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Trasformare i dubbi in lievito per le soluzioni

Tempo di lettura: 2 Minuti

Non c’è bisogno che ti spieghi che cosa sono i dubbi. Lo sai benissimo, conosci perfettamente i tuoi, conosci i loro effetti: indecisione oppure fare un passo avanti e uno indietro oppure fermarti.

Saper ascoltare i propri dubbi li trasforma in lievito per le soluzioni
Per evitare di farsi fermare dai propri dubbi bisogna, prima di tutto, saperli ascoltare

Quello che forse ignori è che siamo abituati a vederli in modo negativo. Chissà quando e chissà perché si è sparsa la voce che i dubbi sono qualcosa di brutto, sconveniente, segni di debolezza. 

Credo che alla base ci sia un equivoco che associa la loro presenza all’insicurezza personale, ma è una correlazione che raramente è vera. Anzi, l’assenza del dubbio non è proprio un bel segnale.

“Il dubbio è il lievito della conoscenza.”

Alessandro Morandotti

Ed è una definizione molto vicina ad un’altra di Howard Gardner riguardante i “requisiti fondamentali di un’intelligenza“:

“A mio giudizio, una competenza intellettuale umana deve comportare un insieme di abilità di soluzione di problemi, consentendo all’individuo di risolvere genuini problemi o difficoltà in cui si sia imbattuto e, nel caso, di creare un prodotto efficace; inoltre deve comportare la capacità di trovare o creare problemi, preparando in tal modo il terreno all’acquisizione di nuova conoscenza“.

[Tratto dal libro “Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza” di Howard Gardner]

Avevi mai visto un dubbio come la “capacità di trovare o creare problemi per preparare il terreno all’acquisizione di nuova conoscenza”?

I dubbi e le reazioni tipiche

Non mi piacciono le generalizzazioni, né le categorie. Eppure qualche volta bisogna usarle per riuscire a farci capire dall’altro.

A fronte di un dubbio che si palesa, mi pare di constatare che esistono questi tipi di reazioni:

Tipo di reazioneVantaggiSvantaggi
Mi bloccoEvito di fare sciocchezze.Se non supero il blocco, non realizzo nulla.
Mi forzo (ignorando il dubbio)Mi impegno a fare qualcosa.
Anche se fosse sbagliata, ne ricavo comunque un feedback.
Rischio di commettere errori grossolani (gli stessi segnalati dal dubbio che ho ignorato e che avrei potuto anticipare o evitare).
Agisco tentennandoQualcosa faccio.
Magari un passo avanti e uno indietro, ma qualcosa produco.
La lentezza di questo approccio consente delle correzioni nel breve periodo.
L’insicurezza viene percepita anche dall’esterno (con inevitabili ripercussioni sulle altre persone coinvolte).
I tempi di realizzazione si allungano a causa delle azioni poco incisive.

Una reazione più intelligente e utile

Sul momento, appena compaiono, i dubbi danno un bel po’ di fastidio. Vorresti agire, ma ti trattengono. Vorresti andare spedito e invece devi fare i conti con loro e arginarli o zittirli.

Hai mai pensato di ascoltarli?

Se ci sono è perché una parte di te ha individuato delle zone critiche nel tuo progetto. E sapere ascoltare ciò che il tuo dubbio vuole metterti in evidenza ne determina il successo o il fallimento.

Che cosa devi fare?

  1. prenditi il tempo per formulare il tuo dubbio, meglio ancora se lo fai in forma scritta: “ho il dubbio che/di…
  2. Evita di chiederti “perché hai quel dubbio”. Piuttosto, chiediti: “per quale motivo ho il dubbio che/di…
  3. Una volta trovata la ragione del dubbio, passa alla ricerca della soluzione: “come posso…?

Fatti aiutare anche dal metodo dei 6 cappelli di Edward De Bono (che, personalmente, trovo molto efficace).

In questo modo, i tuoi dubbi diventeranno il lievito che aumenta le soluzioni e le azioni efficaci.

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