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Quello a cui stai pensando è davvero l’unico modo possibile?

Tempo di lettura: 3 minuti

Capita di osservare i risultati di qualcuno e di prendere a modello la sua strategia, pensando che sia l’unico modo possibile, seguendo la logica:

“Se ha funzionato in quel caso è molto probabile che funzioni con tutti”.

Vero, anche se invito a fare molta attenzione ai tanti fallimenti nascosti dai successi e a non farsi abbagliare da ciò che si vede, dimenticando che esistono molti altri aspetti che rimangono celati e potrebbero essere più rilevanti di quello che è noto.

Quando il modello è limitante

modo possibile

In questo post mi interessa affrontare quelle situazioni in cui il modello si trasforma da “potenziale fonte di ispirazione” a “limitante”.

Mi riferisco a quei casi in cui, di fronte alla notizia:

“lui/lei è riuscito a… nascendo a… studiando… frequentando… conoscendo… facendo…”

La propria mente si lancia nelle obiezioni:

“Sì, ma io non ho…”

“Ok, ma lui/lei aveva anche… che io non…”

“Sì, però io vivo a…”

“Sì, ma io non conosco…”

In pratica, si nota l’eccezione fra i presupposti di base e si esclude di poter percorrere la stessa strada.

Il che può anche essere vero. Ma ciò che è più interessante, dal mio punto di vista, è aprirsi all’idea che si possa arrivare allo stesso risultato attraverso percorsi diversi.

A questo proposito, cito un brano da “Formae Mentis” di Howard Gardner:

“Ma i tre bambini sono arrivati a questi livelli di talento precoce seguendo le stesse vie? Non necessariamente. La bambina potrebbe aver preso parte sin dall’età di due anni al Programma di educazione del talento di Suzuki e aver padroneggiato all’età in cui si comincia ad andare a scuola, come migliaia di altri bambini giapponesi, gli elementi essenziali di uno strumento a corde. Il secondo bambino potrebbe essere affetto da autismo, riuscendo a malapena a comunicare con altri e presentando disturbi gravi nelle sfere affettive e cognitiva; ciò nonostante egli manifesta un’intelligenza musicale brillante, che gli permette di cantare senza errori qualsiasi pezzo abbia udito una volta. Il terzo potrebbe essere un bambino piccolo allevato in una famiglia di musicisti che ha cominciato a distinguere le note a orecchio: una ripetizione dei casi dei grandi musicisti precoci Mozart, Mendelssohn o Saint-Saëns.”

Molto vero, no? Eppure, personalmente, nel primo caso ho pensato “Eh! Ci fossero anche da noi programmi simili!” e nel terzo caso “beh, non male partire essendo figlio di musicisti!”.

Sono l’unica? Non credo.

Un nuovo modo possibile.

A proposito di uscire dalla visione “unico modo possibile”, c’è uno dei racconti di Milton Erickson che mi è sempre piaciuto molto, si intitola “Da una stanza all’altra“:

Chiesi a uno studente: “come fai ad andare da questa stanza a quella stanza?”.

Prima di tutto mi alzo”, rispose. “Poi faccio un passo”.

Lo interruppi e dissi: “Dimmi tutti i modi possibili di andare da questa stanza a quella stanza”.

“Ci si può andare correndo”, rispose, “camminando, ci si può andare saltando, ci si può andare saltellando, facendo capriole. Si può andare a quella porta, uscire dall’edificio, entrare per l’altra porta dentro la stanza. Oppure se uno vuole può scalare la finestra…”.

“Hai detto che li avresti detti tutti, ma hai tralasciato un modo, che è il più importante”, dissi io. “Io di solito comincio col dire così: “Se voglio andare in quella stanza da questa stanza, io uscirei da quella porta lì, prenderei un taxi fino all’aeroporto, comprerei un biglietto per Chicago, New York, Londra, Roma, Atene, Hong Kong, Honolulu, San Francisco, Chicago, Dallas, Phoenix, tornerei indietro in macchina e entrerei nel giardino posteriore attraverso il passaggio di dietro, entrerei per la porta di dietro ed entrerei in quella stanza. E abbiamo pensato solo ai movimenti avanti! Non hai pensato di andare all’indietro, vero? Non hai pensato all’andare a carponi”.

“E neanche a strisciare sulla pancia”, aggiunse lo studente.

È proprio vero che ci limitiamo così terribilmente in tutte le nostre forme di pensiero!

Ecco. Se guardando la strada compiuta da qualcuno per arrivare al traguardo dovesse venirti in mente

“sì, ma io… Sì, ma lui/lei…”

ricorda che esistono molti più modi di quel che pensi abitualmente.

Applica al tuo obiettivo l’esercizio proposto da Milton Erickson e allenati a vedere un nuovo modo possibile per realizzarlo!

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