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Quando il coachee riconosce a se stesso il merito dei risultati

Tempo di lettura: 2 minuti

Arrivare a riconoscersi il merito del cambiamento è un traguardo per alcune persone.

Era gennaio dell’anno scorso quando mi contattò. Nell’azienda dove lavorava c’era aria di licenziamenti e trasferimenti; era stato più volte avvisato del fatto che veniva richiamato per troppi errori. Decise di tentare la carta della coach per evitare il peggio.

Qualche giorno fa mi manda questo messaggio:

Ciao Paola! Come stai? Io bene, ieri la mia capa (quella famosa) mi dice: «certo che con me hai imparato a fare di tutto, potresti andare in qualsiasi reparto…»

Lasciando da parte il suo ego inesauribile (il merito è mio), direi che è uno splendido complimento! Sono felice! Non svegliatemi dal sogno!!!

Ho riso da matti!

è merito mio

È paradossale! Una persona che comunica con modi da critico killer, demotivando e bloccando il potenziale del singolo, ora pensa di aver generato il cambiamento!

Ma non è questo che ci importa: quella consapevolezza (“il merito è mio“) è l’essenza di tutto il percorso.

Per mio sfizio personale, quando raggiungete questi traguardi così significativi, mi piace andare a riaprire le cartelle e rivedere i passi che hanno portato al successo. Nel suo caso…

  • Una sessione di problem solving per individuare il reale problema (una convinzione depotenziante)
  • La sua ristrutturazione, correggendo così la percezione che aveva di se stesso
  • Nozioni per imparare a fare feedback efficaci, seguite da moltissimo esercizio quotidiano.

  • Studio delle mappe mentali con il fine di applicarle alle situazioni lavorative in modo da saper far fronte a qualsiasi problematica, di qualsiasi reparto, con qualsiasi cliente.
  • Studio di tecniche comunicative per migliorare l’interazione quotidiana sul luogo di lavoro e non solo.

  • Tutto questo ha generato in lui l’iniziativa di un percorso di studio autonomo, nelle direzioni che lui ritiene più opportune.
  • Tanto “mettere in pratica“, con una determinazione lodevole. Perché come dico sempre io, la teoria è facile e la conoscono quasi tutti. Ma la maggior parte delle persone cade sul lato pratico, crogiolandosi nel pensiero “tanto so come si fa”. Lui no: è sempre stato consapevole che “sapere” e “saper fare” sono due abilità ben distinte.

Tutto questo ha portato ai risultati positivi sul lavoro e, di riflesso, anche sulla qualità della vita della sua famiglia.

Alla luce di tutto ciò, mentre sorrido soddisfatta, so che ha ragione il mio coachee quando dice:

«il merito è mio»

  • Sapeva di aver bisogno di aiuto e ha avuto la maturità di chiederlo.
  • Sapeva di rischiare grosso e ha avuto la tempestività di porre rimedio prima che accadesse.
  • Ha studiato
  • È uscito dalla logica del “ce l’ha con me” (che gli faceva pensare non si potesse farle cambiare idea e gli impediva di cercare soluzioni alternative)
  • Ha corretto i propri comportamenti, giorno dopo giorno, con tanta disciplina.
  • Ha messo in luce i suoi pregi.

Prima che agli altri, ha dimostrato moltissimo a se stesso.

La consapevolezza «il merito è mio» è una di quelle certezze solide e che gli permetteranno di affrontare qualsiasi situazione della vita.

Bravo, bravo, bravo!

Certo, chiamarmi “bagnina di salvataggio”, … Vabbè, glielo concedo! C’era il mare in tempesta, in quel periodo, in effetti… Mi rimetto comoda in torretta mentre lo guardo nuotare in tutti gli stili possibili!

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