioni precedenti che, per lei, la crescita personale è un valore a cui si dedica costantemente.

“È una cosa molto personale, essendo io molto introversa, abituata a guardarmi dentro, ha avuto una risonanza maggiore.
Lì vado come un treno.
Riesco a distinguere i micro obiettivi.”

Dato che era capace in quel contesto, non doveva imparare nulla di nuovo. C’era solo da applicare a questo trampolino ciò che aveva scordato di saper fare per via del punto di vista da cui lo osservava.

“Quale può essere un trampolino più piccolo da cui puoi imparare a lanciarti, posizionato ad un’altezza che è alla portata delle tue capacità e comunque è anche sfidante?”

All’epoca aveva bisogno di mettersi alla prova su un mini-progetto che avesse come fine l’imparare la continuità e la disciplina, doti che le erano mancante nell’altra esperienza professionale nel passato.

Cominciò a lanciarsi da lì.

Nei mesi successivi, vedere un obiettivo come un trampolino alto era diventato un momento stimolante.

Ora continuo a tenerla d’occhio sui social per il gusto che provo a saperla realizzata nella professione che si è scelta.

Il mio messaggio di chiusura del percorso

“Ora due parole più istintive (sull’onda della commozione).

È stato davvero un piacere conoscerti e affiancarti in questo viaggio.

Io credo che ci sia molto di più in te di quello che è emerso. O che abbia più peso di quello che credi.

Intravedo una forza trascinante che sta cominciando a sfrigolare.

Sono convinta che più ti addentrerai mettendoti a frutto, più si farà forte e potente quella fiamma. Ti lascio una citazione di Dante:

“Poca favilla gran fiamma seconda” (Paradiso I, 34)

Non importa quando scopri il tuo talento.

Tutto il tempo prima è servito per essere chi sei ora.

Forse sei stata “poca favilla” per moltissimo tempo, ma puoi essere “gran fiamma seconda” negli anni che verranno.”

Se per lei era un inizio quel trampolino, per me è normale vedere il prossimo obiettivo nella sua “gran fiamma seconda”.

Avevamo iniziato il post con questa sua esigenza:

“Mi servirebbe qualcosa che mi faccia capire che sono in grado di farlo, che comunque l’acqua c’è, non c’è il cemento.”


Penso che quell’acqua fosse il suo potenziale in cui doveva imparare a immergersi con gli esercizi di disciplina che un po’ detestava ma da cui risaliva più fiduciosa di sé.

Tuffo dopo tuffo ha preso confidenza con le sue capacità, ha valorizzato quelle che dava per scontate e invece erano punti di forza, ne ha aggiunte altre.

Saltare da quel trampolino alto è ora la magia che vediamo fare alle olimpiadi con una naturalezza che inganna noi spettatori dimentichi di quanto lavoro c’è stato dietro per giungere a quella fluidità nei movimenti. Ma è bene ricordarlo per riconoscerle il merito dell’impegno con cui si è coltivata da sempre.

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