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Evitando questa fatica mi precludo la possibilità di crescere?

Tempo di lettura: 3 minuti

Questo post sull’utilità della fatica nasce da un mio twit:

“Che poi, eliminando certe fatiche, ci si preclude anche la possibilità di crescere.”

L’ho scritto dopo avuto la conferma che, se avessi evitato quella fatica, mi sarei preclusa un’opportunità di crescita.

Ma soprattutto è stata stimolante la domanda di Diana Malerba:

Comincerò a rispondere alla domanda con un’affermazione sconvolgente a cui non ha mai pensato nessuno prima:

la fatica è soggettiva

«Ma dai?» risposero i lettori in tono sarcastico e tutti in coro, per di più.

Eppure rispetto all’argomento di cui stiamo parlando, non mi pare affatto scontato ricordarlo.

Perché da questo presupposto si scelgono quali fili costituiranno la trama e quali l’ordito. In fondo, non vogliamo un tessuto qualsiasi, non ti pare?

Restando su questa metafora, che cos’è il tessuto se non l’obiettivo per il quale i fili vengono intrecciati?

Ecco, dal mio punto di vista, il contesto in cui quella fatica va ad inserirsi è la discriminante per stabilire quale sforzo posso evitare o quale invece è necessario per la mia crescita.

Evitare questa fatica mi precluderà una possibilità di crescita?

Facciamo un piccolo test di resistenza alla fatica.

Diciamo che ci sono da sollevare 50 kg.

Prova a rispondere anche tu, a seconda delle diverse situazioni:

  • Il peso di 50 kg rientra in un programma di allenamento finalizzato alla partecipazione ad una competizione sportiva. Se evito di fare la fatica fisica:

    Ͱ rischio di non raggiungere l’obiettivo (mi precludo una possibilità di crescita personale)

    Ͱ non cambia nulla

    Ͱ è un vantaggio

  • Il peso di 50 kg da sollevare è una delle mie mansioni lavorative, per le quali ho anche degli strumenti che mi facilitano il compito. Se evito di fare la fatica fisica:

    Ͱ rischio di non raggiungere l’obiettivo (mi precludo una possibilità di crescita personale)

    Ͱ non cambia nulla

    Ͱ è un vantaggio

Sono certa che il fatto di dover mettere a fuoco il contesto prima di rispondere, ti ha permesso di cominciare a ragionare “in funzione della finalità“: questo è un relativismo che ti permette di sganciarti da alcuni stereotipi comuni.

A questo proposito mi viene spontaneo fare un collegamento che forse hai in mente anche tu.

Hai presente quando in molte pubblicità scatta la fatidica frase

«…e senza alcuna fatica…»

Io ribatto quasi sempre:

«Non sia mai ci venga un’ernia!»

Perché? Spesso è abbinata a contesti che fanno veramente sorridere, in cui viene fatta percepire in modo eccessivo per vendere il prodotto. Forse hai anche capito per quale motivo questa strategia funziona: ti fanno guardare l’ostacolo (fatica) facendoti perdere di vista la direzione, che potresti raggiungere in altri mille modi.

Naturalmente, non si tratta di bollare tutto come una bugia, passando così da uno stereotipo ad un altro!

Sono e sarò sempre a favore di belle menti flessibili, aperte e critiche.

Tutte le volte che senti quella frase, chiediti:

“Evitare questa fatica mi serve o mi preclude una possibilità di crescita?”

In questo modo, quello che fino a ieri avresti evitato (senza rifletterci) diventa importante adesso, mentre quello che avresti fatto (automaticamente), passato il vaglio di un’osservazione critica, potrebbe perdere rilevanza.

Beh, io ho fatto la mia bella fatica per pensare questo post: se hai introdotto uno strumento in più nel tuo repertorio, mi sento gratificata perché ancora una volta è servita a qualcosa!

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