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A te con affetto, un libro game per migliorare la gestione delle tue emozioni

Tempo di lettura: 2 minuti

A te con affetto” è un racconto a bivi sulle emozioni.

Cosa significa?

L’ispirazione mi è venuta pensando al mio passato.

Quando ero bambina esistevano i libri game.

Iniziavano con una breve introduzione della storia e mi mettevano subito di fronte ad una scelta da fare.

Così, fra un salto e l’altro, gli eventi procedevano in base alle mie decisioni. Come nella vita, in pratica.

C’era un aspetto che mi piaceva: il libro sembrava sempre nuovo.

Appena terminato, volevo ricominciare: cosa mi sarebbe accaduto se avessi fatto altre scelte?

Risultato: non ricordo le trame di nessuno di quelli che ho letto, il che è piuttosto ovvio dato che le ho rimescolate in continuazione.

Cosa accadrà a te con affetto?

Ci saranno occasioni in cui mi odierai, l’ho già previsto.

Ti capiterà di voler tornare indietro per valutare meglio la tua scelta e non riuscirai a farlo.

Manca perfino l’indice dei capitoli. È voluto.

Come nella vita, non puoi tornare sui tuoi passi.

Sì, lo so, non è vero (non sempre almeno).

E infatti scoprirai che ti ho messo qualche possibilità per correggere il tiro.

Puoi anche fare come Pollicino e condividere sui social una frase per ogni capitolo che leggi, lasciando traccia del tuo percorso; di certo così è più facile ritrovare la strada e chissà chi incontrerai lungo il tuo stesso cammino… però ricorda di inserire l’hashtag #ATeConAffetto se vuoi che funzioni!

Una precisazione: esistono tante tecniche riguardanti i temi trattati. Le ho selezionate in funzione delle mie priorità: gioco, divertimento, scoperta.

Considera questo viaggio un punto di partenza verso l’approfondimento.

Cosa sto dimenticando? Il mio sfizio personale: “A te con affetto” ha una colonna sonora.

Chiudo con la citazione di Gianni Rodari che ha sostenuto tutto il progetto:

“E non mi si venga a dire che con i vetri è meglio farci le finestre e con il cioccolato le uova di Pasqua, anziché le favole: in questo tipo di storie più che in altre la fantasia gioca tra reale e immaginario, in un’altalena che ritengo molto istruttiva, anzi, addirittura indispensabile per impadronirsi fino in fondo del reale, rimodellandolo.”

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