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Per paura di sbagliare finisci per sbagliare davvero!

Tempo di lettura: 2 minuti

«Forse non era difficile, ma chiaramente la mia mancanza è stata dovuta al mio condizionamento mentale (ero più concentrato sulla paura di sbagliare che effettivamente su quello che dovevo fare).»

Per paura di sbagliare, sbagliamo. Affascinante.

Per paura di un rimprovero, gli andiamo incontro a tutta velocità. Per paura di una critica, ci dimentichiamo di fare proprio ciò che ce la farebbe evitare.

Una volta ho chiesto a un amico: “Qual è il più grande fallimento della tua vita?”. “Tra un paio di settimane devo fare una certa cosa”, mi disse, “ma non funzionerà”. Lo sapete? Aveva ragione. Fu il più grande fallimento della sua vita: non perché la cosa non funzionò, ma perché sprecò tutto quel tempo a starci male in anticipo. Molti usano la propria immaginazione solo per scoprire tutto quel che può farli star male, in modo da poterci star male adesso. Perché aspettare?

Tratto da “Usare il cervello per cambiare“, Richard Bandler
Concentrato a non sbagliare finisci per sbagliare

Dev’essere andata più o meno così. Il timore dell’errore, immaginarsi la reazione dell’altra persona e tutto questo proprio mentre stava facendo un lavoro importante.

Difficile farlo bene se il pensiero è là… Al disastro…

«Come faccio a liberarmi il prima possibile dal suo condizionamento? O ci sarà sempre un po’?»

«Intanto sarebbe interessante capire perché dopo giorni in cui le cose andavano bene, ti sei lasciato condizionare… Che cosa aveva di diverso la situazione (che hai gestito male) rispetto alle precedenti (che avevi gestito bene)?»

«Che già al mattino era girata male… Ho provato a ”svegliarmi”, a cambiare la rotta, ma non sono stato efficace ed ho pagato. È difficile fare il feedback sullo stato mentale»

Infatti ha ragione. Lo stato mentale è un segnale. Puoi fare feedback solo sulla causa dello stato mentale.

«Diciamo che ti accorgi che sei in uno stato emotivo pessimo… Riavvolgi un attimo il film della mattinata finché riconosci il momento in cui quello stato emotivo ha avuto inizio. Troverai una situazione che l’ha generato. Il feedback è su quel momento. Il feedback ti fa cambiare l’interpretazione che tu hai dato a quell’evento, il punto di vista che hai utilizzato in quel frangente e cambia di conseguenza anche il tuo stato emotivo.

Esempio.

La mattina presto parti male pensando a “x”.

Ti accorgi che sei di malumore (lo percepisci nel tuo corpo, te ne accorgi dai tuoi pensieri). Andare oltre e far finta di nulla significherebbe dimenticarti che le tue emozioni condizionano i risultati che otterrai, in positivo o in negativo. Ma tu questo lo sai benissimo e quindi decidi di intervenire tempestivamente.

Rivedi, osservando:

Che cosa è successo che mi ha messo di malumore

Quando hai trovato la tua risposta (“è successo che…”), procedi chiedendoti:

Che cosa ho fatto in quel momento e non avrei dovuto fare?

Che cosa avrei potuto fare?

Il tuo cervello non pensa più all’errore o all’altra persona. No, si orienta su cosa avresti potuto fare e corregge anche l’emotività del momento presente.

La paura di sbagliare si supera imparando a fare feedback sulla causa dell’errore.

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