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Le decisioni prese sulla base di fraintendimenti

Tempo di lettura: 3 minuti

Mi interrogo spesso sui fraintendimenti, sull’interpretazione che viene data ad alcuni fatti e sulle decisioni che vengono prese di conseguenza.

Se sbagliamo la prima fase (valutazione), anche la nostra scelta sarà viziata dall’errore (così come tutto ciò che accadrà dopo).

Certo, c’è il feedback (e meno male!). Se non abbiamo i risultati che desideriamo, correggiamo il tiro.

Ma dopo quanto ci arriva quel feedback?

In quale forma?

Siamo sempre in grado di recepirlo?

E se passasse davanti ai nostri occhi e non fossimo in grado di vederlo, accecati dalla nostra convinzione?

Fatti fraintendimenti e decisioni conseguenti
“Ciò che non si sa è molto più importante di ciò che si sa” N. N. Taleb

Alcuni esempi di fraintendimenti dei fatti

Esempio n° 1. La prima considerazione riguarda una sessione con una persona che era stata lasciata da poco e non ne capiva il motivo. Difficile andare avanti se non sai che cosa ha provocato davvero la fine della relazione: ti partono tutti quei

“Perché? Non capisco!”

su cui ci si può arenare per un tempo indefinito.

Comunque, i miei coachee sono persone piuttosto pragmatiche che hanno capito che di vita ce n’è una sola e meno tempo passiamo in uno stato negativo, più momenti piacevoli viviamo.

Detto questo, veniamo al caso. C’erano dei fatti e c’erano delle valutazioni in merito.

A quanto pare, l’altra persona ascoltava le sue esigenze, trovava sempre del tempo per stare insieme, non si risparmiava in comportamenti pieni di attenzioni.

Con questo scenario, l’essere lasciati è una pietra che piove dal cielo.

“E come si comportava con le altre persone?”

Allargando la visuale, si scopre che tutti quei comportamenti venivano replicati con chiunque altro. Ma finché venivano percepiti come qualcosa di esclusivo, determinavano delle aspettative sul loro futuro insieme e mettevano in ombra ciò che stava cambiando.

Dice Nassim Nicholas Taleb ne “Il Cigno Nero“:

“Ciò che si sa può essere del tutto irrilevante”

Esempio n° 2. Un’altra considerazione che mi pare interessante è invece il frutto di una conversazione a proposito di blog, post sui social network, numero di condivisioni, statistiche.

Io non riesco a guardare quei dati senza chiedermi:

“Quali variabili (che non vedo) influiscono?”

Questa domanda è in realtà il frutto dell’esperienza, di un feedback arrivato troppo tardi e di una corsa per recuperare: mi è capitato personalmente di seguire le indicazioni che i tecnici avevano dedotto sulla base delle osservazioni e di ritrovarmi con risultati peggiori, invece di migliori.

Che cos’hanno in comune la fine della storia d’amore e le statistiche sulle condivisioni?

In entrambi i casi ci sono dei “fatti” che vengono “fraintesi” e generano delle “decisioni“coerenti. Il che significa che ci siamo dimenticati che cosa dice Alfred Korzybski e cioè:

“La mappa non è il territorio”

Che è uno dei concetti più difficili da applicare alla realtà di tutti i giorni perché è ovvio che tutti abbiamo delle opinioni in merito a ciò che percepiamo ed è molto arduo riuscire a ricordare a noi stessi che, appunto, si tratta di “percezioni” dunque soggette a tante variabili, esterne ed interne a noi.

“Ciò che non si sa è molto più importante di ciò che si sa”

[Da “Il Cigno Nero”, Nassim Nicholas Taleb]

Non dobbiamo cominciare a vivere nella paranoia, anzi tutt’altro. Possiamo allargare la nostra visuale sui fatti, astenerci da conclusioni facili e banali, fermarci un attimo prima di agire e chiederci se la decisione non sia stata appunto condizionata da fraintendimenti e riflessioni parziali.

Tutto questo per evitare

“La tendenza a «focalizzarci» su ciò che ci pare sensato. Per vivere nel mondo d’oggi è necessaria molta più immaginazione di quella di cui disponiamo. Manchiamo di immaginazione e la reprimiamo negli altri.”

[Da “Il Cigno Nero”, Nassim Nicholas Taleb]

Insomma, la domanda che dovremmo sempre farci è:

“Bene. Oltre a questo, prima di decidere e agire, che cosa non so?

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