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E allora perché lo fai?

Tempo di lettura: 2 minuti

Capita che la programmazione televisiva, seppur raramente, faccia esattamente quello a cui io tengo moltissimo: proporre modelli (esempi) di persone che fanno esattamente ciò che desiderano fare, persone che fanno il possibile per realizzare i propri sogni e che sanno dare un senso in più alla domanda: perché lo fai?.

A che cosa servono i modelli?

Dal mio punto di vista, ad ispirare.  A far vedere delle realtà diverse da quelle a cui la cultura ci ha abituati.  A far conoscere approcci diversi alla vita.  A stimolare il cambiamento.

Ieri mi sono imbattuta in una replica de “Le invasioni barbariche“.

Simone Moro

Ho preso l’intervista verso la fine, proprio nel momento in cui Simone Moro dice:

“Il corpo umano è una macchina perfetta, che sforna alibi, verosimili e giusti, per scappare a casa, in quantità industriali!”

Ho subito pensato:

“Quanto ha ragione! Quante scuse troviamo per tornare indietro sui nostri progetti? Quante ne troviamo anche solo per “non-partire”, per rimandare, per “non-fare”?”

Ho deciso che quest’uomo meritava l’approfondimento.  Ho cercato l’intervista integrale e l’ho rivista 3 volte.

Ci sono alcune frasi che mi sembrano più significative di altre, come questa per esempio:

“Non pensiate che l’Everest, quello vero, quello di 8848 metri, sia più difficile, più estremo degli Everest che viviamo noi, tutti i giorni, a quote molte più basse, nelle città con tutti i problemi annessi e connessi…”

Gran bel punto di vista! Evidentemente, guardare il mondo da quelle altezze, permette anche di non banalizzare la quotidianità.  Cosa che, invece, avviene spessissimo.

Approcci diversi alla realtà

Molte persone si comportano come se fossero immersi in una realtà che “è così” e su cui non possono intervenire.  Una realtà percepita in modo passivo, come se non si potesse fare nulla per cambiarla.  Ma…

Come sarebbe se tutti immaginassero di scalare volontariamente ogni giorno il proprio Everest?

E come sarebbe se tutti immaginassero di farlo “allenati”, o di imparare ad essere allenati per sopravvivere? (Invece di andare alla sbaraglio…)

“Non ero talentuoso, ci tengo a dirlo, perché so il lavoro che ho dovuto fare. […] Però per diventare bravo, ho capito che c’è sempre una seconda strada, che è quella di farsi il mazzo e farsene tanto! E pensare che ogni ora di allenamento in meno che fai, come ogni ora di studio in meno che fai, non è solo un’ora di allenamento o di studio in meno, è un’ora regalata all’avversario.”

E allora perché lo fai? Perché mi rende felice! 

[Non so a te… A me non sembra poco…]

Ora, una cosa che ci tengo a dire è che le convinzioni che funzionano per Simone Moro, non funzionano necessariamente anche per tutti gli altri.

Ognuno ha i propri ingranaggi, che partono SOLO SE stimolati in un determinato modo.

Ma non è fantastico che ognuno di noi sia unico?

Simone Moro può essere un modello anche in questo senso: nell’aiutare a porsi una domanda fondamentale:

Allora, quali sono le convinzioni che aiutano me? Se non le ho ancora trovate, come posso trovarle?

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