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Non mollare! Usa la resilienza per continuare a cercare soluzioni!

Tempo di lettura: 4 minuti

La resilienza è utile e si può allenare. In alcune circostanze è l’abilità che fa la differenza per non mollare. In altre, invece, può trarci in inganno.

«Se riprendo e lo faccio contro voglia, mi sforzo. Se non riprendo, mi sembra di mollare e di fallire su quel versante…

Che brutto fare qualcosa contro voglia. È faticoso, è stancante e, anche se non te ne accorgi, la mancanza di entusiasmo si materializza nel tuo operato: viene sempre fuori qualcosa di “grigio”, “privo di energia”, “anonimo”. Blah…

Certo che, d’altra parte, anche mollare non è una prospettiva strepitosa. Un giorno potresti ritrovarti a fare i conti, rimproverandoti la scelta di oggi. Questo lo sai fin da ora e già ti spaventa.

Io sono ripetitiva, lo so.
Sto sempre qui a scrivere che bisogna ascoltare le critiche, le proprie e quelle degli altri. Anche se è spesso doloroso perché ti obbliga a vedere qualcosa che non vuoi vedere, anche se è pesante perché ti forza a metterti in discussione.

Chi ha tutto questo il coraggio?

Le persone dannatamente intelligenti, le persone fottutamente determinate, le persone che sono passate dalla consapevolezza della propria fragilità all’implementare l’antifragilità.

In questo caso, abbiamo ben 2 di critiche: una dice “ti forzi” (e sa che non va bene), l’altra che dice: “ancora una volta molli e rinunci”. Noi ci soffermiamo sulla seconda perché è quella che smuove di più il moto d’orgoglio.

«Cosa vuole dirti davvero? Dove vuole andare a parare il tuo critico quando ti sgrida perché stai mollando?»
«Vuole che io dimostri a me stessa che ho la resilienza»

Cos’è la resilienza?

Lo sanno tutti da quel famosissimo libro “Resisto dunque sono” di Pietro Trabucchi che la definisce così:

“Il termine ‘resilienza’ proviene dalla metallurgia: indica, nella tecnologia metallurgica, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. Così anche in campo psicologico: la persona resiliente è l’opposto di una facilmente vulnerabile. […] Desidero però dare fin d’ora la mia definizione personale di resilienza: la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino.”

Io ho adorato quel libro. Finché ho incontrato “Antifragile” di Taleb che ho adorato ancora di più e, a proposito di resilienza, lui ha un altro punto di vista e la definisce una:

“nozione vigliacca”

perché

“soffoca i meccanismi di crescita e di evoluzione”

Ma Taleb è un provocatore e come tutti i provocatori vuole farci guardare oltre! E, infatti, seguiamo la sua scia…

Non è che, ad un certo punto del tuo cammino, hai confuso l’obiettivo?

Vuoi “arrivare al tuo traguardo” o vuoi “dimostrare di aver la resilienza”?

Starai mica diventando, senza accorgertene, il Tafazzi della situazione? Che, per chi non lo ricordasse, era questo personaggio qui:
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=G37sebmlLSQ]

Perché, da quel che pare emergere ora, l’obiettivo sembra essere diventato “dimostrare di saper resistere” invece di “arrivare”… Occhio: puoi farti davvero molto male. E, cosa che davvero non vorrei vedere, puoi impantanarti dove sei, non uscire mai dal tunnel, non arrivare mai al traguardo.

Vedi che il tuo critico ha sempre ragione?! Ti sta dicendo: ricorda qual è l’obiettivo originale!

Non mollare! Usa la resilienza per trovare le soluzioni

«Non è chiaro? Ti faccio un esempio. Sei mai andata in bici sulla sabbia? Non dico quella bagnata che è abbastanza gestibile. Quella asciutta, fine, su cui non hai nessuna aderenza… Ti è mai capitato? È una fatica enorme. Se devi dimostrare di essere resiliente, pur di non mollare, puoi provare a spingere comunque, a trovare un equilibrio, … Mentre fai tutto questo, spera di non incontrare un vecchietto romagnolo che si trova a passare da quelle parti perché ti direbbe: “smontà zò e va’ a pid, cl’è mei… Quaion!” (tradotto: “scendi giù e vai a piedi, che è meglio… Coglione!”)»

«Coooaaachhh… Ahahahah!»
«Eh, ridi che è meglio! Presumo che tu volessi arrivare da qualche parte con quella bici. Farci dei km, vedere il paesaggio della costa, raggiungere qualcuno. Dubito che volessi arenarti anche se può esserti capitato perché non avevi valutato bene le condizioni del terreno. Ci sta. Ma, ora che è capitato, c’è differenza fra “dimostrare di essere resiliente” e “dimostrare di essere fesso”. E infatti, qualcuno molto furbo, molto determinato ad arrivare e molto creativo si è inventato le “gomme da sabbia” (Beh, in realtà, ho scoperto, sono nate per la neve, ma il concetto resta)»

Non mollare! I terreni difficili sono ovunque!

Leggi: praticamente tutte le situazioni della vita comprese fra il momento in cui hai stabilito il tuo obiettivo e quello in cui l’hai raggiunto! Puoi raccogliere quante più info possibili prima di partire (Sun Tzu sarebbe fiero di te!) ma è solo quando sei sul posto (leggi: quando metti in pratica la strategia) che ti rendi conto davvero delle condizioni. Dopo aver annaspato per un po’ (giorni, settimane, anni…) capisci che il tuo critico ha ragione e cerchi di salvare capra e cavoli, chiedendoti:

«Come posso arrivare al mio traguardo e dimostrare a me stessa che ho la resilienza?»
«Posso trovare l’alternativa più efficace. L’equivalente delle mie “gomme da sabbia”»

La sostanza di tutto questo discorso: non mollare! E dimostra di essere resiliente nel cercare una soluzione evolutiva per arrivare prima al tuo traguardo!

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