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La manager recupera il femminile per stare al timone

Tempo di lettura: 3 Minuti

Manager e donna tosta. Un mese e mezzo fa mi parlò per la prima volta delle sue difficoltà.

A dire il vero, passò circa 5 minuti a descrivermi il problema e altri 40 minuti a sostenere tutte le cose giuste che stava facendo. Ricordo di aver buttato un occhio all’orario: mancavano 15 minuti alla fine della sessione conoscitiva e ancora non era stata onesta né con se stessa né con me.

«Io non ho capito perché mi hai contattata. Da quel che dici, sì hai delle difficoltà, ma hai tutto sotto controllo, affermi di aver già trovato tutte le soluzioni. Non capisco in che modo potrei esserti utile…»

Qualche minuto dopo, stava piangendo di quei pianti tanto, tanto liberatori.

Sono stata dura, ma non tanto quanto lo era stata lei, con se stessa.

Le donne come (era) lei non si sentono autorizzate a mollare, ma dentro sentono profondamente il bisogno di poterlo fare.

Le donne come (era) lei devono intervenire sempre, essere pronte a tutte le emergenze, rivelarsi all’altezza di ogni difficoltà.

Senza contare che le donne come (era) lei si danno, ci sono per tutti, arrivano a fare l’impossibile e alla sera, quando si fermano, si dicono:

“Non porto a casa niente”

Le donne come (era) lei, il giorno dopo, si rialzano, si truccano, affrontano tutto con la convinzione che sono loro a essere sbagliate e allora via, di nuovo, a impegnarsi affannosamente intrappolate nel bisogno di dimostrare il loro valore.

Il 1 aprile, il giorno dopo la prima vera sessione, la manager mi mandò una mail di pochissime righe:

“Ho consegnato la mia lettera di dimissioni da Presidente. Non ha più senso che io svolga un ruolo che nessuno sa riconoscere e rispettare.”

Una manager con un coraggio enorme

Aveva capito che, in quanto manager, doveva mettere in difficoltà la sua stessa creatura, l’azienda a cui si era dedicata anima e corpo, proprio per salvarla.

“È necessario un cambio di rotta ma costruttiva per tutti e vedere questo caos aziendale come un grido di aiuto per guardare in faccia quello che non va bene perché spesso le persone non hanno il tempo per pensare.

Come ho detto oggi è ora di apprendere la pazienza, un’ottimizzazione del tempo costruttiva.”

Sono seguiti giorni spinosi, come era prevedibile.

Giorni in cui le persone a cui lei aveva cercato, per anni, di evitare il dolore si sono trovate di fronte a uno specchio impietoso che mostrava tutti i loro difetti, tutte le loro incapacità.

Momenti in cui lei si è fermata e ha realizzato che non si era accorta di essere cresciuta così tanto negli ultimi anni mentre tutti gli altri erano rimasti fermi.

Istanti in cui ha capito che

“L’errore ci sta!”

Tutti sanno la teoria che bisogna accettare gli errori e imparare dagli errori. Ma la pratica è un’altra cosa, la vita reale è un’altra cosa.

Quando sei davvero nell’ottica in cui benedici ogni errore, vuol dire che ti viene naturale come respirare e che di errori ne hai già masticati un bel po’ e nel modo giusto.

10 giorni fa, la sua rielezione.

Abbiamo messo in discussione tutte le sue convinzioni che le impedivano di far emergere la parte migliore di sé.

Ora sa lasciare spazio, sa vedere un vantaggio in ogni critica, sa fare un passo indietro per consentire agli altri di mettere in luce le loro fragilità perché, esattamente come accadde fra me e lei, lo spiacevole deve essere accettato per potersi avviare sulla strada del piacevole.

Recuperare il femminile nel ruolo di manager è vantaggioso

“Ciao Paola,

Si è avviata una nuova gestione e recuperare il femminile per stare al timone mi piace molto di più del maschile di cui fino a ieri ne avevo indossati i panni.

Stamattina è fantastico guardare l’azienda, le persone che si muovono, che trovano il tempo per fermarsi a parlare. L’ho associato ad un alveare ben organizzato ed è tutto partito in modo così semplice consigliando alla responsabile […] di andare a parlare con […] e per incanto tutto ha iniziato a muoversi.”

Si sente anche fuori.

Arriva di sicuro al mio cuore che l’accompagna con la certezza che trasformerà in fecondo tutto ciò che incontrerà nelle nuove rotte intraprese.

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