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Il misterioso linguaggio delle difficoltà e la necessità di saperlo tradurre

Tempo di lettura: 2 minuti

Sono convinta che le difficoltà ci parlino. E noi facciamo spesso fatica a comprendere il loro linguaggio.

Già da questa partenza potrebbero sollevarsi mille obiezioni, la prima fra tutte contesterebbe proprio l’idea che un ostacolo possa avere un messaggio da trasmetterci. Ma non è l’argomento di questo post. Infatti, prima di proseguire, stabiliamo alcuni assunti di base:

  • ogni difficoltà, per essere superata, implica una crescita personale 

  • la crescita personale è importante (altrimenti non saremmo qui, su un blog di coaching!)

  • di per sé l’idea di banalizzare, ignorare, giudicare le difficoltà semplicemente non ci appartiene. (Se così fosse, dovremmo ripartire dall’inizio con un bel obiettivo che abbia lo scopo di migliorare il modo in cui gestiamo il nostro stato d’animo e/o come incorniciamo le situazioni).

Bene, concordato tutto questo, possiamo cominciare ad immaginare di essere in viaggio verso la nostra destinazione e di incontrare le “signore difficoltà” ai margini della strada (o addirittura proprio nel mezzo, ad impedirci di avanzare!) con un cartello su cui c’è scritto:

Il linguaggi misterioso delle difficoltà

dxk jfp iewnf

slkxckjhs

zpiuehffkmn

(Notare che nella foto sono sorridenti: loro conoscono il vantaggio che ti porteranno!)

Naturalmente, si pone un primo interrogativo:

«Voglio capire? Mi interessa?»

Quando si tratta di comunicazione esiste il problema della “volontà di ascolto“: un atteggiamento di chiusura non permetterà mai di comprendere davvero che cosa l’altro vuole farci sapere. 

Ecco, questa è una condizione molto simile a quello che accade quando vediamo le difficoltà come un inconveniente, una sfortuna, una maledizione, qualcosa che non ci voleva.

(Ma abbiamo già detto che quest’ottica non ci appartiene!)

Un esercizio sul linguaggio delle difficoltà

Vorrei stimolarti a vedere ogni inconveniente proprio così, come “un cartello con un messaggio in una lingua sconosciuta“.

Il ritardo su un lavoro = zòljjdffna spooidkn sòliiuxo

La vendita non conclusa = sdxiu xneiur xisfdns

Un’incomprensione = xifjdn zidnfde indkjsdfi

Sembra ridicolo, vero?

Già. Eppure…

Ieri fissavo una pagina bianca e sapevo che c’era il rischio che venisse percepita come un errore. Avrei potuto far finta di nulla, vero. Ma ho imparato ad ascoltare i miei dubbi.

Ho accettato l’ennesimo inghippo, ho sospirato e ho buttato giù delle lettere a caso in quel vuoto.

In un attimo quella pagina non si chiamava più “errore” e non era più un “fastidio”: davanti agli occhi avevo l’input per una soluzione.

Sarà anche misterioso il linguaggio delle difficoltà ma vale la pena imparare a decodificarlo. Io ghigno ancora per quell’idea…

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