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Davvero sai cosa gli altri pensano di te o stai fraintendendo?

Tempo di lettura: 3 minuti

“Gli altri pensano di me che…”

Crediamo di saperlo, interpretiamo secondo il nostro patrimonio di convinzioni, valori, ed esperienze. E qui ci inganniamo da soli. Abbiamo la presunzione di “leggere nel pensiero” e ci comportiamo in base a quello che pensiamo di aver letto.

Il punto cieco

Gli altri pensano di me che... Come ci inganniamo da soli
Photo by Sean Brown

La prima volta che sentii parlare del “punto cieco” fu attraverso, più o meno, queste parole:

“Ci sono aspetti di noi che vediamo benissimo e che vedono anche gli altri. Fin qui, tutto bene. Poi iniziano i problemi. Ci sono aspetti di noi che vediamo solo noi e restano non visibili agli occhi degli altri. Questo genera frustrazione. Ci sono aspetti di noi che noi non vediamo ma che sono visibili agli altri. Quello è il nostro punto cieco.”

In realtà, il “punto cieco” è un termine preso a prestito dalla fisiologia umana:

“È una piccola area della retina che non contiene recettori per la luce, ed è quindi cieca. Il punto cieco si trova in posizione laterale: a destra nell’occhio destro e a sinistra nell’occhio sinistro. In questo punto, i fasci nervosi provenienti dalle varie zone della retina si riuniscono a formare il nervo ottico, e vengono incanalati verso il cervello. La retina viene interrotta perché i fasci passano davanti ad essa, e non dietro come si potrebbe pensare, e devono quindi attraversarla quando formano il nervo ottico. La visione non viene disturbata da questi fasci, perché sono molto piccoli.

Il campo visivo di ogni occhio contiene quindi un piccolo buco, che a rigor di logica dovrebbe essere nero. Però questo buco non viene notato consciamente, per due ragioni:

– l’altro occhio fornisce al cervello informazioni su cosa si trova in quella parte di campo visivo, anche se non molto dettagliate

– se l’altro occhio viene chiuso, il cervello riempie comunque il buco usando informazioni provenienti dalle zone immediatamente circostanti.”

Fonte: wikipedia

Il nostro punto cieco

È un argomento importantissimo che è collegato alla nostra presunta capacità di “leggere nel pensiero”. Spesso facciamo esattamente quello che fa l’occhio: “riempiamo il buco usando informazioni provenienti” dal nostro vissuto e dalle nostre convinzioni.

“Gli altri pensano di me che…”

Come pensi che influisca il sentirti insicura/o rispetto a ciò che percepisci dagli altri?

Come pensi che influisca il sentirti esclusa/o rispetto a ciò che percepisci dagli altri?

Ancora.

Come pensi che influisca il sentirti arrabbiata/o rispetto a ciò che percepisci dagli altri?

Come pensi che influisca il sentirti superiore o inferiore rispetto a ciò che percepisci dagli altri?

Devo continuare?

Ci sarà un motivo se, quando dico a qualcuno di voi che ha dei numeri, che può farcela, che… che… che… non mi crede, no?

Sì. Il motivo è che io so vedere quello che il suo punto cieco gli/le impedisce di vedere di sé.

È un argomento così rilevante che nel libro “Essere leader” c’è un paragrafo che si intitola proprio “come cautelarsi dai punti ciechi“. Ma viene trattato, magari con terminologie o da angolazioni diverse, in tantissimi altri testi.

L’invito è a fare ciò che un occhio fa con l’altro, ovvero compensare il limite “fisiologico” (attraverso gli occhi degli altri):

“Per farsi un’idea precisa di sé, il leader che voglia potenziare le proprie abilità deve cercare di capire quali siano i punti di vista altrui.”

Da “Essere leader” (Daniel Goleman, Richard E. Boyatzis, Annie Mckee)

Ascoltare ciò che gli altri pensano da nuovi punti di vista

Io ho imparato a tenere presente tutto quello che mi viene fatto notare. Ho la fortuna (e l’intelligenza) di circondarmi di persone schiette che mi mettono in evidenza ciò che rimane nascosto al mio punto cieco, sia in positivo che in negativo.

Certo, non è sempre facile ascoltare perché mi scontro con le mie convinzioni (“gli altri pensano di me che…”) e con ciò che i miei occhi vedono (o la mia mente pensa di aver visto).

Però mi sforzo di fare un passo indietro, di aprire un varco a nuove ipotesi e devo dire che è sempre molto proficuo.

Sono pronta all’obiezione:

“E se gli altri sono in malafede? Se non sono sinceri? Se mi dicono qualcosa per proprio tornaconto personale?”

Certo, è possibile. Ma:

“Ogni visione del mondo chiarisce certi problemi trascurandone o oscurandone altri”

Da “Formae Mentis”, H. Gardner

Cos’ho da perdere ad aggiungere una nuova prospettiva alla mia visuale del mondo?

Io nulla, anzi. E tu?

Una nuova prospettiva!

«Ogni volta che incrocio i miei colleghi in corridoio, mi sento giudicata. Mi guardano come se fossi una sfigata…»

«Uhm, può essere… Hai letto il mio post sulla “paura di brillare“?»

«No»

Glielo racconto. Aggiungo dettagli che le calzano a pennello.

«Ricorda che i colleghi potrebbero guardarti “male” proprio perché hanno capito che hai dei numeri e temono che tu li tiri fuori… Se ci pensi, è all’estremo opposto del percepirti come “sfigata”. È più un “speriamo che non si accorga mai di quanto vale”…»

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