Cookie Policy È talento sprecato solo fino al momento in cui impari a metterlo a frutto
Home » Emozioni » Fiducia » È talento sprecato solo fino al momento in cui impari a metterlo a frutto

È talento sprecato solo fino al momento in cui impari a metterlo a frutto

Tempo di lettura: 4 minuti

Io ho dei problemi seri con il talento sprecato.

Nel senso che mi dà fastidio vedere che non venga messo a frutto, mi irrita che le persone accettino di non coltivarlo, mi fa arrabbiare la moda di valorizzare gli insuccessi o le incapacità come fossero un motivo di vanto.

È talento sprecato fino al momento in cui decidi di metterlo a frutto
Photo by Zachary Staines

C’è un capitolo del libro Fuoriclasse di Malcom Gladwell che termina, più o meno con questo concetto:

“Erano talenti sprecati ma avrebbero potuto non esserlo.”

La tristezza che mi mette addosso questa frase è compensata dal mio sapere che lo spreco dura finché si smette di accettare che vada disperso e si decide di cambiare atteggiamento nei suoi confronti.

Non voglio illudere nessuno, per carità. Quel capitolo si intitola “il problema del genio”. Non siamo tutti dei “geni”, così come non tutti abbiamo un talento fuori dalla norma.

Però tutti abbiamo qualcosa che ci rende speciali, che ci rende unici e che, se decidiamo di svilupparlo e valorizzarlo, ci consente di distinguerci.

Il talento sprecato perché sottovalutato o ignorato

Qualche giorno fa ero in sessione di coaching con una coppia che ha un progetto di cui vorrebbe farne una professione. Erano fermi perché sembrava che la loro idea fosse molto (troppo) simile a qualcosa che c’è già sul mercato. E avevano ragione. Ho chiesto a ognuno di loro:

“Cosa ti rende speciale? Cosa fai che nessun altro fa?”

All’inizio sembrava che nessuno dei due sapesse cosa rispondere.

Non puoi buttarti nel mare della concorrenza con questa percezione di non saper fare nulla di che, giusto? Poi per forza il tempo scorre e tu continui a rimandare senza passare mai all’azione: la tua mente sa benissimo che finché ti senti così “comune”, sarebbe un suicidio per le tue finanze e la tua autostima.

Ci siamo messi lì a tirare fuori i loro “talenti in erba” ed è stato a quel punto che è emersa la loro intuizione originale, che era davvero speciale… solo che era così fuori dal comune che l’avevano ridimensionata, fino a farla assomigliare a ciò che c’è già…

Insomma, c’è tutto un discorso sull’essersi convinti di non aver talento che condiziona poi il modo in cui decidi di agire o non agire, di prenderti il tuo spazio o di lasciarlo agli altri perché pensi abbiano qualcosa più speciale di te… ma sarà poi vero o hai “solo” imparato a credere di non avere nulla fuori dall’ordinario?

Una via per porre fine al talento sprecato

Poi c’è stata anche la sessione con un altro mio coachee: ha l’opportunità di partecipare a un concorso indetto dalla sua azienda: premio economico e possibilità di “farsi vedere”.

Si sente un “talento sprecato” dentro a quel contesto; da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, io e lui, stiamo aggiustando quella che Robert Sternberg definisce “intelligenza pratica”:

“Sapere cosa dire a chi, sapere quando è il momento di dirlo e sapere come dirlo per ottenere il massimo effetto.”

Fin dall’inizio era chiaro che aveva incanalato male la sua voglia di farsi vedere: a volte aveva strafatto, altre volte si era espresso in un modo che gli aveva creato dei nemici o l’aveva messo in una cattiva luce.

Ieri mi ha scritto:

Passare da uno stato:

“La comunicazione con te è difficile” (rapporto capo/dipendente )

a:

“La tua idea è molto interessante e se non Vinceremo subito forse Vinceremo in futuro”

Questo è un successo enorme. Ha ribaltato l’immagine che gli altri si erano costruiti di lui.

Lui non è neppure l’unico con cui abbiamo ottenuto questo risultato: diversi miei coachee sono passati da uno stato al limite del mobbing all’essere promossi o valorizzati: con tanto lavoro su di sé per arrivare ad avere il potere di cambiare anche tutto intorno.

Insomma, è un talento anche sapersi mettere in luce.

Ciò che mi infastidisce del libro di Gladwell…

Sono quasi a metà lettura e finora avverto un sotto testo che riassumerei con queste parole:

“Se non hai avuto la fortuna di nascere in contesti potenzianti, non puoi farci più nulla.”

A proposito di un’indagine sociologica svolta su bambini appartenenti a ceti sociali differenti, dice:

“Si comportavano come se avessero diritto di dar corso alle priorità individuali e di interagire attivamente in un contesto istituzionale. Sembravano a loro agio in quegli ambienti; erano disposti a condividere le informazioni e a pretendere attenzione… tra i bambini della classe media era pratica comune modificare le interazioni per adattarle alle loro priorità. Conoscevano le regole. Persino in quarta elementare i bambini della classe media davano l’idea di agire nel proprio interesse per ottenere vantaggi. Erano capaci di fare richieste specifiche a medici e insegnati perché adattassero le procedure in modo da conformale ai loro desideri.”

Mentre i “talenti sprecati”:

“Non sapevano come averla vinta, o come “personalizzare” – per usare il magnifico termine impiegato dalla Lareau – l’ambiente in cui si trovavano, per raggiungere i loro scopi.”

Ecco, credo che io e miei coachee stiamo dimostrando che se non hai avuto la fortuna di crescere in un contesto che ti ha insegnato l’intelligenza pratica, puoi cominciare ad impararla.

Stanno cambiando loro stessi, la loro comunicazione, stanno “personalizzando il loro ambiente”.

Sono d’accordo quando Gladwell dice:

“Non ha mai saputo di avere dei diritti. Gli hanno insegnato cos’è la coercizione. Sembra una cosa da poco, ma fu un ostacolo invalidante per farsi largo nel mondo.”

Oh sì. Non sapere di avere diritti, è davvero un ostacolo invalidante.

Come puoi farti largo nel mondo se non sai che è un tuo diritto?

Quando qualcuno mi dice “è mio diritto essere felice”, “è mio diritto farmi sentire”, … mi si riempie il cuore.

Non è affatto una frase scontata.

Per qualcuno può esserlo, certo, perché è cresciuto in un contesto culturale in cui è stato rimarcato questo concetto; per qualcun altro, invece, un’affermazione di quel tipo è una conquista. E che conquista, oltretutto.

A onor del vero, quel capitolo termina con questa frase:

“Aveva dovuto farsi strada da solo e nessuno – né una rockstar, né un atleta professionista, né un miliardario del software e neppure un genio – può farcela da solo.”

Non ho voglia di ripetermi. Ho già scritto un post centrato sul concetto che la mentalità vincente va costruitaIl talento sprecato è spesso conseguenza di un contesto che non ti ha aiutato a riconoscerlo e a valorizzarlo. Sarebbe ora di frequentare chi ti aiuta a notarlo, non credi anche tu?

Share this:

Iscriviti alla newsletter!

Ogni settimana un nuovo articolo con l’aggiornamento di un percorso.

error: Content is protected !!
Torna su