Cookie Policy Ricordati che la perdita di strumenti può stimolare la creatività
Home » Convinzione » Ricordati che la perdita di strumenti può stimolare la creatività

Ricordati che la perdita di strumenti può stimolare la creatività

Tempo di lettura: 2 minuti

La settimana scorsa ho dovuto far formattare il pc e ora mi ritrovo senza un software che utilizzavo spesso. Proprio mentre stavo per scaricarlo e reinstallarlo, ho ricordato a me stessa che la perdita di strumenti stimola la creatività.

Perché io so bene che il confine fra “mi serve” e “mi sono abituata” è spesso ambiguo.

Certamente mi serviva in passato, in funzione dei vecchi obiettivi.

Ma adesso? È ancora così? 

Mentre scrivo queste righe, non posso evitare di pensare a una coachee che è costretta in questi giorni a rinunciare a qualcosa ben più importante di un software.

Sabato le ho detto:

«Finché continui a ricordare a te stessa cosa riuscivi a fare con ciò che ora ti manca, rimani intrappolata dalla nostalgia»

Perché è così anche per te, giusto?

Controlliamo quale effetto ha su di te la perdita di qualcosa…

La perdita di strumenti stimola la creatività

Pensa a ciò che non hai più. Una persona, un’abilità, una risorsa, un oggetto, uno stato mentale, un sentimento. Ripesca un ricordo collegato… il quale, molto bastardamente, te ne richiamerà un altro, e poi un altro e poi un altro ancora.

Più ci pensi, più ti manca.

Tanto più era importante, vitale, essenziale, tanto peggio ti senti.

Più entri nei dettagli, più sembra impossibile poterne tollerare la mancanza e andare avanti.

STOP!

Io e te siamo intelligenti, sappiamo che la nostalgia può intrappolarci e perciò evitiamo di caderci consapevolmente. Può essere che infiliamo un piede dentro per errore (siamo tutti fallibili), ma subito ci aggrappiamo a qualcosa che ci aiuti a non finirci anche con l’altro.

Cos’è questa fune, questo ramo a cui possiamo aggrapparci per non precipitare sul fondo?

È la risposta a due domande:

“Quale bisogno mi permetteva di soddisfare ciò che ora mi manca?”

“Come posso soddisfare quel bisogno, in un altro modo?”

Difficile, lo so.

Proviamo con un esempio.

Restiamo sul software che sono tentata di scaricare e ripristinare…

“Quale bisogno mi permetteva di soddisfare il software di grafica?”

Eh, mi permetteva di creare delle immagini, tutte finalizzate a comunicare il mio pensiero, a coinvolgere, a motivare, a farmi conoscere.

“Come posso comunicare il mio pensiero, coinvolgere, motivare, farmi conoscere in un altro modo?”

E qui ci devo pensare, ovvio. Qui inizia il mio processo creativo.

Però, sai che c’è? Che quel software non mi sembra più così indispensabile… E questa percezione di libertà è basilare se si vuole mettere la mente nelle condizioni per trovare soluzioni innovative.

Sì coach, sulla carta è tutto bello. Ma nella pratica?

Ti dico solo che la mia coachee questa mattina mi ha scritto:

“Posso usare in altre forme il mio coraggio e la mia tenacia; credo di aver trovato una soluzione per accelerare i tempi. Le metto in pratica e poi ti aggiorno sui risultati!”

E a te che non sai cosa c’è dietro a questa frase, può sembrare poca cosa, te lo concedo. Ma non è così: è un balzo enorme, dalla sensazione del “non dipende tutto da me” (per compensare ciò che manca) al trovare addirittura un modo per avvicinarsi all’obiettivo.

Fatti due conti: come sarebbe l’Italia con approcci mentali così più diffusi?

Iscriviti alla newsletter!

Ogni settimana un nuovo articolo con l’aggiornamento di un percorso.

error: Content is protected !!
Torna su