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Migliorare il rapporto con il capo

Tempo di lettura: 3 minuti

Migliorare il rapporto con il capo è spesso necessario.

In seguito agli esiti di una valutazione o anche solo per evitare di vivere in un clima di lavoro troppo teso. Oppure perché è l’unica persona con cui si hanno difficoltà: ci si guarda da fuori e sembra inconcepibile.

“Negli incontri vis-à-vis ci sono stati momenti di tensione che sono riuscita a smussare. Lei a un certo punto mi ha detto “stai calma” e io ho ripreso. […] Mi sono ricordata di quello che ci eravamo dette nella sessione precedente.”

Ti starai chiedendo: “cosa vi eravamo dette?”

Si era resa conto che nutriva verso il suo capo dei sentimenti contrastanti.

Rispettava il suo ruolo ma cercava anche di dimostrarsi più capace.

La stimava ma era anche rimasta delusa per alcune situazioni in cui non le era sembrata un passo avanti come si aspettava dovesse essere.

Voleva essere propositiva mentre, però, doveva stare dentro il mandato della delega.

E aveva fatto anche una riflessione in più.

L’avevo invitata a mettersi un po’ nei suoi panni.

Si era accorta che quella donna che occupa un ruolo superiore al suo, è un essere umano che ha le proprie insicurezze, il proprio bisogno di feedback, i propri timori nel fare delle scelte e ha bisogno di circondarsi di persone fidate.

Migliorare il rapporto con il capo
Photo by BBH Singapore on Unsplash

Come migliorare il rapporto con il capo: dalla teoria alla pratica.

“Ho fatto molte domande. Vuoi che faccio io o che fai tu? Fino dove vuoi che arrivi io? Questa cosa di uscire dall’incontro senza rimanere mai nel dubbio è servita.

Ci ho ragionato un attimo e ho usato la tecnica di confermare gli obiettivi prima di proporre la soluzione.

“Se vogliamo…? Allora possiamo…!”

Di questa tecnica non ne avevamo parlato, no.

Buon segno che abbia pescato proprio ciò che le serviva dal suo repertorio di nozioni.

Nella sessione conoscitiva mi disse che aveva un gran numero di strumenti che aveva acquisito ad altrettanti corsi e le seccava da matti dimenticarsi di utilizzarli.

Dovrei anche aggiungere che non credeva davvero che avremmo prodotto risultati di particolare rilievo. Mi aveva detto di accontentarsi di poco, visto che erano entrambe due donne con un carattere molto forte.

Avevo evitato di rassicurarla sulla possibilità di fare meglio di quanto pensasse. L’esperienza mi ha insegnato che è un errore rassicurare chi non vuole essere rassicurato ed è pronto al peggio.

“Devo lavorare ancora un po’ sulla qualità del mio tempo.

Ho adottato la tecnica dello “scambio”: quando mi pressa su cose particolarmente urgenti tipo: “stasera dobbiamo ritirare il premio, c’è da fare questo e quest’altro… mi mandi subito…?”, io ribatto: “io ti faccio questa cosa qui e tu mi fai…” e devo dire che funziona.”

Dico sempre che se cambi tu, deve cambiare anche l’altra persona con cui hai difficoltà a rapportarti.

Perché, banalmente, il vecchio “equilibrio” basato su te che ti comportavi nel vecchio modo non funziona più, l’hai fatto saltare con i nuovi comportamenti.

Ma non glielo ricordo. Mi limito a pensarlo.

Lei, invece, si perde in un ghirigoro di frasi: un’attenta e ponderata premessa che la porta ad ammettere con ritrosia:

“Devo prendere atto che da parte sua c’è un ascolto e un provare a trovare un compromesso per migliorare il rapporto.

Vedo dei miglioramenti che non sono dovuti solo a me.”

Infatti. Come volevasi dimostrare.

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