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La noia della routine e la volontà di una vita più soddisfacente

Tempo di lettura: 3 minuti

Alcune persone provano un senso di noia che le fa essere dispersive, poco produttive, sostanzialmente insoddisfatte.

Nel suo caso: lo stesso tragitto in treno per recarsi a lavoro, una professione che fa senza passione e solo perché gli consente di avere uno stipendio, le stesse persone con cui relazionarsi con cui si ritrova a fare gli stessi discorsi e le stesse attività. Eppure, quando avrebbe del tempo per sé, lo spreca.

«Sono sempre lì a rimuginare. Salto da una cosa all’altra, vado alla ricerca di tutto e mi perdo. Non ho un pensiero che mi dica: “fermati! Fai un’altra cosa!”»

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Photo by Siavash Ghanbari on Unsplash

Ne dubito.

Gli chiedo di ricordare un momento in cui, al contrario, è riuscito a dirottarsi dal binario della noia a quello dell’azione costruttiva.

«Mi sono seduto a un tavolo, ho preso una penna e ho cominciato a scrivere.

Stavo male, ero stufo. Stavo rimuginando, sforzavo per niente, non riuscivo a trovare una quadra, fisicamente ero a pezzi.

Eravamo in un bar. Avevo preso un succo d’arancia, una brioche, un caffè. Il mio amico vagava sul telefonino.

“Ma cavoli!”, mi sono detto.

Ho reagito. Ho preso una penna, ho chiesto un foglio al barista e ho fatto con il mio amico un programma per finire le giornate.

Da quel momento in poi è andato tutta alla grande! Ho recuperato l’umore e ho svoltato la vacanza di tutti!»

La noia e la mancanza di organizzazione

Senza obiettivi, la mente vaga. Di per sé non è un problema, a volte la noia è anche fonte di creatività o di riflessione. L’importante è che non diventi una condizione costante di improduttività e dispersività.

Chiunque affronti una giornata senza aver organizzato nulla, si ritrova a “vagare”, sprecare, perdersi dietro “potrei… però potrei anche…” e alla fine non fa né una cosa né l’altra.

C’è attività molto intensa ma solo dentro la mente. Il che sottrae presenza alle azioni concrete.

Adeguarsi inconsapevolmente alla “zona noia”

«Mi sono adeguato al resto delle persone che ho vicino. Non hanno niente da dimostrare a nessuno e zero ambizioni.»

Ha assorbito tutti con i loro “stai calmo”, “ringrazia che c’è il lavoro”, “che bisogno c’è di uscire?”, “bisogna sapersi accontentare!”.

Si è fuso con la realtà in cui è immerso, ricacciando le sue ambizioni in una zona della mente in cui non lo disturbano (apparentemente).

Il risultato però è un altro: è costantemente annoiato e insoddisfatto. E con la percezione che ci sia un altro mondo che sta andando avanti e, oltretutto, lo stia facendo velocemente mentre lui spreca il suo tempo.

«Negli ultimi mesi mi sono frustrato perché mio fratello è diventato […]. Sono cresciuto con questo fratello che era il numero 1, il top e io ero la merda assoluta. E sono finito dall’altra parte, dove nessuno si aspetta nulla da me

Nessuno? Davvero?

Butta là un angolo della sua vita a cui sembra dare poco peso. Altre persone che

«Hanno sempre avuto l’aspettativa che io stessi meglio.»

Loro hanno l’aspettativa di vederlo felice. Non che dimostri di essere arrivato, ma che lo sentano felice. Ed è bellissimo.

Peccato che le tenga a distanza. Peccato che pensi che si sbaglino sul suo conto e non le frequenti.

«E tu vuoi continuare a dimostrare che ha ragione chi non ha mai creduto in te?

Ma sei un ingrato se fai così perché dimostri che sono nel torto proprio le persone che credono in te!!!

Passa del tempo con queste persone costruttive.

Devi farti contagiare dalla loro voglia di riscatto.

Devi farti ispirare obiettivi che ora tu non credi possibili.»

La volontà di una vita più soddisfacente

Finalmente si illumina.

«Solo che torniamo al discorso che facevamo prima! Che le persone con cui parlo di solito sono delle amebe, si accontentano di cose fatte male, non si fanno il problema di sprecare del tempo…»

Deve aggiungere persone stimolanti per la sua vita. Menti veloci con cui riesce a stare al passo e con le quali condivida l’entusiasmo per le sfide che lo ispirano.

Sintetizzando, potremmo dire che la sua mente si perdeva nella noia degli obiettivi facilmente raggiungibili che si era dato abbassando l’asticella dei suoi interessi.

“Da quanto ho letto nel libro della Genesi, Dio non donò ad Adamo ed Eva un pianeta intero.

Gli donò una proprietà di dimensioni gestibili, diciamo, tanto per intenderci, ottanta ettari.

E io consiglio a voi, Adami ed Eve, di proporvi come obiettivo quello di prendere una piccola parte del pianeta e metterla in ordine, rendendola sicura, sana di mente e onesta.

C’è un sacco di pulizia da fare.

C’è un sacco di ricostruzione da fare, sia a livello spirituale che materiale.

E, ripeto, ci sarà anche un sacco di felicità. Mi raccomando, rendetevene conto!”

[da “Quando siete felici, fateci caso”, Kurt Vonnegut]

E ora mettiamo a fuoco come avere giornate più soddisfacenti, quali obiettivi potrebbero gratificarlo e come potrà sentirsi realizzato.

Con somma gioia di chi ha sempre creduto in lui prima che lui credesse in se stesso.  

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