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Come evitare che la gavetta si trasformi in zavorra

Tempo di lettura: 3 minuti

La gavetta è necessaria, specie quando si tratta di alcune professioni creative, come quella del canto. Ma fino a che punto? Come accelerare i tempi, riducendola?

«Stavamo registrando la canzone nuova e mi sembrava una tale lagna… Gliel’ho anche detto!»

«E lui? Cos’ha risposto?»

«Siamo scoppiati a ridere tutti e due!»

Ha fatto bene. I momenti dedicati alla creatività devono essere sgombri da critiche. Sdrammatizzare è un buon modo per liberarsene velocemente e tornare a essere liberi di esprimersi.

«E poi?»

«Poi quando ho riascoltato l’inciso è tornata quella sensazione di piagnisteo noioso e ho stoppato…»

«E sei andata a mettere su l’acqua per la pasta…»

«Ahah! Più o meno! Come mi conosci bene, coach…»

Questo invece è un errore

Come evitare che la gavetta si trasformi in zavorra

Non importa a quale opera era dedicata la tua libertà d’espressione: un libro, un articolo, un piano d’azione, un obiettivo, un disegno tecnico, la scenografia di un film, un CV, un video, un oggetto, un prototipo, …

Quando hai concluso la fase puramente creativa, passi necessariamente a quella in cui trovi i difetti al tuo lavoro.

Questo è proprio il momento in cui devono venire fuori tutti, anche se ti fa male ascoltarli. Devi annotarli tutti, anche se ti angoscia vedere quella lista che cresce.

Sia chiaro. Questo discorso vale sia per le critiche fatte fra sé e sé, sia per quelle che provengono dagli altri.

«E poi?»

«E poi sono stata con il mal di testa per tutto il weekend con una nuvoletta davanti piena di pensieri che si affollavano e si mescolavano… tutte le cose che non mi piacciono di quella canzone…»

Già. Le critiche, se non le ascolti, fanno proprio così. Girano, rigirano, bussano, ti tormentano, si manifestano nel corpo. Possono andare avanti all’infinito, con un unico scopo:

Avere la tua attenzione per ridurre i tempi di gavetta.

«Che dici? Facciamo un feedback al volo su questa pessima abitudine di mettere la testa sotto la sabbia?»

«Uff… Cosa ho fatto e non avrei dovuto fare? Non avrei dovuto cambiare completamente discorso senza capire cosa l’aveva provocato. Cosa non ho fatto e avrei potuto fare? Avrei potuto riascoltarla cercando di capire cosa non andava, segnarmi le critiche e poi superarle usando lo strumento che mi ha dato una certa coach… Una a caso, eh…»

Esatto. Conclusa la fase creativa, stilato l’elenco di tutte le critiche al tuo operato, le prendi una per una e le affronti.

«Cosa vuol dirti quel “mi sembra una lagna”? Come vuoi farti notare? Cosa stai trascurando?»

«Vuole mettermi in guardia dal genere. Mi sono adattata alle canzoni che lui aveva già scritto, ma non sono vicine a quello che vorrei fare io… Vuole farmi notare che devo riparlare con lui del genere che vogliamo fare…»

Perfetto. Questo processo:

  1. Fase creativa
  2. Individuazione delle critiche
  3. Ascolto delle critiche e integrazione nell’obiettivo
  4. Nuovi input per migliorare

Ti consente di…

«Evitare che la gavetta (iniziale) si trasformi in una zavorra (a tempo indefinito)»

«Esatto! Ogni canzone incisa porterà a un miglioramento esponenziale, tuo e degli altri membri del gruppo. Se non lo fate, rischiate di arenarvi sugli stessi errori, non vedere risultati, demotivarvi, perdere fiducia nelle vostre capacità, … 

Se non correggete il tiro subito, il rischio di entrare in un processo negativo (che non auguro a nessuno) è altissimo…»

«Sai di cosa mi sono accorta, coach? Che pretendevo molto da me stessa, l’ho sempre fatto. Ma lo facevo in modo dispersivo

«E così, invece?»

«Così continuo a pretendere molto da me stessa e lo faccio in modo costruttivo

«Yesssss! Siamo una squadra fortissima!»

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