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Perché sei ancora in panchina?

Tempo di lettura: 3 minuti

Pensavo alla condizione di “essere in panchina” ad aspettare di essere chiamati a dare il proprio contributo alla partita.

storie di coaching essere in panchina
Photo by Martin Péchy

Ci sono i giocatori che si fanno condizionare negativamente da com’è andata la sfida prima del loro ingresso in campo e ce ne sono altri che se ne fregano di come è andata prima di loro.

Di solito, questi ultimi sono quelli che puntano a dare il meglio di sé a prescindere da tutto, da ciò che è stato in passato. Sono sempre loro che smettono di essere panchinari e diventano titolari.

La metafora sportiva è un buon modo per allargare il punto di vista sulla propria vita. Si può “essere in panchina” sul lavoro perché non si è ancora stati chiamati a un determinato ruolo o perché si sta ancora cercando un lavoro (la condizione di “in attesa di occupazione” non è così diversa dal concetto di “essere in panchina”, vero?)

Si può “essere in panchina” in amore perché si sta ancora cercando la persona con cui costruire qualcosa di concreto.

Tutte situazioni in cui ci si chiede “cosa sto sbagliando?” o “cosa mi manca?” e spesso non si riesce a trovare una risposta.

Mentre scrivo mi passano davanti i visi delle persone a cui mi sto ispirando.

So che la loro panchina non durerà ancora molto.

Qui invece mi interessa tornare sulla metafora sportiva perché quell’approccio mentale è determinante anche in altri settori.

Un’opportunità, prima o poi, arriva a tutti.

Come te la giocherai?

L’opinione che hai di ciò che è stato “prima” è determinante sulla tua performance “presente”.

Se pensi

  • “non ho mai concluso nulla di buono”
  • “mi hanno messo in campo perché non c’era niente di meglio”
  • “la partita è già persa ed è ininfluente ciò che farò io”
  • “ci ho già provato ed ho fallito”

allora sprecherai l’occasione di mettere in mostra i tuoi talenti.

Un atteggiamento migliore è quello di pensare che “questa mia partita inizia ora.”

“Questa”, perché delimiti il settore su cui devi canalizzare le risorse.

“Mia”, perché quello è il tuo momento. Non è più il tempo degli altri.

“Ora”, perché è esattamente questo il momento (né prima né dopo).

“Prima” è il focus sbagliato. “Gli altri” è il focus sbagliato. Le “altre mie esperienze negative” è il focus sbagliato.

Io + ora + in questo campo è il focus giusto.

Te lo spiego in un altro modo?

Se non è “io”, ma è “loro”, non ti concentri su cosa puoi dare tu, su ciò che hai di speciale solo tu. Magari, addirittura, pensi che sia speciale ciò che hanno gli altri (e non hai tu) quando quello che servirebbe è proprio ciò che hai tu (e non gli altri). Rimarrà la sensazione che non sei pronto/a per il campo e resterai sempre in panchina.

Se non è “ora”, ma è “prima”, sarai con la mente sulle situazioni del passato mentre la vita continua ad andare avanti e le situazioni evolvono. Confermerai che non sai leggere il gioco intorno a te e devi restare in panchina finché avrai imparato.

Se non è “questa partita”, ma è “le partite precedenti”, riporti in campo l’atteggiamento mentale che ti aveva fatto stare in panchina (e ti lascerà sempre in panchina).

La panchina (ora) e la panchina (in futuro).

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Photo by Darren Coleshill

Mentre sei ancora in panchina, intensifica gli allenamenti o la qualità degli allenamenti. I grandi giocatori intensificano, non mollano.

Alla prossima occasione in cui ti chiamano in campo, focalizzati su “io” + “ora” + “questa partita”.

Darai grande prova di te.

Così sceglierai di stare sulle panchine solo per rilassarti, goderti il paesaggio, pianificare nuovi traguardi.

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