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Lettera alla coach

Tempo di lettura: 3 minuti

Cara Paola,

ieri ho consegnato il progetto di cui ti ho parlato e mi hanno già anticipato che ci sono buone probabilità di ottenere ciò che ho chiesto.

Durante un percorso di cambiamento serve un punto fermo per non tornare più indietro
So che il raccolto sarà buono!

Mi rendo conto che questo, per chi non sa, è un piccolo risultato, ma lo ritengo estremamente importante per me.
In ogni caso, se anche non dovessi ottenerlo, non cambierebbe molto, infatti sono carica, ben determinata e pronta a cercare altro.

Ora ho un obiettivo più grande e una serie di obiettivi più piccoli a breve e medio termine: ora posso vederli chiaramente.

Dopo anni di immobilismo o, al più, di un andare avanti per inerzia senza riuscire nemmeno a volgere lo sguardo verso una nuova meta, nonostante tutte le tue esortazioni, l’essere stata in grado di stilare questo piccolo progetto – finalmente! – mi sembra davvero un grande risultato.

Non solo e non tanto per il progetto in sé, ma perché questo piccolo “seme” ha già incontrato l’appoggio, la simpatia, l’apprezzamento di tante persone che mi hanno chiesto di poter partecipare, collaborare, offrire il proprio aiuto e le proprie competenze.

Sarà per l’entusiasmo che trasmetto nel raccontare l’idea, sarà perché al centro del progetto c’è l’uomo, la promozione dell’uomo, ma molti mi hanno chiesto di essere coinvolti.

E dentro questo seme c’è già un’anticipazione di futuro: altre idee che hanno qualche fondamento, infatti, mi frullano per la testa.

Ti anticipo questo perché vorrei farti partecipe di una riflessione: in situazioni come quella che ho vissuto si corre il rischio di pensare che il cambiamento sia avvenuto improvvisamente e quasi per miracolo.

Come se avessi preso una botta in testa e BANG… all’improvviso fosse crollato un blocco di cemento armato nella mia mente, ma non credo affatto sia accaduto questo.

Vero è che tu e io, almeno in parte, ce le siamo già dette queste cose, ma sentivo la necessità di scriverle per renderle, se possibile, ancor più visibili, per farne memoria, per avere un “luogo” a cui tornare nei momenti difficili che verranno.

Se possibile”… poiché sento che sono scritte dentro me a caratteri indelebili.

“La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente.”

diceva Albert Einstein e mi pare che sia più questo ciò che realmente è accaduto.

Tu e io sappiamo bene quali fossero le condizioni di partenza ed è inutile ritornarci.

Da lì siamo partite a scalfire quel muro che, in alcuni momenti, sembrava granitico e mi invitava ad abbandonare l’impresa e a rifugiarmi nel mio pertugio in cui il “dolore” assumeva, di volta in volta, sembianze diverse.

Tu sei stata forte anche per me in quei momenti e, questo, mi ha permesso di rimanere attaccata a te mentre scoprivo me.

Credo che la mia mente non sia mai ritornata alla dimensione precedente, nemmeno nei momenti più duri.

Qualche volta ho detto, a parole, che era tutto inutile, che nulla stava cambiando, che era meglio lasciar perdere…

Ripensandoci in realtà ben sapevo che non ero ferma, che quei fremiti quasi impercettibili erano il segno di qualcosa che, seppur molto lentamente, si stava muovendo: erano il segno della vita che stava vincendo.

Abbiamo lavorato duramente tu e io, giorno dopo giorno, e ci siamo guadagnate ogni piccolo e grande risultato.

Ed ora?
Ora a me non resta che ringraziare te, ringraziare me stessa, ringraziare la vita e continuare a lavorare raccogliendo i frutti che verranno.

So che il raccolto sarà buono.

Ti abbraccio forte forte.

Sonia Sabbatini – @soniasabbatini

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