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Le risposte necessarie per ridurre l’incertezza

Tempo di lettura: 2 minuti

Le risposte necessarie. Quelle che servono per capire se procedere e come farlo.

I suoi capelli raccolti nella coda di cavallo mi fanno pensare a quei gesti fatti per predisporsi ad affrontare un momento difficile con il campo visivo libero.

A questo punto della sua vita si trova in un territorio sconosciuto con la sola consapevolezza che è importante attraversarlo per poter proseguire nel suo viaggio.

“Perché non chiedi? Perché non fai le domande che ti darebbero le risposte necessarie per stare tranquilla, per sapere dove mettere i piedi o come muoverti?”

So che possono esserci diverse ragioni dietro.

Ci si può trattenere dal chiedere per rispetto dei tempi dell’altro, per insicurezza propria, per timore di sembrare invadenti, perché si pensa di dover sapere già la risposta o di doverci arrivare da soli.

Ma la sua ragione, solo la sua, qual è?

La mano destra va all’elastico che tiene stretta la ciocca; poi scorre la lunghezza fino alla punta .

“Ho paura delle risposte.”

“Eppure, dalle risposte che ottieni puoi aggiustare (te stessa, il rapporto, l’obiettivo, la strategia).

Con le “non-risposte alle domande che non fa” resta nell’incertezza, non consolida mai la sicurezza di cosa va bene e cosa va male e neppure può aggiustare il tiro. Con le “non-risposte alle domande che non fa” è in continua precarietà e dubbio, su di sé e sugli altri.

Scioglie la coda, riafferra tutti i capelli e acciuffa quelli che le sfuggono; li riannoda tutti insieme più in alto di prima.

Mi ricorda la piccola Violet Beaudelaire di Lemony Snicket quando si accingeva a risolvere un problema dopo aver prima compiuto quel gesto mentre annunciava:

“C’è sempre una soluzione!”

Si impegna a ricevere le risposte necessarie.

“Ho capito. Se voglio fare il salto di qualità, professionalmente e privatamente, devo cominciare a pretendere chiarezza e rispetto degli accordi, non solo da me stessa ma anche dagli altri.

Altrimenti non riesco a godermi il momento, non riesco a sentirmi sicura di me.”

E se saranno risposte che non le piaceranno?

Penso a un avvertimento che mi ronzava in testa prima di collegarci, ben sapendo di cosa avremmo parlato.

“In una transazione nessuno deve avere certezza dell’esito, se l’altro è nell’incertezza.”

[da “Rischiare grosso. L’importanza di metterci la faccia nella vita di tutti i giorni”, Nassim Nicholas Taleb]

C’è un momento in ogni sessione di coaching in cui sono io quella che immagina scenari a tinte fosche. Lo faccio per evitare che si materializzi nella realtà.

“La verità è che conosco già la risposta che temo. Ho già vissuto quella scena nella mia mente prima che accada. Forse sono più pronta al peggio che al meglio.

Però hai ragione. Non posso continuare a stare ferma di fronte a questo pantano di “chissà se…”.

Ho bisogno di terreni solidi su cui costruire.

Se guardo quelle risposte, se penso al momento in cui dovrò fare quelle domande, sono riluttante.

Ma se guardo oltre, se penso al mio futuro, so che quelle risposte sono assolutamente necessarie.”

Chiudo il collegamento serena. Ci sarà meno incertezza nella sua vita da oggi in poi.

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