Il diritto di contare e far parte esattamente come tutti gli altri

Ognuno di noi hai il diritto di esprimere le proprie idee o il proprio potenziale, nel rispetto delle regole e degli altri. Eppure è frequente che le persone si auto escludano con i propri pensieri da ciò che è loro già riconosciuto dalla legge o dal posto di lavoro o dalla società.

Immagina un parco pubblico, con gli orari di ingresso appesi all’ingresso.

Certo, non puoi accedere quando il cancello è chiuso. Ma dal momento dell’apertura fino alla chiusura, puoi entrare, passeggiare, leggere, fare capriole, incontrare persone, fare sport. Se ti fermi sulla soglia e non hai il coraggio di fare quel passo che ti consente di usufruire di un diritto che ti è riconosciuto, allora c’è qualcosa che sta limitando la qualità della tua vita.

“C’è un lavoro che stiamo portando avanti. Prima di contattarci, i clienti non conoscevano né me né lui. Ma il loro punto di riferimento è lui (si avverte che ha più esperienza). Tante volte mi è stato chiesto “e tu cosa stai facendo?” e io ho risposto: “niente” perché è così che mi sento.

Ti vuoi guadagnare una partecipazione ad un progetto che è già in corso d’opera e che si avvantaggia già del tuo contributo. Eppure dici che non stai facendoniente.

Certo che è un “niente” sostanzioso visto che i lavori vanno avanti, non trovi?

“Io non mi sento parte di quella struttura.”

Sono gli altri ad escluderti?

No.

Gli altri ti hanno messo in squadra perché hanno visto le tue capacità e il contributo che avresti potuto dare.

Stanno cercando di rassicurarti sul tuo valore, ma è come se parlassero a un muro.

Un giorno si stancheranno di dirti che sei indispensabile perché capiranno che la loro è una fatica vana. Forse quel giorno è già arrivato perché cominciano già a lanciarti segnali del tipo:

“Non sappiamo più come dirtelo che sei importante!”

Perché non ti senti parte del team?

Non mi sento all’altezza. A volte reagisco male. Durante la presentazione, io non sono stata completamente calcolata. A un certo punto mi sono alzata e ho detto: “va bene, io ho un altro appuntamento.”

Assorbo, assorbo e poi scoppio.

“Che ci sto a fare?”, mi chiedo. Tanto che ci sono o non ci sono non cambia nulla.”

Sei presente fisicamente, ma non sei presente con la testa che è tutta occupata a pensare:

“Non valgo niente.

Non sono capace.

Mi sto perdendo l’occasione di dimostrare che valgo qualcosa.

Quando si fa una domanda, non si rivolgono mai a me.

Nessuno mi guarda.

Nessuno mi guarda perché sono incapace e non ho esperienza o perché fondamentalmente io sono veramente incapace?”

Mentre mi raccontavi mi sono messa nei panni dei tuoi clienti.

Vedevo una persona estraniata dal contesto, tutta assorbita a interrogare se stessa.

Io, al loro posto, non ti avrei fatto una domanda perché ti avrei vista impegnata fra te e te. Il problema se sei capace o no, non me lo sarei neppure posto. Piuttosto mi sarei chiesta:

“Cosa le sarà successo?

Avrà problemi personali?

Cosa può essere così importante da non considerare me, che sono sua cliente?”

E finalmente l’hai detto su cosa eri davvero concentrata.

“Non ho il diritto di essere parte del team, di essere presa in considerazione, di farmi notare!”

Davvero? E chi l’ha stabilito se non tu, in base ai tuoi criteri?

Cosa ti servirebbe per sentirti in diritto di…?

“Per avere il diritto io devo sentirmi una di

Una dei presenti, una dei professionisti, una della squadra, una degli amici, una di…

Con gli stessi diritti degli altri, né più né meno.”

 

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Esatto.

“Una di…”

Per riuscirci deve stare molto attenta al modo in cui orienta i suoi pensieri.

“Adesso, quando “ti senti nessuno”, ti estranei (non sei presente con la mente), ti monta la rabbia dentro perché sei consapevole che stai sprecando un’opportunità di essere vista nel tuo valore, gli altri vanno avanti (e tu ti perdi i pezzi), sbotti ed entri a gamba tesa dando una brutta immagine di te come professionista. Da domani, quando “ti senti nessuno”, devi subito correggerti con “sono una di…”

Partiamo da questo: dal metterti nella condizione di sentirti nel diritto di…”

Non siamo ancora al traguardo finale. 

Un giorno si sentirà importante, indispensabile, determinante. 

Questo era il primo passo, fondamentale, da cui partire questo bellissimo viaggio.

In fondo, è un suo diritto sentirsi ed essere una grande professionista!

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