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Vincere la sensazione di girare a vuoto

Tempo di lettura: 4 minuti

“Non riesco a fare quello che mi si richiede sul lavoro. Non mi piace e non mi viene naturale farlo. Sto cercando di trovare vie di uscita ma mi sembra di girare a vuoto.”

Non è una bella sensazione, glielo riconosco.

“Di ruota, ingranaggio e sim., girare liberamente, senza collegamento con altri organi meccanici | fig., agire senza ottenere risultati soddisfacenti, non essere di alcuna utilità.”

[Fonte: Internazionale]

A volte non sai davvero cosa ti ha messo in movimento; a volte non sai a quale scopo giri; altre volte sai perché giri ma non raccogli nulla: fai questo, fai quello e a fine giornata pare che tu non abbia fatto niente.

“Quali vie di uscita stai valutando?”

“Cambiare lavoro principalmente. Però se guardo il mio curriculum e le offerte di lavoro sembra che possa fare solo quello che faccio ora. L’altra alternativa, forse più semplice da realizzare in termini pratici, ma più difficile personalmente, sarebbe quella di fare quello che faccio, ma senza farmelo pesare troppo.

Ritengo che viverlo meglio sia probabilmente la prima cosa che dovrei cercare di fare. Ma cambiare non mi dispiacerebbe. Però ho un bimbo e delle responsabilità e in primis penso a quelle.”

Ora si vede il suo girare a vuoto.

Imboccava un’ipotesi, le venivano in mente gli aspetti negativi o le difficoltà per realizzarla, tornava indietro.

In quel momento non ne percorreva neppure un tratto sufficiente per poter valutare se quegli aspetti negativi sono davvero così negativi e se le difficoltà fossero così complicate come si immaginava.

Molte strade ci sembrano impraticabili perché ci fermiamo a guardarle dal loro principio, facciamo solo qualche passo che ci mostra poco del loro reale potenziale, ci arrendiamo appena ci rendiamo conto che non riusciamo a scorgerne la fine. Ci ritroviamo al punto di partenza, con la conferma di girare a vuoto.

Cambiare, senza sapere come, può far sentire di smarriti.

Scappare da quello che non si vuole fare, non garantisce di intraprendere qualcosa che si desidera davvero.

La consapevolezza di cosa non si sa fare, sarebbe necessario saper fare, richiederà tempo e fatica per apprenderlo, può essere avvilente.

Scegliere una direzione da approfondire

Era necessario decidere su cosa concentrarsi prima di tutto, per focalizzarsi su una direzione.
Abbiamo temporaneamente accantonato il discorso “cambiare lavoro” perché ha deciso che per lei era prioritario

“Vivere meglio il presente”

Sapevamo entrambe che era un po’ il male minore: una soluzione provvisoria, la più immediatamente praticabile, in attesa di poter costruire di meglio.

“Mi rendo conto che nella ricerca di qualcos’altro devo comunque fare questo lavoro e non vorrei doverci andare tutti i giorni con questo disgusto.”

Concordo. Ogni situazione della vita può essere una palestra che ci insegna qualcosa in più su noi stessi e sul potenziale che non abbiamo ancora espresso.

‪“Il fatto è spiacevole; ma dobbiamo accettarlo, dobbiamo trarne il massimo vantaggio possibile.”

[Tratto da “Le porte della percezione”, Aldous Huxley]‬

Nei mesi successivi a questa sessione di coaching è successo quello che potrei riassumere nel “sondare un po’ di più ogni via d’uscita per capire davvero cosa voglio”.

Abbiamo iniziato a lavorare sul “vivere meglio l’ambiente di lavoro” e ogni volta che faceva un piccolo progresso si fermava. Perché non era quello che voleva, lo sapevamo.

Poi si è iscritta a un concorso, pensando di non avere molte chance e invece ha passato la prima prova. La seconda, invece, no.

“Non volevo passarlo per mille ragioni ma sarei stata felice di passarlo, davvero! Avrei rischiato il mio posto fisso, rimandato il progetto che mi sta tanto a cuore. […] Rimane il fatto che ho capito, quando pensavo di averlo passato, che ero pronta a rischiare e che il mio compagno era pronto ad appoggiarmi.

Le ho fatto presente che questa rivelazione era utile per incrinare quel valore “quieto vivere” che la tratteneva moltissimo.

Non l’ho più sentita per diversi mesi.

Eppure ero serena, come mi capita quando so che il seme giusto è stato piantato e che il silenzio è sintomo di laboriosa costruzione.

Sapevo che era diventata consapevole che nella vita non esistono mai le condizioni davvero perfette. Possiamo solo valutare il momento in cui sono ragionevolmente buone, cercare buoni alleati, avere fiducia nelle nostre capacità e che apprenderemo quelle che si riveleranno indispensabili.

Quando mi tornava in mente, pensavo a cosa le era servito avventurarsi su ogni strada che aveva ipotizzato: farle raccogliere le conferme che le servivano.

Nel lavoro, “quel pezzo di strada per vivere meglio il presente” le aveva consentito di escludere l’ipotesi delle sue presunte incapacità; inoltre, le aveva dimostrato che c’era altro che meritava le sue energie e non era la lotta fra i suoi valori e i valori dell’azienda.

Nella ricerca dell’altro lavoro, quel “giretto” era servito a tornare a mettersi in gioco e mettere alla prova chi le stava vicino (scoprendo più sostegno di quel che pensava di avere).

Con queste consapevolezze poteva smettere di girare a vuoto.

Qualche settimana fa le ho scritto per chiederle come sta e mi ha detto che è partito quel progetto che le stava molto a cuore.

È sempre stato nell’aria e quando me ne accennava, sempre con molta circospezione, pensavo: “è questo il suo vero obiettivo. Ma non è ancora pronta ad affrontare le complicazioni che ci saranno.”

A distanza di mesi penso che ogni “via d’uscita” fosse in realtà un pezzo della pista di decollo su cui prendere velocità e alzarsi.

Sentiva di girare a vuoto perché non aveva ancora fatto quel tanto che le permettesse di dirsi “ci ho provato davvero”.

Sistemato il “senso del dovere”, confermato l’appoggio del suo compagno di viaggio, ha potuto staccarsi dal suolo e imboccare la sua rotta.

Anche se io e lei abbiamo concluso questo percorso, la penserò finché mi annuncerà di aver fatto buon viaggio e che sono atterrati, felici.

Girare a vuoto è potenziale da incanalare.

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