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Liberare il proprio potenziale conduce dritti al successo

Tempo di lettura: 4 minuti

Era giugno del 2012 quando mi ha contattato. Aveva la consapevolezza di un grandissimo potenziale da esprimere e la sensazione che ci fosse qualcosa a trattenerlo dal dare il meglio di sé.

Un anno e mezzo dopo l’annuncio del suo duplice successo, che mi riempie di gioia per lui e anche di soddisfazione per me stessa.

Questo percorso, dal mio punto di vista, è particolare per due motivi:

  1. il basso numero di ore di sessioni di coaching (7 ore in tutto, su un arco di 5 mesi)

  2. la rilevanza dei risultati (due posti di lavoro in due istituzioni di prestigio)

Sono andata a rivedere le tappe di questo percorso. Ho unito i puntini, come direbbe Steve Jobs.

Liberare il proprio potenziale conduce dritti al successo

I suoi punti di forza

Partendo dal presupposto che tutti abbiamo un potenziale da sviluppare, c’erano alcuni suoi punti di forza che hanno certamente dato l’impulso a tutto il percorso:

  • la sua disciplina
  • la sua precisione
  • il suo voler mettere a frutto ogni sua capacità
  • la sua ambizione
  • il suo puntare a migliorare in ogni cosa che fa.

Va da sé che tutto questo gli aveva già consentito di avere una grande preparazione nelle materie e per i ruoli per cui voleva candidarsi.

Gli ostacoli

Malgrado tutto questo, c’era una convinzione che limitava tutto il suo potenziale, impedendogli di esprimersi. Un gran spreco di risorse, indubbiamente.

E alcuni pregiudizi comuni a moltissime persone che devono cercare lavoro in questo periodo e, in particolare, in certi contesti (tutti leggiamo i giornali, insomma, e le notizie hanno sempre degli strascichi nei pensieri).

Perché non riusciva ad esprimere il suo potenziale?

La partenza: un profondo senso di insoddisfazione per la sua vita. La sensazione che la stesse vivendo solo marginalmente. Abbiamo trovato la causa nella “parabola dei talenti“. Sì, proprio quella narrata nella Bibbia. Da un lato aveva seminato un propulsore verso il miglioramento, dall’altro però lo limitava, insinuandogli il timore che non stesse facendo davvero tutto il possibile. Spingeva e tratteneva contemporaneamente, generando uno stallo.

Affascinante… Metafore, analogie, favole, parabole costituiscono certamente un modo per far passare dei messaggi ad un livello più profondo di quello che si riesce con l’utilizzo del linguaggio diretto. Bypassano la parte razionale, in sostanza.

Contemporaneamente, producono dei risultati in funzione della mappa mentale che le riceve. Insomma, non producono lo stesso effetto su tutte le persone . Dipende dal tipo di terreno che le accoglie.

Senza più paura di non mettere a frutto i suoi talenti, anzi motivato a trovare il modo per riuscirci, ha dato inizio alla rivoluzione della sua vita.

Il colloquio per l’istituzione A è stato davvero un mettersi in gioco. Un salto ambizioso verso un contesto che era lontano anni luce dalla realtà che viveva ogni giorno. L’avevamo preparato insieme.

Ma sul momento sembrò che non fosse andato a buon fine. E, naturalmente, questo ebbe delle ripercussioni sul suo morale.

Fu necessario qualche aggiustamento orientato a correggere alcuni pregiudizi (“tanto avevano già assegnato il posto“, “sono stato presuntuoso“, …) e a focalizzare la sua attenzione su “cosa posso fare io (non gli altri)”.

Seguirono altri 20 colloqui, è stato tenace.

Fra questi, anche quello per l’istituzione B che andò a buon fine. Ricordo ancora la mattina che mi inviò la foto del luogo in cui stava per entrare. Un’emozione incredibile! E, te lo posso assicurare, se tu sapessi qual è, capiresti davvero perché.

Ancora non sapevo che scattarsi la foto di fronte a un’istituzione più prestigiosa della precedente e inviarmela sarebbe diventato un rituale fra me e lui.

Arrivò più avanti la conferma di aver superato anche il colloquio per l’Istituzione A. Sì, lo stesso che aveva archiviato come “non superato“. Quello per cui avevamo fatto una sessione per superare la delusione che aveva generato e dargli la spinta per gli altri 20 (che poi in effetti ha fatto).

Perché ti ho raccontato questa storia di un percorso di coaching?

Per diversi motivi.

  • Il tema della ricerca di lavoro ricorre spesso in questo periodo. Volevo che questa storia fosse di incoraggiamento per chi è nelle sue stesse condizioni: desidera trovarlo nel settore per cui ha studiato. Insomma, il messaggio è: si può fare!

  • Prepararsi ad un colloquio non è affatto una cosa banale. Le nozioni non sono tutto. In quei momenti entrano in gioco molti fattori che vanno gestiti: le convinzioni su se stessi, sulla capacità di farcela, sull’ambiente e sul ruolo per cui ci si candida.

  • Il ruolo dei pregiudizi è tutt’altro che secondario (“ci sono i raccomandati” o “hanno già assegnato il posto” o “è fatica sprecata“). Sono tutti pensieri che spostano il focus sugli altri. Non è questo che ti serve. La tua attenzione deve essere su ciò che puoi fare tu (se vuoi che se ne accorga anche chi ti sta selezionando).

  • Le convinzioni depotenzianti sono davvero delle palle al piede. Il problema è che spesso non ci si rende nemmeno conto di averle o del modo in cui stanno agendo. Per questo serve il confronto con qualcun altro: per mettere in luce ciò di cui si percepisce la presenza (come sentiva anche lui) ma non si riesce a vedere con i propri occhi.

  • Non tutto è superabile da soli. E non c’è niente di svilente nel farsi aiutare. Anzi, è segno di grande maturità ed intelligenza capire fino a dove si può arrivare da soli e quando invece si necessita di un supporto.

  • Davvero alcuni insuccessi sono solo “apparenti”. Ed è sbagliato fermarsi alla prima impressione. Saperli trasformare nella spinta per andare avanti è certamente l’attitudine di una mentalità vincente.

Complimenti, complimenti, complimenti caro ⭐⭐⭐⭐⭐


Aggiornamento.

Marzo 2017, 4 anni dopo. Mancano pochi giorni all’ingresso ufficiale in un’altra azienda, molto prestigiosa, conosciuta in ambito internazionale.

Nuova foto di rito di fronte al nuovo ingresso. Il suo potenziale continua a manifestarsi ogni giorno meglio.


Aggiornamento.

Gennaio 2019, 6 anni dopo: un altro scatto nella sua carriera, in un’altra azienda, anch’essa molto prestigiosa, anch’essa conosciuta in ambito internazionale.

Nuova foto di rito di fronte al nuovo ingresso: è uno spettacolo vedere come si sta mettendo a frutto.

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