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Come soddisfare il bisogno di vedere risultati positivi

Tempo di lettura: 3 minuti

Chiunque si stia impegnando a cambiare qualcosa nella propria vita deve soddisfare il bisogno di vedere dei risultati positivi e concreti.

L’attesa, quel tempo che passa fra l’azione e l’esito, può essere molto frustrante e minare la fiducia nelle proprie capacità.

Trova le differenze

Situazione:

  • A – Faccio qualcosa e dopo 5 minuti non so se ha funzionato oppure no.
  • B – Faccio qualcosa e dopo 1 giorno non so ancora se ha funzionato oppure no.
  • C – Faccio qualcosa e dopo 1 settimana non so ancora se ha funzionato oppure no.
  • – Faccio qualcosa e dopo 1 mese non so ancora se ha funzionato oppure no.

Cosa cambia? Come reagisco man mano che l’attesa cresce? Cosa penso delle mie capacità in assenza di un esito su ciò che ho fatto?

Le diete, lo sport, l’implementazione di progetti o il lancio di nuovi prodotti, sono esempi tipici in cui soddisfare il bisogno di vedere i risultati degli sforzi fatti è indispensabile, specie quando ci sono fasi di stallo in cui di solito si è più propensi a pensare che ciò che si sta facendo sia inutile con il rischio che, sull’onda dell’emotività, si prendano decisioni avventate che vanificano tutto in un batter d’occhio.

Insomma, tanto più è ambizioso l’obiettivo, tanto più complessa è la strategia che mi condurrà al mio successo, tante più sono le variabili che devo gestire, tanto maggiore dovrà essere la mia capacità di reggere lo stress della situazione.

Perché è proprio quest’ultimo aspetto (ovvero la gestione dell’emotività) a determinare la qualità:

  • delle azioni seguenti
  • dei risultati a venire
  • della mia vita in generale.

Facile a dirsi, difficile a farsi.

«…Obiettivi troppo lunghi mi pongo… come traguardi. E ci resto impantanato nel mezzo.»

«Vabbè, sai che l’elefante si mangia un pezzo alla volta, no? Non significa rinunciare all’elefante. Significa che, per ogni pezzetto che mangio, devo sapere che l’ho finito. Caspita! Se ho bisogno di fermarmi, devo essere consapevole che, in nessun modo, sto vanificando quelli che ho già mangiato. Quelli mangiati, restano un punto fermo. Però, se il taglio del pezzo è troppo grosso, diciamo tutta la gamba dell’elefante… Beh… insomma… Non significa che sono incapace di mangiarla, ma che ho sbagliato a calibrare la capienza del mio stomaco rispetto al taglio.»

«…Step più brevi di quelli che uso adesso. Coach! E pensare che a ingegneria la prima cosa che ti insegnano è “dividere il problema in sottoproblemi”!!!!!!»

Infatti, questo concetto del “suddividere” è noto a tutti, ma poi sul lato pratico, lo dimentichiamo spesso.

Però, non mi interessa mettere in evidenza l’indubbio vantaggio derivante dal fatto che “sminuzzando” l’obiettivo è anche più “maneggevole”.

No, mi preme invece sottolineare l’aspetto collegato al titolo di questo post: ovvero: soddisfare il bisogno di risultati, anche piccoli, su cui poter fare feedback, correggere il tiro o stappare una bottiglia di champagne.

Come soddisfare il bisogno di risultati positivi
Sono io che decido dove e come posizionare i traguardi intermedi

Guarda la foto che ho scelto per questo post.

Immagina il percorso senza quei lampioni e poi chiediti:

Mi sembra più lungo con i lampioni o senza?

Immagina che ogni lampione si accenda, appena lo supero, o resti spento, se non ci arrivo.

Ogni step intermedio più piccolo diventa uno stimolo motivazionale: o perché non ce l’ho fatta (e mi aiuta a ritrovare la spinta iniziale) o perché mi carica e mi invoglia a raggiungerne altri.

Molto (molto!) meglio del non sapere come sta andando perché il prossimo traguardo da raggiungere, a cui potrò tirare un sospiro di sollievo, non si vede neppure all’orizzonte.

I segnali

Chiaramente, questo post dà per scontato che io abbia definito bene il mio obiettivo e abbia una strategia da seguire. Se non è così, il tiro va corretto a monte.

Come mi accorgo se ho suddiviso troppo poco?

Premesso che ognuno reagisce a modo proprio, in linea di massima scattano:

  • “Paura di rovinare tutto”
  • “Sensazione di un traguardo troppo distante” (anche se si tratta di un obiettivo intermedio)
  • “Sensazione che sia tutto inutile”
  • “Voglia (urgenza) di vedere risultati concreti”
  • Esigenza di “mettere dei punti fermi”
  • Sensazione di immobilità (come se tutto ciò che faccio non portasse a nulla)

Come soddisfare il bisogno di risultati positivi

Se mi accorgo di questi segnali, posso chiedermi:

  • Ho suddiviso il mio percorso in tappe troppo distanti?
  • Quali tappe intermedie posso inserire?
  • Quali soddisfazioni mi aspetto di poter trarre da ognuna di queste nuove tappe intermedie?
  • Per ogni singolo nuovo step, cosa significa per me arrivarci? In che modo influenza la mia percezione delle mie capacità e del progetto nel complesso?

Senza esagerare… ma goditi il viaggio!

Certo, evitiamo di darci alla pazza gioia ogni tre per due… Ché comunque il progetto va portato avanti.

Però, qualche gratificazione in più, specie se la distanza da percorrere è molto lunga, può fare molto (molto) bene…

Goditi il viaggio! Con qualche accorgimento strategico, puoi risparmiarti della fatica e può rivelarsi più piacevole di quel che hai pensato finora!

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