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Quando tutto sembra fermo e hai la sensazione che “non cambia niente”

Tempo di lettura: 3 minuti

“Tanto non cambia niente”. Ci sono momenti della vita in cui tutto pare fermo e gira per la testa quella frase sconsolante. Non perché non ci stiamo impegnando. Se non lo stessimo facendo, se non stessimo mettendo in campo le nostre forze e le nostre energie, probabilmente non vivremmo così male la stasi.

No. La frustrazione nasce proprio dalla percezione che i nostri sforzi siano vani.

Percezione“, sottolineo.

Non cambia niente o è solo una mia sensazione

Ora ti dimostro perché metto il punto su questo aspetto.
Prendiamo una bella scatola di Lego, con tanti pezzi colorati.

Ogni pezzo rappresenta un’azione che hai messo in atto da quando sei al mondo.

Qualcuno se ne sta lì per conto suo, altri sono agganciati insieme; qualche assemblaggio ha un senso compiuto, altri sono a diversi stadi di completamento.

Ogni pezzo ha un colore. Attribuiamo il rosso alle azioni andate a buon fine, il blu a quelle di cui stiamo aspettando risposta, il giallo a quelle che non sono andate né bene né male, il nero a quelle proprio disastrose.

Abbiamo anche il trasparente: quello lo usiamo per le azioni che mi ricordano la citazione di Taleb:

“L’assenza di prove non è la prova dell’assenza”.

Sono tutte quelle azioni che magari sono andate a buon fine ma dall’altra parte abbiamo qualcuno che non vuole farcelo sapere (per tutta una serie di motivi suoi). Per capirci, diciamo che leggi questo post e non lo ricondividi o non metti “mi piace”. L’assenza di un segnale che testimonia che l’hai letto non è la prova che non l’hai letto.

Ti ricorda qualcosa tutto questo?

Sono certa di sì: sai benissimo a chi collegare le trasparenze nella tua vita… (Fra l’altro, sono fra le principali cause del pensare che “tanto non cambia niente”…)

Cosa fa la tua mente quando tutto sembra fermo e hai l’impressione che non cambia niente?

Ignora le costruzioni compiute, si focalizza su quelle parziali, e infine, non contenta, pesca solo ed esclusivamente i mattoncini neri e quelli trasparenti. Se vuole darti un po’ di tregua, prende anche quelli gialli, via, con un gesto di generosità.

Quando l’intensità dell’emozione è davvero troppo forte, la tua mano resta inerte o va addirittura a cercare, ravanare, scavare nella scatola finché trova altri mattoncini neri. Ce n’è sempre qualcuno seppellito…

L’immagine del fallimento possiamo figurarcela così: come l’assemblaggio di tutto quel nero e trasparente. L’immagine dell’inutilità così: pezzi assemblati senza un senso compiuto, gettati in mezzo ad altri spaiati.

Se posso citare di nuovo Taleb, siamo vittime della nostra “fallacia narrativa“:

“Tale fallacia è associata alla nostra vulnerabilità all’eccesso di interpretazione e alla nostra predilezione per le storie coerenti rispetto alle verità grezze. Essa distorce notevolmente la nostra rappresentazione mentale del mondo e diventa particolarmente grave quando c’è di mezzo l’evento raro.”

Nassim Nicholas Taleb

Che cosa significa?

Significa che, se l’esperienza o la cultura in cui siamo immersi ci hanno insegnato a prendere solo i mattoncini neri, andremo a cercare solo quelli in mezzo a una marea di altri colori. Come se il rosso, il giallo, il verde, il blu fossero invisibili ai nostri occhi e non potessero integrarsi con il nero e il trasparente. Come se non sapessimo che ogni casa ha passato anni in cui, guardandola da fuori, era oggettivamente incompiuta prima di essere compiuta.

Ecco. Questo è l’inganno che la mente fa a noi stessi e noi ci caschiamo con piedi, gambe, tronco e testa.

Percezione“, appunto, che “non cambia niente”.

Quello che ci dimentichiamo in quei momenti, mentre fissiamo l’assemblaggio che giudichiamo sconsolante, è che possiamo educare i nostri occhi e guidare la nostra mano.

Possiamo dir loro:

“Ehi, se ruotate un po’, vedete anche altri colori e altre forme… Uh! Prendi qualcuno di quelli rossi, perdinci! Aggiungine qualcuno di quelli verdi… Quei gialli, in fondo, sono indispensabili per dare colore a questo palazzo di 50 piani…”

Un’ultima cosa vorrei farti presente.

Scegli” è la parola su cui devi fissare l’attenzione.

Scegli di vedere alcuni colori piuttosto che altri, scegli di prendere un mattoncino piuttosto che un altro. La varietà dei colori che hai nella tua scatola dipende molto da questa scelta.

Quando sei preda delle emozioni negative, produci azioni con risultati pessimi. Altro nero che si aggiunge.

Se vuoi altri colori, se vuoi arrivare prima a vedere le costruzioni finite, devi imparare l’abilità di motivarti anche quando tutto ciò che fai sembra infruttuoso. E anche questo cambiamento sarà la dimostrazione che ti inganni quando pensi che “non cambia niente”…

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