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Usare la resilienza per superare i momenti di stanchezza nelle relazioni

Tempo di lettura: 3 minuti

Anche le difficoltà nelle relazioni possono portare stanchezza.  È proprio in quei momenti che abbiamo bisogno di tanta, tanta resilienza.

Mi pare sempre utile andare a riprendere la definizione di Pietro Trabucchi in “Resisto dunque sono”:

“Desidero però dare fin d’ora la mia definizione personale di resilienza: la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino. Il verbo “persistere” indica l’idea di una motivazione che rimane salda. Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a leggere gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.”

La speranza, certo.

Usare la resilienza per superare i momenti di stanchezza nelle relazioni
Photo by Tim Gouw

È quella che è venuta a mancare nella mente della persona che mi ha scritto queste righe:

“Io per tutta la mia vita mi sono distaccata da questi modelli, per lo più non dicendo niente o dicendo qualcosa talvolta, ma mai nulla di veramente pesante. Ora mi ritrovo che ne lo la palle piene, e scusa il francesismo. […] Non ne posso più. Davvero. […] E talvolta penso che non ne posso nemmeno più di cercare di fare grossi sforzi per migliorare me stessa, e allo stesso tempo continuare a non ottenere nulla di gratificante nella mia vita di tutti i giorni. Mi ritrovo sempre sola, e non so mai su chi contare veramente per darmi una parola di appoggio. […] Sono stanca di lottare sempre da sola. […] Sono stanca. Stanca. Non ne posso più. […] Non nomino nemmeno le delusioni recenti in campo “amoroso”, perché faccio finta che non esistano, anche se non è vero.”

Sarà davvero così drammatica la situazione? Sarà vero che non tira in barca nulla?

“La gente non è disturbata dalle cose in sé, ma dall’opinione che ha di esse.”

Epitteto

Forse tutta questa stanchezza dipende dal modo in cui sta interpretando ciò che accade.

È molto vero che l’etichetta che mettiamo sulle situazioni condiziona le nostre emozioni e, di conseguenza, i nostri comportamenti.

Le relazioni sono complicate. Le persone non sono sempre nel loro periodo positivo, non sono sempre disponibili ad aprirsi, non sono sempre disponibili a confrontarsi, non sono sempre disponibili a cambiare qualcosa di sé.

E questo, è ovvio, complica tutto rispetto ai tempi necessari affinché una relazione (di qualsiasi tipo) abbia i toni della naturalezza che vorrebbe chi mi ha scritto e chiunque tenga a qualcun altro.

Ripesco per l’occasione la famosa frase di Leonard Cohen:

“C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce.”

Leonard Cohen

Ecco.

Possiamo vedere le fratture con le persone come una ferita che non rimarginerà mai ed è ovvio che questa visione dei fatti carica corpo e mente di profonda stanchezza, sensazione di impotenza, di incapacità, di irrimediabilità.

Oppure possiamo vederla “alla Leonard Cohen”, come la possibilità di una nuova apertura e il via alla ricerca di una nuova soluzione per entrare in contatto, per capire e farsi capire, per apprezzare e essere apprezzati.

Cambiare l’etichetta che mettiamo alle relazioni che non ci soddisfano è la via per attivare la resilienza, annullare la stanchezza, ritrovare la forza e la creatività per riprovarci. Meglio.

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