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L’ultima goccia che fa traboccare il vaso

Tempo di lettura: 4 minuti

“Per il momento voglio darmi ancora qualche mese di tempo, non sono ancora pronta o meglio come già ti avevo accennato non sono ancora all’ultima goccia che fa traboccare il vaso. Sono in confusione totale.”

ultima goccia che fa traboccare il vaso
Immagine de “Internet Archive Book Images” tratta da “”Practical physics” (1922)

Qualche nozione di fisica

Ho letto la mail e mi sono messa a pensare al fenomeno della “goccia che fa traboccare il vaso”, da un punto di vista scientifico. Il destino è stato molto gentile e mi ha fatto incontrare Emanuele e il suo blog “La fisica è… bella!” che

“nasce proprio da quella voglia di mostrare quanto può essere affascinante e divertente la Fisica e perché non è vero, né che la Fisica non dia prospettive di futuro, né che sia una cosa troppo difficile riservata a quei pochi sfigati che passano tutto il giorno a studiare o ai cervelloni (ah sì, altro scopo sarà quello di abbattere questi pregiudizi”)

Con questi presupposti, potevo forse evitare di coinvolgerlo? Assolutamente, no! Perciò gli ho chiesto:

Quali sono i fattori che incidono sulla caduta della goccia?

Risposta:

La goccia cade a causa della forza di gravità a cui siamo tutti soggetti sempre e ovunque ed è quella che ci tiene con i piedi per terra e ci impedisce di volare (per intenderci).

Ha una forma sferica grazie alla “tensione superficiale” che esiste a causa di legami tra le molecole d’acqua, chiamati legami a idrogeno che, pur essendo deboli, le donano questa caratteristica e fa anche sì che un recipiente colmo non trabocchi subito, ma solo dopo che si è creato un piccolo rigonfiamento. Ma c’è sempre il punto in cui, goccia per goccia, si arriva al limite della tensione e ne basta un’altra, anche minuscola, a far traboccare il vaso.

Parallelismi

Nella vita delle persone, qual è il corrispettivo della forza di gravità? Cosa ci fa “precipitare” o ci “impedisce di volare”?

Ti sento sai, che stai urlando:

Le nostre convinzioni, coach!

Già. Perfino la stessa idea che si debba aspettare una goccia è una convinzione. Né giusta, né sbagliata, sia chiaro. Fa semplicemente quel che promette: aspettare che accada qualcosa.

Nella vita delle persone, qual è il corrispettivo dei “legami” che danno la forma alla goccia?

Beh, se la goccia è un “fatto”, allora il legame può essere duplice: il destino (che ti mette di fronte a eventi non previsti, positivi o negativi) oppure gli altri (che agiscono a loro volta mentre aspetti la tua goccia…)

Nella vita delle persone, qual è il corrispettivo della “tensione” che regge fino a un certo punto, prima di far tracimare il vaso?

Hai detto la “zona di comfort“? Giusto! Tanto più è ampia, tanto più sarà tarata per “tollerare” (ancora, ancora, ancora… Potenzialmente ci si può abituare davvero a tutto, anche alle cose peggiori, purtroppo).

La percezione della goccia

Hai presente quando ti dicono:

“Mi sembrava andasse tutto bene… E invece…”

Orbene, per evitare questi drammatici risvegli, puoi chiederti:

“Quanta consapevolezza ho delle gocce appese sopra al mio vaso?”

Per capirlo, posso pormi queste domande:

Cosa stanno pensando le persone attorno a me?

Cosa potrebbe cambiare nella mia vita improvvisamente?

Come si sta muovendo il settore in cui lavoro?

Come si stanno muovendo i membri della mia famiglia?

Cosa sta cambiando nelle mie relazioni?

Chi potrebbe prendere decisioni al posto mio?

Quali decisioni potrebbe prendere?

Vantaggi e svantaggi dell’aspettare l’ultima goccia

Come ho detto sopra, non è né giusto né sbagliato aspettare la goccia. Il mio compito è piuttosto quello di invitarti a riflettere (piuttosto che assorbire passivamente un detto popolare).

Ci sono degli indubbi vantaggi:

  • La spinta propulsiva del “o mi salvo o mi salvo”; si dice che nei momenti peggiori si scoprono risorse, forza e coraggio che non si pensava di possedere, e spesso è vero. Si attiva la cosiddetta “crescita postraumatica“.

  • Il togliersi ogni responsabilità decisionale. È la goccia che ha deciso per me. Non ho scelto io:

    • quando farla cadere

    • come farla cadere

    • dove farla cadere

    • di bagnare con l’acqua che ne è fuoriuscita anche tutto intorno al mio vaso

Fra gli svantaggi, invece…

  • Nessuna possibilità di controllo o di gestione della situazione (perfino quando potrebbe esserci)

  • La goccia potrebbe fare danni a cui non si potrà porre rimedio (alternativa che forse avrebbe potuto esserci svuotando un po’ il vaso o spostandolo per tempo).

E se non arrivasse mai?

In qualche modo, in quel detto popolare, è implicito il fatto che la goccia arrivi.

Ma davvero? Ne abbiamo la certezza? E se non arrivasse mai? Se ti ritrovassi in tarda età, in punto di morte, avendola aspettata per tutta la vita e lei invece fosse rimasta tenacemente attaccata dov’era? Cosa ti dirai allora?

Come far cadere l’ultima goccia con certezza?

Ci vuole il coraggio di una provoc-azione. Ce l’hai?

Ci vuole la forza di assumersi la responsabilità della decisione di cambiare, con tutte le conseguenze che potrebbe portare; conseguenze che ora ignori e che magari, per pura abitudine mentale, visualizzi solo come negative e invece potrebbero anche essere positive. Chissà…

Di certo c’è che siamo “materia pensante” ed è un valore aggiunto rispetto al vaso che può essere solo inerte e subire.

Vuoi rinunciare ad un tale vantaggio evolutivo?

Poveri i nostri avi, sopravvissuti a guerre, intemperie, malattie per donarci l’intelligenza per scegliere cosa fare della nostra vita… Rischiando di sbagliare, esattamente come me e come te, eppure facendolo perché come direbbe Seneca:

Cominciare dipende da noi, del risultato, invece, decide la sorte e io non le riconosco il diritto di giudicarmi.”

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