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Come influiscono le emozioni sui risultati che ottieni?

Tempo di lettura: 5 minuti

Come influiscono le emozioni sui risultati che ottieni?

Le emozioni negative impediscono di dare il meglio di sé

“Molto di quello che facciamo è determinato dai nostri sentimenti e poiché questi possono sollevarci verso il cielo delle grandi conquiste o farci sprofondare nella peggiore disfatta, abbiamo il dovere di capirli e di dominarli. […] Se non eserciterete questo controllo, vi condannerete a vivere sempre sbattuti dal vento della vostra instabilità emotiva.

Napoleon Hill

“Vi condannerete a vivere sempre sbattuti dal vento della vostra instabilità emotiva”?

Giammai, Napoleon! Giammai!

Un lavoro ben fatto

Dice Mario Rigoni Stern:

“Si dovrebbero fare le cose fatte bene, perché non c’è maggior soddisfazione di un lavoro ben fatto

Come dargli torto?

Eppure capita di guardare il risultato del proprio impegno e dirsi:

“Hummm… Avrei potuto fare meglio!”

Se non addirittura peggio:

“Che schifezza!”, “è stato un disastro”, “ho fallito”

Chi si lascia abbattere dal risultato negativo, difficilmente proverà a rimediare e il capitolo sarà chiuso per sempre; chi riesce a raccogliere i pezzi emotivi, invece, partirà con tutte le correzioni possibili: aggiustamenti, riduzioni, aggiunte, sottrazioni, limature, … Di fatto, si tratta di altre operazioni relative al “fare”.

Indovina indovinello… Che cosa si sta dimenticando? Lo sai?

Un piccolo particolare che tanto piccolo non è: la leva che aziona il “fare” è la mente. È lei che metterà la firma delle emozioni (positive o negative) che attraversano i pensieri durante tutto il processo di realizzazione e si materializzano nel nostro operato.

“Fare” senza la consapevolezza di quanto influiscano le nostre emozioni significa rischiare di reiterare l’errore.

L’impatto delle emozioni negative

“Il numero di preoccupazioni che gli individui riferiscono di avere durante un esame è un fattore predittivo diretto del fallimento della loro prova. Le risorse mentali impiegate in un’attività cognitiva – la preoccupazione – vengono sottratte dalle risorse disponibili per elaborare altre informazioni: se durante un esame siamo preoccupati di fallire, presteremo meno attenzione alle risposte da dare. Le nostre preoccupazioni diventano così teorie che si autoverificano: in altre parole, non solo predicono il disastro, ma ci spingono verso di esso.

D’altro canto, le persone che sanno imbrigliare le proprie emozioni possono servirsi dell’ansia anticipatoria – causata, tanto per fare un esempio, da un discorso da tenere a breve, o da un esame imminente – come motivazione per prepararsi bene, e quindi per ben riuscire. I testi classici di psicologia descrivono il rapporto fra ansia e prestazione – compresa la prestazione intellettuale – come una curva a U rovesciata. Il picco della U corrisponde al rapporto ottimale fra ansia e prestazione, là dove un livello moderato di nervosismo serve da spinta verso un’ottima prestazione. Un livello d’ansia troppo basso – il primo ramo della U – produce apatia o comunque una motivazione troppo scarsa per impegnarsi a fondo; un’ansia esagerata – l’altro ramo della U – si traduce invece nel sabotaggio di qualunque tentativo di successo.”

[tratto da “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman]

Ansia, paura di sbagliare, preoccupazioni per altri problemi non attinenti a ciò che stai facendo, timore del giudizio, autocritica spietata… Più sono intense, maggiori saranno gli errori.

Un test?

Ripensa all’ultimo risultato di cui non sei soddisfatto/a. Poi chiediti:

Su quali pensieri mi concentravo in quel momento?

Cosa mi disturbava?

Cosa mi preoccupava?

Una volta che li avrai identificati, prenderai consapevolezza che sono stati loro a condizionare la tua performance.

Il passato che influenza il presente e quindi anche il futuro.

“Anche i leggeri cambiamenti di umore possono far vacillare il pensiero. Quando fanno progetti o prendono decisioni, gli individui di buon umore tendono a percepire positivamente la situazione, il che li porta a essere più espansivi e ottimisti. Questo avviene in parte perché la memoria è una funzione specifica per ogni stato, e quindi quando siamo di buon umore ricordiamo un maggior numero di eventi positivi; se pensiamo ai pro e ai contro di una certa azione mentre ci sentiamo bene, la memoria orienta il nostro giudizio in una direzione positiva, ad esempio aumentando le possibilità che scegliamo una condotta leggermente avventurosa o rischiosa.

Per lo stesso motivo, il cattivo umore orienta la memoria in una direzione negativa, aumentando le probabilità che la scelta dell’individuo cada su un’opzione eccessivamente prudente dettata dalla paura. Quando sono completamente sbrigliate, le emozioni intralciano l’intelletto.”

[tratto da “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman]

Prova su di te. Pensa ad una decisione che hai preso quand’eri di cattivo umore…

Quali caratteristiche aveva?

Su cosa era basata?

Costruiva o chiudeva?

[Pensaci, davvero. Non leggere solamente per arrivare alla fine. Lo dico per il tuo bene. Capisco che si tratta di ripescare momenti dolorosi e io non sono lì a sostenerti come faccio durante le sessioni, ma provaci…]

Ora pensa a una decisione che hai preso quand’eri di buon umore…

Quali caratteristiche aveva?

Su cosa era basata?

Costruiva o chiudeva?

Ora confrontale. Se hai fatto l’esercizio, avrai anche notato che c’è una differenza abissale.

L’impatto delle emozioni positive

Serenità, felicità, entusiasmo, divertimento. Tutte condizioni che fanno crescere la qualità del tuo prodotto e del tuo lavoro.

Quando le convinzioni e i valori sono in armonia con l’obiettivo a cui ti stai dedicando, puoi raggiungere quella condizione che Goleman chiama “il flusso” ovvero:

la zona là dove l’eccellenza non richiede sforzo, e la folla e gli avversari spariscono in uno stato di beato e costante assorbimento nell’attimo presente. […] Il flusso rappresenta forse il massimo livello di imbrigliamento e sfruttamento delle emozioni al servizio della prestazione e dell’apprendimento. […] Il flusso è uno stato in cui l’individuo si disinteressa di sé, l’opposto del rimuginare e del preoccuparsi. […] Sebbene l’individuo in uno stato di flusso dia prestazioni al massimo livello, non è mai preoccupato di far bene, non indugia a pensare al successo o al fallimento: il puro e semplice piacere dell’atto in se stesso basta a motivarlo. […] Il flusso è possibile in quella fragile zona che si trova fra la noia e l’ansia”.

[Tratto da “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman]

Orientare le emozioni

Mi auguro che a questo punto sia evidente che la gestione dei pensieri diventa la capacità fondamentale per migliorare i risultati che desideri (di qualsiasi tipo, in qualsiasi ambito della vita) e ridurre lo spreco di energie (l’hai notato, quanto è faticoso fisicamente ed emotivamente sottoporsi allo stress di risultati che non soddisfano, vero?)

Dunque, la via per il miglioramento passa attraverso:

  • La consapevolezza (hai fatto gli esercizi sopra? No? Cosa aspetti?)
  • L’acquisizione della capacità di gestione del propri pensieri (Come? Cerca, leggi, informati, chiedimelo!)
  • L’applicazione delle nuove capacità (Studiare e non mettere in pratica non serve, lo sai vero?)
  • Feedback, feedback, feedback

In un ciclo continuo che mira alla perfezione del gesto e che diventerà sempre più entusiasmante man mano che vedrai manifestarsi i prodigi che “il flusso” genera nella tua vita.

E ti prego, ti prego: non accontentarti di leggere le emozioni di chi l’ha sperimentato.

Fai in modo che diventi una costante della tua vita.

Fai in modo che arrivi quel giorno in cui potrai dirti:

“Ce l’ho fatta anch’io! Ho cambiato i miei pensieri, ho trasformato la qualità dei miei risultati, ho rivoluzionato la mia vita!”

Fai in modo di vedere la soddisfazione nei tuoi occhi, di provarla sulla tua pelle, di sentirla nella tua mente e nel tuo cuore! ♥

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