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Trovare lavoro in piena pandemia

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimi giorni di marzo. Mi contatta una giovane donna ingegnere con una sfida importante: trovare lavoro in piena pandemia.

Ho visto subito il carattere solido e la disciplina che l’aveva aiutata per costruirselo, ma quello che avevo percepito era solo la punta dell’iceberg.

Forse il suo sorriso radioso ammorbidiva il suo essere tosta dentro anche quando quel sorriso non era facile tirarlo fuori.

A febbraio era stata licenziata. L’istinto l’aveva avvertita che l’azienda non era in buone acque, ma lei non gli aveva dato ascolto (e se ne rimproverava).

Era rientrata nella città natale e ci era rimasta bloccata dall’introduzione del lockdown che ha sconvolto la routine di tutti.

Disoccupata, chiusa in casa per la pandemia, lontanissima dal ragazzo con cui stava iniziando a frequentarsi da poco, senza nessuna chiarezza sugli scenari futuri.

Pensare positivo era difficile anche per una tosta come lei!

“Avendo più tempo a disposizione per pensare, mi viene più facile pensare nella direzione dei disastri.
Vedendo quello che ho scritto mi sono detta: certo che sono di poche pretese!
L’impatto visivo mi ha fatto pensare che sono cose grosse quelle che voglio, non sono semplici.
Sono una persona che non bada mai all’impegno necessario.
Mia mamma mi dice sempre che per uccidere un moscerino prendo il cannone.
Ma adesso non vedo l’obiettivo.”

Non proprio. Vedeva l’obiettivo prima che intervenisse la sua parte critica e le oscurasse la visuale buttandole gli ostacoli davanti agli occhi.

“Non ci sono abituata a fare colloqui.
Già in condizioni normali, io sapevo di partire da un punto debole.
Non ho mai avuto quella sensazione di essere scelta.
Non ho mai cercato l’azienda, perché è quella, come conquista. 

Ho sempre pensato in prospettiva di qualcosa che avrei dovuto fare dopo.
Sapevo già di dovermi esercitare.
Motivo per cui a febbraio ho mandato CV con la pala.”

Ma…

“Parto da questo punto debole a) che non ho fatto tanti colloqui e b) ho lavorato troppo poco per potermi permettere di aspirare a chissà che.”

Creare l’assetto mentale per trovare lavoro in piena pandemia

Le chiesi in quali condizioni parte a cannone, senza ma e senza però.

“Quando arrivo allo stremo o quando non ho scelta.”

Le proposi di imparare a partire a cannone, gestendo i “ma” e i “però”, senza dover aspettare di essere allo stremo o senza alternative.

In questi due mesi lei è stata ammirevole. C’erano complicazioni, c’erano pensieri bui e incertezze. Ma lei applicava tutti gli strumenti, mi aggiornava ogni giorno, faceva del suo meglio per stare focalizzata. L’ho vista diventare ogni giorno più consapevole di sé e della sua preparazione (che era ed è innegabile).

Trovare lavoro in piena pandemia
Photo by Bair Ibratov on Unsplash

Un giorno mi disse che diverse fonti consigliavano di sfruttare la sua giovane età per candidarsi per uno stage. Le risposi che è ora di finirla con questa cultura al ribasso che inculca nelle menti dei giovani delle convinzioni che li bloccano dentro un circolo vizioso in cui sono sfruttati, sottopagati, sottostimati per ritrovarsi maturi, ancora precari, impossibilitati a prendere in mano le proprie vite.

Mi ascoltò, escluse quell’ipotesi, si mise dei paletti sui requisiti sotto i quali non voleva scendere e scelse meglio a chi candidarsi.

Venerdì scorso, 2 mesi dopo che ci siamo conosciute, ha accettato la proposta che le ha fatto un’azienda. Questo è uno stralcio del messaggio vocale pieno di esultanza e adrenalina con cui mi ha annunciato la notizia:

Oggettivamente: il lavoro è interessante, la città è bella, io sono orgogliosa perché sono riuscita a trovarlo da sola, trovare lavoro in piena pandemia! […]

Se ripenso a quando sono tornata a casa (ti ricordi?) con la prospettiva che doveva essere così brutta brutta brutta fino a settembre, veramente non mi potevo augurare di meglio.

La proposta contrattuale è stata: contratto a tempo indeterminato, quindi WOW!, con una RAL che mi aspettavo per un profilo come il mio e già avere un contratto serio per me va bene […] sono contenta perché ci guadagno in benefits nel senso che mi fanno il piano welfare, mi danno i buoni pasto, mi danno la copertura COVID (che forse hanno introdotto adesso), mi inseriscono in una cosa aziendale per la quale se voglio seguire dei corsi di formazione lo posso fare in maniera gratuita (visto che ogni tanto mi prendono ‘sti sghiribizzi di prendermi dei master!). Un’azienda che mi segue sotto questo aspetto anche a scapito di qualcosina in meno di stipendio, però guadagno potere contrattuale. Se voglio propormi l’anno prossimo per un avanzamento lo posso fare in maniera più seria, non come la poverella che è partita dal sud con la valigia di cartone, capito?

QUINDI SONO CONTENTA! Son contenta io, sono contenti i miei!”

E io no? Io sono contenta di tutto questo e anche di un altro aspetto: questa volta ha cercato l’azienda e si è presa la soddisfazione di essere scelta.

Ho tante bozze salvate dopo ogni sessione di coaching con lei e piano piano racconterò anche quei passaggi intermedi che sono stati tutti importanti.

Oggi mi scoppia il cuore di gioia e volevo raccontare l’inizio e la fine, la partenza incerta e il risultato eclatante.

Come si è resa conto, “sono cose grosse quelle che voglio, non sono semplici” e sono possibili per lei, che, come dice sua mamma, “per uccidere un moscerino prende il cannone”.

Lunedì prossimo comincia. Porterà la meraviglia di donna che è e farà meraviglie.

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