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La costruzione dell’autostima del brutto anatroccolo

Tempo di lettura: 4 minuti

Chi non si è mai sentito un brutto anatroccolo?

Nel RafforzaMenti è stata lanciata una domanda interessante:

“Voi vi sentite belli fisicamente? Se sì… quanto incide sulla vostra autostima? Se no… quanto ha influenzato la vostra non autostima?”

Specchio, specchio delle mie brame

Da brutto anatroccolo a bellezza straordinaria

Io non mi sono piaciuta per un sacco di anni, ma veramente tanti. A nulla serviva che dall’esterno mi si dicesse il contrario.

Le convinzioni sono membrane (quasi) impermeabili che non lasciano entrare i feedback, anzi (spesso) li rimbalzano al mittente.

Ma se dovessi dire che la mia bassa autostima era legata al fatto che non mi piacessi, direi una fesseria. Si influenzavano, questo è vero, ma viaggiavano su percorsi autonomi salvo quando decidevano di allearsi per segarmi le gambe nei momenti meno appropriati.

Dire che ci stavo male è usare un eufemismo. Perché l’apparenza in questa società conta eccome e, per quanto fossi donna di sinistra che cercava di raccontarsela, mi scontravo con una realtà che mi diceva l’esatto opposto.

Aggiungo un altro tassello: quella famosa frase di Einstein:

“Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”

Un giorno decisi di farmi fare una consulenza d’immagine che, per chi non lo sapesse, serve a dirti quali tipi di abiti e colori valorizzano il tuo corpo e il tuo viso. Quel sorriso riflesso in quello specchio me lo ricordo ancora: ero io ma non ero io.

Senza intervenire praticamente con nulla. Solo (solo?) c’era qualcuno che aveva saputo vedere il potenziale del mio corpo e abbinarlo alle sue conoscenze stilistiche per valorizzarlo.

Qualcosa che sembra semplice, ma di semplice non ha nulla perché è frutto di tanto studio, passione, impegno, capacità, intuito e forse anche un po’ di genialità.

Quando alla fine di ogni sessione mi dite:

“Maddai! Era così facile?!”

dopo che per anni vi eravate tenuti la sensazione che non ci si potesse fare nulla, accettando il problema, in quel momento siete davanti a uno specchio che vi rimanda un’immagine nuova di voi stessi.

Determinante è stato il passaggio prima: chiunque si senta brutto anattroccolo deve smettere di accettare il problema e cominciare a voler scoprire e svelare il proprio potenziale prima di tutto a sé e poi, se lo si desidera, anche al mondo.

Non mi credi? Andiamo alla ricerca di qualche altro brutto anatroccolo…

Questo è un esercizio interessante da fare quando non ci si piace: cercare degli esempi di persone che riescono in quello che a noi sembra impossibile. Posso suggerirtene qualcuno? C’è lei: 

Ogni volta che la vedo, mi chiedo:

«Quante donne, al suo posto, avrebbero costruito una carriera da modella? Quante avrebbero preferito usare il “difetto” come pretesto per sentirsi svalorizzate? Quanto deve essere forte l’autostima di questa donna per valorizzare ciò che altri maschererebbero?»

Lei è una in un universo di persone che fanno altrettanto con ciò che la vita ha dato (o tolto) loro. Un’altra è Viktoria Modesta, ma anche la nostra italiana Giusy Versace non è da meno.

Quel nesso fra “bassa autostima” e “poca bellezza”/”difetto fisico” è un collegamento che creiamo noi, forse per avere qualcosa a cui addossare una colpa, un pretesto per non vedere altro.

Perché allo specchio, guardi le linee, le forme, i colori ma spesso vedi molto di più.

Vedi l’insoddisfazione, la rabbia, la frustrazione, il peso delle situazioni, le ferite che la vita ti ha lasciato addosso…

Però si influenzano, questo sì. Se decidi di metterti a dieta, o di andare dal parrucchiere o di fare palestra… un pochino si rafforza anche l’autostima. Solo che è spesso un rafforzamento temporaneo perché in qualche modo è legato all’opinione degli altri su di te. Per capirci, basta un chilo in più o un capello fuori posto per renderti di nuovo fragile.

Io credo nell’integrazione degli approcci.

Può servirti qualcuno che ti insegna a vestirti mentre lavori anche sulle convinzioni che ti impediscono di piacerti.

Così come puoi avere un trainer in palestra mentre ti fai anche aiutare a non dipendere dal giudizio esterno per sentirti bene.

Se non lavori su entrambi gli aspetti (e tutti l’abbiamo fatto, prima o poi), dopo un po’ molli, butti via i risultati che avevi raggiunto, sprechi tempo e soldi. Ti sembra intelligente? A me no.

A me piacciono i risultati solidi, quelli che sanno essere inossidabili ai segni del tempo.

Da brutto anatroccolo a bellezza in divenire…

A proposito di bellezza, c’è una canzone di Ludovico Einaudi:
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=TCGvZCbcE0Q]

Vorrei che chi non si piace (in senso lato), chi ha una bassa considerazione di sé, approcciasse la situazione così: “in divenire“.

Definendo il suo obiettivo, facendosi aiutare a vedere il proprio potenziale e a valorizzarlo e con la consapevolezza che “magari non ho ancora i risultati che vorrei ma ci sto lavorando”.

Se oggi mi vedo meglio nello specchio, è certo merito di chi mi ha insegnato a valorizzarmi ed è anche merito mio perché sono implacabile nel prendermi cura della qualità dei pensieri, ogni istante, ogni giorno.

Nessuno è brutto anatroccolo per sempre, se decide di prendersi cura di sé e valorizzarsi.

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