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La stanza dei sogni la stanza della critica e la stanza della realizzazione

Tempo di lettura: 3 minuti

«Puoi immaginare un’emozione come una stanza in cui entri, soggiorni per un certo periodo, la lasci per entrare in un’altra.»

Mi sta parlando del suo ambiente di lavoro e di alcune esperienze negative collegate. È una donna positiva, di quelle che non si lamentano mai e cercano di trovare il positivo sempre in tutto. Eppure, come mi ha detto lei stessa quando abbiamo cominciato il percorso,

«Non mi sento più a mio agio dove sono»

perché, malgrado il suo carattere e il suo modo di approcciare la vita, certe esperienze segnano.

Ieri mi ha detto:

«È amarezza. Come quando hai mangiato della cicoria e ti rimane l’amaro in bocca… e io non riesco a dimenticarla quell’amarezza»

Mentre mi parlava, io ho fatto un collegamento mentale…

«È chiaro che quell’amarezza serve per ricordarti che una parte di te è stata ferita… Dato che stiamo parlando dei tuoi valori, è evidente che qualcuno di essi è stato violato… Quale?»

«La generosità e la verità»

«Già…»

«Già…»

«Sai, mentre parlavi poco fa, mi è venuto in mente Walt Disney… Lui diceva che esistono 3 “anime” in ognuno di noi, potremmo chiamarle così per intenderci… Una è quella del “Sognatore“. Il sognatore è quella parte di noi che si lancia ad immaginarsi l’impossibile. È quella che ci dà l’input ad avventurarci in obiettivi nuovi, a cercare realtà diverse, a costruire quello che non c’è. Per stimolare il suo gruppo di collaboratori, quando dovevano lavorare su questa fase, avevano una stanza con delle caratteristiche affini a questo stato mentale: colori, materiali, luci… Tutto doveva concorrere al fine di “sognare in grande” e in questa stanza era assolutamente vietato criticare le idee di chiunque. Divieto assoluto. Perché sai, quasi sempre, il sognatore viene interrotto subito dal nostro critico (interno o esterno) e così non riesce a portare a termine il suo compito: quello di visualizzare uno scenario futuro a lungo termine,

“vedere con chiarezza nella propria mente come verrà a collocarsi ogni pezzo della storia [o del progetto]”

Walt Disney

Riesci a lasciarlo lavorare il tuo sognatore?»

«No…»

«Ok… L’altra “anima” è proprio quella del “Critico” e, anche in questo caso, la stanza in cui si riunivano era consona alla funzione. Fredda e austera; chiunque era autorizzato a sparare a zero su ciò che il sognatore aveva pensato, trovando tutti i limiti e i difetti.

La stanza dell'amarezza

L’anima “Realista“, invece, è quella che cerca di farli collaborare: realizzare il sogno, tenendo presenti i difetti e le obiezioni. Un lato più pragmatico, diciamo. Che non rinuncia a qualcosa solo perché ne ha visti i difetti, ma fa un passo successivo: realizza ciò che desidera tenendo conto, anticipando, superando i problemi»

«Ho capito»

E sorride. Chissà perché ho la sensazione che applicherà tutto questo con il suo staff. Ma non è a questo che sto puntando io…

«Ecco. Quando prima mi parlavi dell’amarezza che senti, che è chiaramente una critica al non esserti accorta di qualcosa, a come ti sei comportata, all’aver dato fiducia a chi non la meritava, … Ecco, io in quei momenti ti immaginavo chiusa nella stanza dell’amarezza… E restare chiusa in quella stanza rappresenta per te la rinuncia all’anima sognatrice, libera, generosa, creativa, … Poi, per forza non ti senti più a tuo agio in quell’ambiente di lavoro… Ma ricorda che tu, da quella stanza, puoi uscire quando vuoi… Ricorda che esistono altre due stanze… Come ti senti?»

«Meglio, molto meglio» e sorride di nuovo «Mi è piaciuto molto questo paragone. È molto azzeccato. Grazie coach!»

Per A., come promemoria.

E per chiunque abbia il sapore dell’amarezza in bocca.

Può superarlo, decidendo di uscire da quella stanza mentale, quando vorrà visitare anche le altre… Perché i confini interiori non sono reali, sono solo percepiti

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