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Come fai a prevedere come andrà a finire?

Tempo di lettura: 3 minuti

So già come andrà a finire!

Molto spesso non investiamo in una situazione o in un progetto o su una persona perché temiamo che sarà un investimento inutile, che sarà tempo perso e risorse sprecate.

In quei momenti ci attribuiamo delle doti predittive, fondate su esperienze passate simili (ma di certo non uguali) o sul timore dell’incerto e dello sconosciuto.

“So già come andrà a finire”, ci diciamo.

“L’ho già vista questa scena” (e, di conseguenza, come va avanti tutto il film).

Ma cosa sappiamo davvero di ciò che accadrà?

Quali variabili entreranno in gioco?

Come si muoveranno gli altri?

Ammesso che azzecchiamo la prima scena e quella successiva, cosa può modificare quelle dopo?

Eppure, tutte queste domande smettiamo di porcele appena scatta quel “so già come andrà a finire”.

Vediamo la nostra pre-visione come l’unica (emotivamente) possibile, nonostante esistano (razionalmente) altri scenari possibili.

Lei e la sua semina

Ieri una giovane donna mi diceva che sta mandando CV e “sa già” che non le risponderanno.

Come può saperlo? Sulla base delle notizie, sulla base delle esperienze passate e di ciò che anche altri le hanno pronosticato.

Eppure io so che la Donna con cui sto parlando non è più la donna del passato.

È maturata, è cresciuta, ha imparato.

Ma quando si mette in testa “so già come andrà a finire” si dimentica della sua evoluzione. Ora è più sicura di sé, più saggia, più consapevole del suo valore, forte del saper fare feedback in ogni situazione.

Quando si mette in testa “so già come andrà a finire” si scorda che non sa davvero in che modo tutte le variabili che abbiamo cambiato in questo arco tempo modificheranno quel finale e di quanto la sua crescita di questi anni la renderà molto più concorrenziale al momento della selezione.

“So già come andrà a finire” è lo scenario delle menti poco creative.

Mentre la vita è creativa, dannatamente creativa. Nel bene e nel male, per fortuna e purtroppo.

Investire impegno e fiducia fa più paura che investire soldi.

Credere che la nostra intuizione è giusta, credere di essere all’altezza di un compito, credere che qualcuno ci amerà.

Tutto questo implica il dover accantonare “so già come andrà a finire” e darsi la possibilità che quel finale si costruisca momento dopo momento e può anche cambiare momento dopo momento.

Con una buona dose di incertezza, ma pure di opportunità.

Lui e la sua (r) assicurazione

E qui arriviamo allo spunto di riflessione che ho dato a un giovane Uomo.

Per come abbiamo impostato l’obiettivo, l’impegno che mette nel suo progetto è come una rata di un’assicurazione.

È una crescita a prescindere da “come andrà a finire”.

Si impegna a tenere duro malgrado le difficoltà. Questa è una rata assicurativa. La versa ora e servirà sempre nella vita.

Si impegna a migliorare il suo rapporto con gli altri. Anche questa è una rata assicurativa. La versa ora e servirà sempre nella vita.

S’impegna a resistere ai momenti di scoraggiamento. Pure questa è una rata assicurativa. Paga ora e servirà sempre nella vita.

Prende precauzioni per evitare che quel finale temuto si materializzi. Altra rata assicurativa. Servirà sempre nella vita questo approccio.

Comunque vadano le cose, tutte le sue azioni sono impostate in modo tale da farlo crescere e migliorare.

Se “andrà a finire bene”, si godrà quel traguardo che desidera.

Se “andrà a finire male”, se ci sarà l’incidente che lo spaventa tanto e non vorrebbe mai, la sua “assicurazione mentale” lo risarcirà.

E in fondo, ammettiamolo: “so già come andrà a finire” è quel finale che non vediamo l’ora di smentire seppure siamo noi stessi ad averlo ipotizzato. Ma è il modo più entusiasmante di sbagliarsi.

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