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Un modo possibile non è l’unico modo possibile

Tempo di lettura: 2 Minuti

Può capitare di fossilizzarsi sull’idea che esista un unico modo possibile di raggiungere un risultato. Questa visione diventa un problema se si presentano degli ostacoli che rendono quella strada impraticabile.

Perciò è più interessante, dal mio punto di vista, aprirsi all’idea che si possa arrivare allo stesso risultato attraverso percorsi diversi.

Un modo possibile per raggiungere un risultato non è l'unico modo possibile.

A questo proposito, cito un brano di Howard Gardner:

Da “FORMAE MENTIS. SAGGIO SULLA PLURALITÀ DELL’INTELLIGENZA“:

“Ma i tre bambini sono arrivati a questi livelli di talento precoce seguendo le stesse vie? Non necessariamente. La bambina potrebbe aver preso parte sin dall’età di due anni al Programma di educazione del talento di Suzuki e aver padroneggiato all’età in cui si comincia ad andare a scuola, come migliaia di altri bambini giapponesi, gli elementi essenziali di uno strumento a corde. Il secondo bambino potrebbe essere affetto da autismo, riuscendo a malapena a comunicare con altri e presentando disturbi gravi nelle sfere affettive e cognitiva; ciò nonostante egli manifesta un’intelligenza musicale brillante, che gli permette di cantare senza errori qualsiasi pezzo abbia udito una volta. Il terzo potrebbe essere un bambino piccolo allevato in una famiglia di musicisti che ha cominciato a distinguere le note a orecchio: una ripetizione dei casi dei grandi musicisti precoci Mozart, Mendelssohn o Saint-Saëns.”

Un nuovo modo possibile.

A proposito di uscire dalla visione “unico modo possibile”, c’è uno dei racconti di Milton Erickson che mi è sempre piaciuto molto, si intitola “Da una stanza all’altra“:

Chiesi a uno studente: “come fai ad andare da questa stanza a quella stanza?”.

Prima di tutto mi alzo”, rispose. “Poi faccio un passo”.

Lo interruppi e dissi: “Dimmi tutti i modi possibili di andare da questa stanza a quella stanza”.

“Ci si può andare correndo”, rispose, “camminando, ci si può andare saltando, ci si può andare saltellando, facendo capriole. Si può andare a quella porta, uscire dall’edificio, entrare per l’altra porta dentro la stanza. Oppure se uno vuole può scalare la finestra…”.

“Hai detto che li avresti detti tutti, ma hai tralasciato un modo, che è il più importante”, dissi io. “Io di solito comincio col dire così: “Se voglio andare in quella stanza da questa stanza, io uscirei da quella porta lì, prenderei un taxi fino all’aeroporto, comprerei un biglietto per Chicago, New York, Londra, Roma, Atene, Hong Kong, Honolulu, San Francisco, Chicago, Dallas, Phoenix, tornerei indietro in macchina e entrerei nel giardino posteriore attraverso il passaggio di dietro, entrerei per la porta di dietro ed entrerei in quella stanza. E abbiamo pensato solo ai movimenti avanti! Non hai pensato di andare all’indietro, vero? Non hai pensato all’andare a carponi”.

“E neanche a strisciare sulla pancia”, aggiunse lo studente.

È proprio vero che ci limitiamo così terribilmente in tutte le nostre forme di pensiero!

Esercitati a vedere un nuovo modo possibile per realizzare il tuo obiettivo.

La nuova via potrebbe essere anche migliore dell’ipotesi che avevi in mente!

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