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Perché ci ho messo così tanto a capire?

Tempo di lettura: 3 minuti

“Perché ci ho messo così tanto a capire?”

Se dovessi fare una statistica dei rimproveri che le donne fanno a se stesse penso che questo sarebbe il più frequente. Eppure mi lascia disarmata ogni volta che ne avverto gli strascichi emotivi.

Per un certo senso del decoro ha scelto di optare per una sessione di coaching solo a voce, eliminando la telecamera di Skype.

Mi racconta che prima di “perché ci ho messo così tanto a capire?” c’è stato un lungo elenco di altri “perché”:

  • Perché non ci riesco?
  • Perché fallisco in continuazione?

E ancora:

  • Perché trovo solo persone così nella mia vita?
  • Perché non vengo apprezzata?

E pure:

  • Perché si approfittano della mia bontà?
  • Perché resto regolarmente fregata?

Naturalmente io non ho nessuna risposta alle sue domande. E anche lei si trova a un punto fermo.

Per certi versi capisco.

“Perché? A meno che non si sia disposti a guardare le cose in una prospettiva più ampia, non ci sono «risposte» soddisfacenti a domande del genere.”

Joan Didion, “Play It as It Lays”

L’aspetto accusatorio nascosto in ogni “perché”

“Se ti chiedessi “perché hai preso il caffé questa mattina?”, cosa mi risponderesti?”

“Perché sono abituata a farlo.”

“E poi?”

“E poi, cosa?”

“Sarebbe finita lì? Io ti chiedo “perché hai preso il caffè questa mattina?”, tu mi rispondi “perché sono abituata a farlo” e poi finirebbe lì?”

Si prende un attimo per riflettere.

“No. Comincerei a chiedermi perché me l’hai chiesto. Forse inizierei a dubitare di aver sbagliato.”

Sta già dubitando.

“Dubiti di te stessa perché sei tu. Qualcun altro avrebbe potuto mandarmi a quel paese. O avrebbe potuto aggredirmi. O avrebbe potuto chiudere il discorso con “perché mi andava” che è un chiaro: “alt! Di qui non si passa”.

Che cos’è successo con quella domanda? L’hai capito?

Siamo partite da una mia curiosità sulla tua scelta e tu sei arrivata a interrogarti se fosse la scelta giusta per te…”

Scoppia a ridere e finisce la mia frase:

“Se mi avessi lasciata andare avanti avrei messo in discussione la logica dell’universo tutto!”

C’è un certo sollievo nel riuscire a prendersi in giro. Un po’ di meritata comprensione che spesso concediamo agli altri e molto raramente a noi stessi.

“Cambiamo. Se ti chiedessi “per quale motivo hai preso il caffè questa mattina?”, cosa mi risponderesti?”

“Perché non riesco a partire senza caffé!”

Abbiamo solo sostituito “perché…?” con “per quale motivo…?”.

Eppure la sua risposta non è la stessa.

Ma non sono cambiate solo le parole.

Sono cambiate le sue emozioni.

Controllo che abbia capito la differenza e l’impatto che ha quel modo di parlare a se stessa.

Me lo spiega in maniera molto lucida:

“Con “perché hai preso il caffè questa mattina?” mi sentivo sulle spine. Non pensavo alla vera ragione. Pensavo a darti la risposta giusta o pensavo a dove volessi arrivare tu con quella domanda.

Con “per quale motivo hai preso il caffè questa mattina?” mi sono ritrovata catapultata in cucina, assonnata, mentre cercavo di mettermi in moto per affrontare la giornata. Ma non ci ho visto niente di male. Prima sì, mi sentivo sotto esame.”

I “perché…?” rivolti agli altri

Le sarà capitato di fare domande ad altri e voler ricevere delle risposte. Magari era sinceramente disinteressata ma si ritrovata persone sulle difensiva. Al cospetto delle loro reazioni avrà maturato dei dubbi che prima non aveva (“perché ha reagito così? cos’ha da nascondere?”)

“Per quale motivo…?” obbliga la mente (tua o degli altri) a vagliare una serie di ipotesi, con una certa serenità e curiosità.

“Cosa accadrebbe se ora ti riproponessi la domanda da cui siamo partite, ma riformulandola, ovvero: “per quale motivo ci ho messo così tanto a capire”? Cosa risponderesti?”

“Adesso vedo una sequenza di fatti. Prima mi sembrava una domanda retorica, destinata a restare senza risposta. E mi faceva soffrire. Adesso non ci soffro. Vedo cosa è accaduto. Ci sono stati sicuramente dei momenti cardine. Hai presente quando mi dici che ogni risultato è il frutto di un processo in cui ogni momento è importante? Ora ho capito cosa intendi.”

La stessa mente messa di fronte a domande diverse produce emozioni diverse e risposte diverse. Non è meraviglioso?

Uno dei motivi per cui ci ha messo così tanto a capire.

È soddisfatta. Si sente nel tono cristallino che ha ritrovato.

Io, invece, non proprio. Ho notato qualcos’altro che lei non ha ancora messo a fuoco.

“Bisognerebbe affrontare la questione dei “perché…?” che non chiedi consapevolmente. Come fai a raggiungere degli obiettivi senza raccogliere delle informazioni basilari che sai benissimo di dover avere?

Fra i motivi per cui ci hai messo “così tanto a capire” c’è proprio la tua paura delle risposte a certe domande. Non credi?”

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