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In viaggio verso un incarico di alto livello

Tempo di lettura: 4 minuti

“Vorrei avere un incarico di alto livello. […]

Ho una routine di vita in questo momento che, anche se tolgo le mani dal volante, so che mi farà crescere perché ho delle ottime abitudini.

Ma la velocità a cui sto andando non è quella che vorrei.

Il lavoro che faccio adesso non mi piace per tutta una serie di motivi fra cui i miei capi che hanno voglia di fare solo il compitino, non ho le responsabilità che sento di poter avere, è un’azienda molto politicizzata, non ho i colleghi che potrei avere. 

Anche se so che è un periodo in cui bisogna pompare sulla gratitudine, non sento che mi sto mettendo a frutto su tutto.

Non voglio più qualcuno che decida.

Il tipo di lavoro simile a quello che sto facendo adesso, non voglio più farlo.

Penso di avere materia grigia per fare grandi cose.

Ho delle idee, vorrei avere un impatto.

Incarico di alto livello
Photo by Yuvraj Singh on Unsplash

Avevo cercato nei post in bozza e scelto questo, forse perché era passato un po’ di tempo dall’ultima volta che l’avevo sentito.

Mi ero messa da poco a scrivere quando è arrivato il suo messaggio in cui mi aggiornava su quello che era cambiato nel frattempo. Certo che le coincidenze alle volte!

Un momento di smarrimento non solo suo.

“Non ho una visione chiara. Questo fa sì che non sappia cosa voglio fare.”

Mi fece abbastanza strano questa affermazione. Non era da lui. Nel modo più assoluto.

Gli chiesi come stavano i suoi mentori perché ricordavo che avevano avuto un bell’impatto in termini di ispirazione:

“******** sta cercando con tutte le sue forze di avviare la sua start up; ha litigato con i soci, è sempre lì un po’ disilluso.
###### fa il direttore di tutta la parte [——-] che però palesemente non gli piace, non si trova bene. Anche lui si sta guardando intorno.”

Ah, ecco.

Oggi è un sollievo sapere che almeno uno di loro è in ripresa.

“Ah. L’altro giorno mi ha chiamato ###### per dirmi che ha cambiato lavoro e tornerà a Milano. È una cosa buona anche per me perché è sempre una presenza amica in più.

Infatti. Quando le persone attorno a noi stanno attraversando momenti particolari, ne avvertiamo le sensazioni. Perciò sono felice di sapere che il suo mentore ha superato il periodo difficile, perché tornerà ad avere un bell’influsso anche su di lui. Evvai!

Ipotesi I di alto livello: essere al vertice.

“Non ho feedback al momento sul mio CV per la posizione che desidero.

Non vedo un percorso chiaro: modifico questo questo e quello e arriverò lì.”

Lo misi in contatto con un’esperta di recruiting e lui stesso chiese a persone di cui si fida.

Ci volle un mese ma cominciò ad ottenere dei suggerimenti che gli consentirono di avere quel “percorso chiaro” di cui sentiva la necessità prima di fare le modifiche.

“###### mi ha scritto l’altro giorno con ottimi feedback sul CV, li sto unendo a quelli dell’esperta con cui mi hai messo in contatto e ho già iniziato a creare il nuovo.”

Ieri mi ha scritto proprio per farmi vedere com’è il suo CV adesso:

“Ovviamente è sempre in divenire, però è più conciso, i testi sono sotto nuova forma e depurato dalle informazioni non pertinenti.
Lo stile, font etc è quello che usavo dal 2017 che mi ha portato in ************.
Le info sono ridisposte e il wording è cambiato nelle ultime 2 settimane.
Prima c’erano molte più liste puntate, le esperienze lavorative erano descritte in maniera più prolissa, anche quelle più vecchie.

Ora nella prima pagina c’è tutto quello che può interessare, senza andare troppo nel tecnico, perché, in effetti, volendo posizioni più manageriale, specificare i tecnicismi può essere “non allineato”.

Intanto oggi mi hanno chiamato per un colloquio, su una posizione a cui avevo partecipato a marzo. Che coincidenza!”

Ipotesi II di alto livello: un proprio progetto aziendale.

“Esistono tanti tipi di aziende. Lo farei ma non saprei da dove iniziare una cosa partorita dalla mia mente che genera utili.

Se avessi un’idea chiara…

Ho pensieri così che non portano mai a qualcosa di scritto.

Quando facevo il ricercatore mi segnavo i criteri che volevo ci fossero nella mia azienda.

Mi sembra un qualcosa che porta a un’insicurezza che non so se avrei la forza di sopportare.”

Gli feci notare che si limitava da solo con molti “ma”.

E anche che vorrebbe avere subito l’idea e la certezza che sarà redditizia ad alto livello.

In sostanza, mortificava il processo creativo sul nascere.

È un mix fra il bisogno di trovare subito l’idea redditizia e il timore di sprecare tempo che potresti mettere a frutto in altro modo.

Risultato: butti un pezzo di puzzle perché in quel momento non capisci come si incastrerà in futuro. Ma è chiaro che hai bisogno di tutti i pezzi per poter vedere il puzzle completo. Molti pezzi restano in attesa per tanto tempo prima di trovare la loro collocazione. Se ne butti anche solo uno, non avrai il puzzle completo.”

Oggi aggiungo una citazione alle mie parole di 2 mesi fa: certi punti fermi è bene tenerli a mente, perché capita a tutti di dimenticarli proprio quando servono di più:

“Le scoperte scientifiche vengono sempre enunciate come se si fossero prodotte passo per passo secondo un procedimento logico. In certi casi ciò corrisponde alla realtà. Ma in altri il procedimento per passi logici è solo una specie di maschera applicata a ciò che è realmente accaduto.

[Da “Sei cappelli per pensare”, Edward De Bono]

Dato che gli altri fronti hanno già acquistato velocità e questo fronte creativo è quello che viaggia un po’ più a rilento, voglio lasciargli uno spunto da usare ogni volta che inciampa in qualche idea:

“Cosa c’è di interessante in quest’idea? Cosa c’è di diverso? Che cosa suggerisce? Dove conduce? Domande come queste fanno parte del metodo del movimento.

La cosa essenziale da tenere a mente è che nel pensiero col cappello verde la funzione dinamica rimpiazza completamente la funzione valutativa.

[Da “Sei cappelli per pensare”, Edward De Bono]

So che saprà mettere a frutto ad alto livello.

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