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Loro non capiscono o sei tu che non riesci a farti capire?

Tempo di lettura: 3 Minuti

“Loro non capiscono”, “lui/lei non ascolta”, “tu non mi fai parlare”, “voi…”

loro non capiscono o io non riesco a farmi capire?

È sempre colpa degli altri?

Ma no, non è questo che intendevi. Dare la colpa agli altri non fa parte del tuo modo di essere. Eppure ti esprimi così.

Sì, lo so. Sono puntigliosa sull’uso delle parole.

Ma sai che c’è? Messa così, che figura ci fai tu?

Rileggi:

“Loro non mi capiscono…”

Uhm. Tu dove sei? Che ruolo hai? Come ti vedi da fuori?

“Lui/lei non mi ascolta…”

Eh. Tu cosa stai facendo mentre gli altri non ti ascoltano? Come ti senti in quel momento? Dove sono i tuoi pensieri?

“Tu non mi fai parlare…”

Io. E tu? Cosa stai facendo nel frattempo, a parte lamentarti e piangerti addosso?

Sai qual è la cosa più divertente? Se qualcun altro facesse ciò che stai facendo tu ora, penseresti le stesse cose che sto pensando io:

“Piantala di lamentarti! Correggi! Trova un modo!”

“Trovare un modo per far capire coloro che non capiscono? E come?”

Prova ad esprimere lo stesso concetto ma cambiando il soggetto della frase.

Togli “gli altri” dal centro dell’attenzione e mettici “io”.

Proviamo:

“Io non riesco a far valere i miei spazi all’interno del dialogo”, “io non riesco a farmi ascoltare”, “io non riesco a farmi considerare”, …

Oh, sarà pure un ruolo in cui non hai ancora i risultati che vorresti, ma vedi com’è quasi tutto nelle tue mani, nel bene e nel male?

Questo perché nella formulazione “loro/lei/lui/tu” sembra che tu sia impotente, che tu non possa fare nulla per cambiare le cose (è tutto delegato) e, oltretutto, sembra pure che tu voglia dare la colpa del tuo insuccesso comunicativo a loro (anche se sappiamo benissimo che non è così nelle tue intenzioni).

L’approccio “io”, in prima persona, ti pone al centro del cambiamento.

Sei tu che ti chiedi cosa non funziona, sei tu che ragioni su cosa e come cambiare.

Facile? Ma no, assolutamente no!

Con te al centro, con te che diventi parte attiva nell’orientare la comunicazione, è anche tutto più impegnativo (almeno all’inizio).

Vuoi davvero avere lo spazio per parlare? Come puoi aspettarti che te lo diano, se li hai abituati a raccontare sempre poco di te? Da cosa dovrebbero capire che improvvisamente ti è nata tutta questa voglia di condividere le tue esperienze? Davvero credi basti quel tuo timido accenno che subito hai lasciato morire, mortificandolo sul nascere?

Vuoi davvero sentirti ascoltato/a? Quanti modi conosci per farti ascoltare? Sai che quando pongo questa domanda, la maggior parte delle persone mi risponde: “alzo la voce” e ok, magari è pure una battuta e ci ridiamo su insieme, ci sta. Ma poi non sa aggiungerne un altro. Finiamo per scoprire che quello è davvero l’unico che conoscono per farsi tenere in considerazione. Il che, se ci pensi, è un po’ come saper cucinare solo gli spaghetti in bianco e poi lamentarsi se nessuno vuol venire a cena da te…

Vuoi davvero sentirti capito/a? Quasi certamente capivano la vecchia persona che eri, ma è alquanto improbabile che capiscano la nuova persona che stai diventando. Almeno finché non ti presenti nel modo in cui vuoi presentarti (vedi i due punti precedenti). Allora sì, ti capiranno e sarai tu ad aver permesso che tutto questo avvenisse.

Non puoi (non puoi assolutamente!) metterti là con quelle espressioni:

“Loro non capiscono…/ tu non…/ lui/lei…”

e chiuderti nel tuo angolino aspettandoti che gli altri facciano i passi necessari.

Questa opzione non esiste! E non esiste perché sei tu che vuoi un nuovo rapporto, non sono loro a volerlo. Loro ti apprezzano già come sei. Sono abituati a te che non parlavi o parlavi poco, non ti confidavi o ti confidavi poco, … E a loro stava benissimo così. Sei tu che ti sentivi a disagio in quella condizione e sei tu che ora senti l’esigenza di farti apprezzare diversamente.

Devi rieducarli alla nuova convivenza con te.

La relazione che avevi prima con gli altri era basata su un certo equilibrio in cui tu avevi certi comportamenti e loro degli altri, tu avevi i tuoi tempi e loro degli altri, tu avevi i tuoi spazi e loro degli altri.

Spostare un equilibrio in un rapporto è un po’ come smuovere la terra sotto i piedi dell’altra persona. Si chiederà se è un terremoto leggero o se è una scossa di cui preoccuparsi. Avrà un momento di smarrimento (più o meno lungo). E tu devi capirlo quello smarrimento, non puoi ignorarlo né sottovalutarlo.

Ma poi, sullo stile di questo nuovo approccio, guarda che bello… Puoi passare da:

“Loro sono rimasti spiazzati dal mio cambiamento”

a

“Io posso guidarli ad apprezzare il mio cambiamento”

Vedi come, ad ogni variazione espressiva, migliora il tuo ruolo e la tua immagine rispetto agli altri?

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