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Uno stratagemma da usare quando il risultato negativo incrina l’autostima

Tempo di lettura: 3 minuti

Ecco: il risultato negativo che non ti aspettavi, il calcio nei denti che non volevi, la delusione che non avevi messo in conto e, in attimo, l’autostima ai minimi storici.

Quando arriva, arriva. Fa male e dire il contrario sarebbe una forzatura.

So bene che servono a poco le frasi di incoraggiamento per chi sta vivendo quel momento. Si riesce a capire e ad apprezzare il concetto quando tutto è già passato e superato.

Ma è sempre bene ricordare che:

Come si passa da un risultato negativo a compromettere la propria autostima?

In realtà è piuttosto semplice.

La formula è:

“io sono” + “qualcosa di negativo su di sé”

Esempio:

io sono + un fallito”

io sono + una mediocre”

Sono + perdente”

io sono + una nullità”

io sono + … “

Dopo di che ci si sente davvero male, ci si ricorda tutte le situazioni simili del passato (a conferma della propria convinzione), non si vedono prospettive per il futuro.

Un po’ è anche un problema culturale.

Un conto è commentare un comportamento e un altro è giudicare la persona. Ma niente, va sempre più di moda il giudizio. — Paola Fantini (@fantini_paola) 19 Settembre 2014

Quale strategia nell’immediato?

Hai presente quando si dice che “da fuori è tutto più facile?”

È verissimo, no?

Anche tu hai l’amico/a che ti dice:

«Non preoccuparti, non è così grave!»

99 volte su 100, a te verrebbe da rispondere:

«Facile per te che non sei coinvolto/a!»

E intanto pensi, fra te e te:

“sono un fallito/sono un perdente/sono una merda/sono una nullità/…”

E allora sì, l’autostima scende, scende, scende…

Ma se avesse ragione l’amico o lo sconosciuto? Se il segreto fosse tutto nel vederti con i suoi occhi? Se bastasse uscire dai tuoi panni per entrare in quelli di un esterno e vederti da fuori?

Io lo so e tu lo sai: la logica è incontestabile. Solo che sul momento non ti viene.

E allora, perché non ci riesci?

Anche senza conoscerti, a mio avviso, per questi motivi:

  1. maggiore è l’intensità dell’emozione negativa che si sta vivendo, tanto più è difficile mettere in atto qualsiasi cambiamento (di pensiero o di azione) volto ad uscirne. Si rimane intrappolati e solo chi ha dimestichezza con il punto 2 può riuscire a contenere i danni.

  2. bisogna essere consapevoli della tecnica e averla utilizzata sulle “piccole delusioni”, sui “piccoli problemi”, cioè in condizioni in cui l’emotività esiste ma è anche facilmente gestibile, il che consente di constatare che effettivamente funziona. Non solo: bisogna anche averla testata più e più volte, ripetutamente. Solo a questo punto si ha la determinazione e la destrezza necessarie a metterla in pratica quando serve davvero.

Questa è la prima fase: riacquistare un equilibrio è basilare per evitare di andare a contaminare la propria autostima con giudizi sulla propria persona, determinati da un singolo risultato.

Poi, quando si riesce a vedere tutto come se fosse accaduto a qualcun altro, allora si può anche essere più obiettivi e passare alla seconda fase, quella in cui si ragiona sui motivi di quel risultato e si corregge il tiro.

Ovvero…

Ogni risultato è frutto di un processo

  • Quante variabili sono intervenute in quel processo? Per quanto tempo? Quali potevi controllare e quali invece erano indipendenti dalla tua volontà?

  • Quante persone sono state coinvolte (direttamente o indirettamente) nel processo? In che modo i loro comportamenti hanno influito sul risultato finale?

  • Quali tue abilità sono state determinanti per non avere un risultato ancora peggiore? Come devi migliorare per evitare che accada qualcosa di simile, ancora una volta?

  • Quali risorse sarebbero state necessarie? Quali sono state comunque determinanti? Come e dove puoi trovarle?

In questo modo ti ritroverai a trasformare un risultato negativo in uno strumento per rafforzare la tua autostima.

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