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Da “mi sento inutile” a “mi sento soddisfatta e importante”

Tempo di lettura: 3 minuti

“Mi sento inutile” era il leitmotiv che caratterizzava sia il suo lavoro sia la sua vita privata. Era febbraio dell’anno scorso.

A settembre di quest’anno, invece, il tono era totalmente cambiato:

Mi sento soddisfatta e importante anche se non ho parlato. Come tecnica mi ero data di ascoltare quello che avrebbero detto per poi prendere tempo per decidere. […]

Si sono scusati tutti per non avermi protetta. Mi hanno lasciati da sola a gestire una situazione che era impensabile che potessi gestire da sola. Mi hanno incensata per bene.

BRILLO, BRILLO, BRILLO, COACH!”

Eh già. A Natale dell’anno scorso le augurai (e un po’ le chiesi) di brillare forte nel nuovo anno che era lì alle porte.

E lei mi presa alla lettera. Ha afferrato le mie parole e le ha trasformate in luce visibile a tutti.

Abbiamo convertito quel “mi sento inutile” in “coraggio”

“Mi sono presa del tempo per rispondere.

Mi ha detto: “Fammi la tua proposta, non darti limitazioni all’immaginazione perché il tavolo è aperto.”

Li lascerò un po’ sulle braci e poi la settimana prossima li contatterò. Penso di essere stata molto brava e quindi me lo dico.

Ho avuto il coraggio di fare una scelta tosta, una scelta anche rischiosa e questa scelta mi ha portato a mettermi in luce per il coraggio e una serie di qualità che nell’ambito lavorativo venivano o non viste o trascurate o non gli si dava peso.

Quel coraggio gliel’ho sempre visto, sai?

Anche quando si sentiva inutile e si metteva in un angolino da sola.

Ma glielo vedevo. Mentre direzionavo il suo sguardo su di sé, in modo che anche lei lo vedessi, ero estremamente curiosa della forza dirompente che quella potenza avrebbe avuto nel suo quotidiano una volta che fosse stata finalmente liberata.

Lei è soddisfatta e io di più.

Sono felice e soddisfatta perché un sacco di gente crede in me e sono soddisfatta perché mi si apre un’altra opportunità […].

Coach, abbiamo buttato fuori un sacco di skills che non credevo di avere e in questa storia l’essere stati onesti, granitici su certe questioni, coraggiosi, intraprendenti e anche indomiti ha portato a scenari totalmente inaspettati.

Sono andata a rileggermi gli appunti che le mandavo dopo ogni sessione di coaching.

A luglio dell’anno scorso ho trovato questa sua frase:

“Ho imparato che la rinuncia al merito non è un atto di umiltà ma di rassegnazione.

Probabilmente questo è stato il momento di vera svolta. Lì ho capito che si stava guardando come volevo si guardasse: come una persona che merita e merita tanto, solo che non credeva di aver diritto a spazio, riconoscimenti, attenzioni. E siccome non ci credeva, si era rassegnata a stare nell’angolino.

Percepita a sé e agli altri come “inutile”, certo. Ma come effetto del suo non credere in sé.

Ora è un turbine di progetti, è una tessitrice di relazioni, è una donna che non si dispiace per il tempo perso (perché sa che è servito comunque) e corre per recuperare. “Mi sento inutile” è modo di sentirsi che le è estraneo, non è più nel suo campionario di pensieri e, se dovesse tornare, sa come gestirlo.

È anche una donna consapevole di aver appena aperto una piccola breccia nel suo potenziale ed è curiosa di scoprire quali altri talenti tiene nascosti in se stessa.

Lei sei soddisfatta e io di più.

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