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Non temere di essere impopolare e di fare scelte contro corrente

Tempo di lettura: 3 minuti

In questo blog parlo spesso della “paura del giudizio degli altri” (o delle “critiche“) perché è un tema in cui mi trovo spesso ad accompagnarvi, verso la vostra personale ribellione. Ma il timore di essere impopolare non l’abbiamo ancora affrontato.

Sono tematiche collegate, è vero. Ma mettono in luce sfaccettature diverse della propria personalità.

Partiamo da una definizione, presa dal dizionario Devoto Oli:

Impopolare: agg. Sgradito all’opinione pubblica: governo, decreto, gesto.

Non temere di essere impopolare

Bene. Questo è ciò che non vuoi e posso anche capirlo.

Essere apprezzati” è gratificante; “non piacere”, quando non è un obiettivo desiderato, non viene sempre vissuto bene.

Ma perché hai paura di non piacere?

Perché temi di essere impopolare?

Forse prima ci serve capire cosa significa essere popolare:

Popolare: agg. 1. Relativo al popolo, spec. in quanto entità sociale (cui spesso si associano fattori di ordine culturale e politico): costumi p.; la sovranità p.; governo p.; giudice p. 2. part. Con riferimento al livello sociale, l’agg. può implicare svalutazione (un quartiere p.) o, al contrario, un senso di considerazione (il buon senso p.); sul piano culturale e del costume può designare la continuità o l’importanza di una tradizione ininterrotta (credenze, superstizioni p.; medicina p.; poesia p.), oppure indicare semplicemente ampia diffusione o notevole successo di simpatia o favore (uno sport p.; un attore molto p.); sul piano economico infine, di quanto è diretto ad agevolare le classi meno abbienti (credito p.; biblioteca p.) anche nelle loro limitate disponibilità (prezzi p., alla portata di tutti; posti p., quelli meno cari in uno stadio, un teatro, ecc.)

È questo dunque che vuoi?

Vuoi allinearti al “costume popolare“… Vuoi dare continuità a certe “tradizioni“…

Eppure ricordo discorsi in cui dicevi di non riconoscerti nella cultura dilagante in Italia.

Eppure ricordo il tuo menzionare valori, che senti così diversi dalle persone con cui devi confrontarti ogni giorno.

E ricordo proposte di cambiamento, non solo per te ma anche per altri.

Mi hai detto che ti piace l’idea di ispirare e guidare ma che ti spaventa la solitudine che ho menzionato nel post “un discorso da leader in divenire“.

Capisco perché c’è una precisazione importante a quel post, che fa parte della mail che ho inviato in risposta a quella persona. Ma non vale per te, perché vivi condizioni diverse.

Però posso di suggerirti altri input:

Può essere che temi di essere impopolare perché stai osservando gli effetti della decisione nel breve periodo?

Può essere che stai dimenticando di guardare oltre, cioè a quando si vedranno altri risultati, conseguenti a questa decisione che adesso ti mette contro molte persone?

O che tu non abbia mai guardato molto avanti perché ti sembra già incredibile essere arrivato dove sei ora?

Può essere che tu, leader visionario, ti stia aspettando dagli altri un consenso che non possono darti perché sarebbe il frutto di capacità che non hanno?

Decidere di essere “popolare” è una scelta “se e solo se” non temi di essere “impopolare”.

Se ti dimostri di saper tollerare l’essere impopolare e scegli di voler essere popolare, allora sì, è una vera decisione consapevole. Altrimenti l’essere “popolare” è solo una fuga da una paura che prima o poi ti raggiungerà.

Dedicato allo “Stambecco Romagnolo”, conosciuto di persona sabato scorso, insieme alla sua splendida famiglia.

E aggiungo un promemoria, per lui e per tutti: ognuno di noi può essere partigiano del proprio momento storico. Perché, ricorda, non basta lamentarsi che sono sempre gli stessi ad occupare gli stessi posti: gli altri si prendono gli spazi che lasciamo vuoti noi.

Bisogna prepararsi ad essere impopolari, certo. Bisogna attrezzarsi, ovvio. Chi mai andrebbe disarmato in guerra?

Io non ti ci manderei di sicuro, ma nemmeno ti lascerei rinunciare solo perché non hai ancora capito di quante ulteriori meraviglie puoi essere capace!

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