Alla tua età io avevo già… Da rimprovero che avvilisce a stimolo a costruire

“Alla tua età io avevo già…” è un rimprovero che ti senti rivolgere da più direzioni. Non che tu sia così “fuori tempo” per i tempi odierni ma te lo senti ripetere comunque.

“Alla tua età io

… ero già già sposata/o.

… avevo già (x) figli.

… avevo già un lavoro fisso.

… ero già a capo di…

Quando “alla tua età io avevo già…” viene vissuto come un fallimento

Alla tua età io avevo già...
Photo by freddie marriage

Naturale che un paragone così brutale, basato sullo sui numeri, ti avvilisca.

Cosa c’è di più freddo dei numeri quando si tratta di misurare i risultati?

L’età è incontestabile (x – x), il numero di matrimoni è incontestabile (0 – 1), il numero di figli è incontestabile (0 – x), il posto fisso è incontestabile (0 – 1).

Eppure quei numeri non tengono conto di altri fattori sociali (l’età in cui si fa il primo figlio si è alzata, il numero di persone che si sposano si è abbassato, il posto fisso è una rarità quando anni fa, invece, era la normalità).

Bisognerà pur tenerne conto, no?

Ti accorgi che stai reagendo male a quello stimolo quando cominci a pensare:

“Ormai ho passato l’età giusta per…”

“Non sono più in tempo…”

Oppure cominci a scaricare la colpa sull’esterno:

“Erano altri tempi!”

“Adesso è impossibile!”

Sia il primo tipo di risposte che il secondo, sono pensieri che ti paralizzano nell’azione, che ti fanno sprecare energie, che ti fanno essere inefficace ogni volta che cerchi di proporti per qualcosa, ogni volta che cerchi di concludere.

Entrambi i tipi di risposte ti condurranno a ritrovarti fra dieci anni ad ascoltare ancora

“Alla tua età io avevo già…”

Solo che nel frattempo si sommeranno altri dati da parte sua e altri “zero” da parte tua (con tutta la frustrazione che tutto questo comporta).

Questa competizione generazionale va sfruttata in modo costruttivo.

Ha poca importanza chi ti rivolga il rimprovero “alla tua età io avevo già…”.

Potrebbe essere tuo padre, tua madre, tuo nonno, tua nonna, tuo zia, tua zia, un insegnante, un perfetto sconosciuto. A volte anche tutti insieme perché un po’ tutti hanno visto che hai del talento, lo stai sprecando e a modo loro cercando di motivarti a metterlo a frutto.

Il punto di svolta avviene quando ti rendi conto che stavi subendo passivamente la critica ai tuoi risultati e cominci a focalizzarti davvero sullo stile di vita che vuoi costruire per te.

Il tipo di famiglia che lei/lui ha costruito, il tipo partner che ha scelto, il tipo di matrimonio che ha costruito, il tipo di lavoro che fa, il tipo di comunicazione che nelle relazioni. Tutto questo è personalizzabile.

Lei/lui ha “il suo stile”, tu hai “il tuo stile”.

Il problema è che loro impongono a te il loro (“alla tua età io avevo già…”) e tu investi tempo a gestire l’emotività che questa “economia del ricatto” ti smuove dentro.

Quello che mi aspetto da te è un po’ di “egoismo buono”.

Persegui il “tuo stile” (partner, famiglia, relazioni, lavoro) e realizzalo, mostrando con l’esempio che anche tu, “alla tua età”, puoi fare altrettanto o meglio.

Fra 10 anni ti sentirai dire:

“Alla tua età io non avevo…”

Parole che riconosceranno il merito di tutto il lavoro su di te che hai fatto, di tutto l’impegno che ci hai messo per costruire e realizzare i tuoi grandi progetti di vita.

 

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